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TOPOGRAFIA STORICA

DELL' ETRURIA

ARTURO SOLARI

TOPOGRAFIA STORICA

DELL' ETRURIA

VOLUME SECONDO

PARTE SECONDA - OCCIDENTALE E INSULARE PARTE TERZA - SETTENTRIONALE

Seconda Bdizione

PISA

ENRICO SPOERRI, Editorb 1920

Pisa, Tipografia del Cav. Francesco Marietti, 1920

SOMMARIO

PARTE SECONDA

. Capitolo I. Notìzie nelle fonti storiche.

Elenco delle isole iu Plinio 1 Lista in P. Mela 2 L'epitome di Marziano Capella 3 Il ricordo delle isole in Strabene, Tolomeo e Solino 5 La parte occidentale dell' Etruria 9 La parte mediterranea in Plinio 13 ; Tolomeo 13 Strabone 15 Mela 18 Rutilio Namaziano 19 Gli Itinerari : la tavola peutingeriana 24 Gli Itinerari Antoniniani 28 La cosmografia dell'Anonimo Ravennate e la geografia di Gnido 34 Notizie spoi-adiche 38 Sinus pisa- nus e cosanus 39 I praedia cosana dei Domizi, dei TértuUi, dei Sesti 40 Portus Loretanae 44 Il presunto Labro nel porto Pisano 47 Il territorio della Bruna e il lacus PriliuB 50 Le Aquae calidac ad Vetulonìos 51 Massa Veternensis 57

TI Sommario

Capitolo II. Vie e comunieasioni.

Vie principali 63 Aurelia-Emilia e continuazione della Cassia e Clodia 64 Vie secondarie: Volterrana per la Cornia e Cosana per port' Ercole 70 Volterrana per la Cecina 71 Vie per la Fiora e per TAlbe- gna 73 Comunicazioni anteriori alla romanizza- zione 73 Via Populonia- Vetulonia-Roselle 74 Via Volterra - Siena 74 La Valle dell' Albegna centro stradale 74

Capitolo III. Topografia.

Vetulonii 75 Importanza nell' antichità etrusca 75 Il nome demotico e del luogo 76 Ricordi nella tradizione storica 78 Il nome nella tradizione me- dierale 79 Colonna medievale sostituita a Vet^i- lonia 82 Identità di Colonna e Colonnata 83

Volaterrae 84 Estensione dell' antico Volterrano 85 Cinta primitiva di Volterra 86 Comunicazioni di Volterra con la costa 87 Identità di origini di Populonia e Siena 88 Primordi di Siena 89 Tradizione di uno stanziamento gallico 90 Origini etruBohe di Siena 92 Vico volterrano 93 Na- scita di Populonia 94 Triplice tradizione sulle sue origini 95 Sulla tradizione dell' origine da

Sommario vii

Volterra 96 Tradizione Corsa 97 Relazione fra Vetulonia e Populonia 99 Diversità di vicende di Populonia e Siena 100 Decadenza di Volterra e disastro sillano 102 Cerchio murale 103 Super- ficie e popolazione 103

Vada Volaterrana - Ubicazione dei fondi 104

Salinae - Albini Villa - Celsinum - BuUia 105 Incertezza sulla corografia volterrana 105

Populonii - Configurazione e importanza itineraria 108 Industria metallurgica 109 Perimetro e superficie 110 Decadenza e fine della città 111 Sede epi- scopale 112 Massa Marittima erede Populonia 112 Cause della rovina 113 Osservazioni stra- boniane su dati itinerari 115

I porti Falesia e Scabris 116 Il porto Traiano di Tolomeo 116 Probabile corruzione del passo 117 Portovecchio 117 Difficoltà d'identificazione di Scabri con porto Traiano 118

Portus Troianu» 119 Tpalavòv àxpov e TeXajKÒv Xi(n^v 119

Manliana - Grafia di Manliana 120 Ubicazione 120

Ad Sextum - Genericità dell'appellativo 121

vili Sommario

Saena - Auticliità 121 Colonia a supero mari Senen- 8is 122 Il nome 122 Vict'nde nella soggezione a Roma 123 Sua indipendenza 123 Circuito romano-medievale 124 Questioni di una cinta con costruzioni etrusche 126 Vetusto origini della cat- tedra episcopale di Siena 129

Ad Novas - ad Statuas - ad Mensulas 129 Nella topo- nomastica italica 130 Policiano ]31 Territorio ad Mensulas - Nome 132 Piando Urabricianus 133

Manliana 134 Duplicazione di Manliana 134 Origini recenti di Montepulciano « Sinalunga 3 34

Ad Graecos - Ad loglandem 135 Misurazione itineraria della Cassia per Firenze 135 Vico Duodecimo 136

Ad Graecos dal gentilizio Graecus 137 Condi- zioni fisiche della terra ad loglandem 137 Ad Sta- tuas capoluogo itinerario 138

Rusellae e ubicazione 139 Grosseto erede di Roselle

Primordi 139 Antichità storica 140 Area 141

Decadenza 142 Monumenti romani 142 Mo- scona 142 Limitazione di Roselle romana 142 Recenza dell' oppido etrusco 143

Saturniii - Ubicazione 144 Oppido romano 144 Circuito e superficie 145 Vico Caletrano 146 Aurini e Auriuia 146 Colonia e nome romano 147

Sommario ix

Sostila « Bu* dipendenza 147 Tarda tradizione 148 Antichità 148 Perimetro 149 Sede primitiva del Vescovo in Acquapendente 149 Fasti episco- pali 150

Pitilianum erede dell» grandezaa di Sovana - Posizione

Fondo romano 151

Cosate 151 Origini 152 Ortografia del nome 152

Topografia straboniana - Oolfo e porto 152 Pro- montorio 153 Stagno 154 Port' Ercole 154 Incitaria 154 Domiziana 155 Corografia cosana 155 Vico volciente 156 Colonia « oppido ro- mano 156

Succosa - Errore di identificazione con Orbetello 156 Orbetello medievale 157

Telamon - Condizioni fisiche del ano territorio 157 Natura del centro nella tradizione 158 Talamone medievale 159 Talamone etrusco-romano 160

Origini e dipendenza 160 Distruzione 161 Rappresaglia sillana 161 Reliquie del disastro 162

Lacus Prilius 162 Confusione topografica nel territorio della Bruna 163 Aprile e Salebrone 163 Hasta centro romano 164 Ville nell' isola della Bruna e sull' Ombrone 165

X Sommario

Sistema insulare etrusco Uva 166 Rapporti fra costa isole 166 Tracce greche e toponomastica nel- l'Elba 167 nXaxa;xwv e 'Apywo; 168 ASBxXy) o AlBoclioc 169 Metallurgica nell'Elba e in Popu- Ionia 170 Antichità siderurgica 170 Rapporti etruschi 171 Tradizione virgiliana 171 Area 172 Dominio ligure 172

Capraria - Planasia 173 Posizione - ATycXov e IlXavao^a

173 Dimora di Agrippa 173

Dianium 174 Il nome 'ApT;e|i:c:ov 174 Ubicazione

174 _ Villa dei Domizi 175.

Igilium e configurazione 175 Icilium 175 Spedi- zione di Domizio 176 Importanza demografica 177

Urgo - Menaria 177 Tracce diverse di civiltà 177 Urge romana 178 Menaria ligur© 178

Coiumbaria - Venaria d' incerta identificazione 179 Ipotesi etniche 179 Varie scogliere etrusche 180

Sommario

XI

PARTE TERZA

Capitolo I. Notisie nelle fonti storiche.

La corografia in Plinio e in Mela 183 Pisa limite fra l'Etruria e la Liguria 184 La descrizione strabo- niana 189 Questione di una zona neutra fra Pisa e Luni 190 Difetto della descrizione straboniana 300 La lista geografica di Tolomeo 205 Scar- sezza di notizie in Rutilio Namaziano 209 Breve cenno di Luni 210 Descrizione di Pisa e del suo porto 211 Sulla posizione di Pisa alla confluenza del Serchio con l'Arno 217 Centri sulle vie della Tavola Peutingeriana 221 Gli itinerari Antoniniani 222 Le opere geografiche dell'Anonimo Ravennate e di Guido 224 Questioni corografiche 226 No- tizie isolate: Liieria oppidum Lignrum 230 La menzione Pistorienses in Plauto 235 L' uva Pa- riana di Pisa 2S9

Capitolo IL Vie e comunicazioni.

Rete viale della regione - Lucca capo di rote stradale 243 Lo vie Cassia e Clodia nuova 244 Firenze ceu- tro itinerario 245 Particolarità itinerarie delle co- municazioni della regione - Itinerario della Clodia 246

SomiiKirio

Vie lungo la valle inferiore dell'Arno e tlol Ser- chio 248 Via Lncca-Luai 249 Errore d'una via Lucca-Luiii per l'intorno della, costa 250 Via per l'Arno a Pisa 2:"2 Antichità dei vici In porfu e Valvata 233 Via lacntiua 257 Prime strade io- mane nella tradizione storica 261 Vie per l'Arno superiore 2(ì4

CArrroì.o IH. Topografi t.

Faesnlae 269 Importanza della posizione 269 - Circuito murale e superfìcie 270 Nome e demotico 270 Tradizione sull'antichità di Florentia 272 Florentia colonia cesarìana 272 -- Municipium confiscato da Siila 273 Fiorenti i centro murato 275 Perimetro e area 275 Questioni di un oppidam etrusco fio- i-eutino 276 Il vico di Florentia sulla continua- zione della Cassia da Arezzo 277 Contemporaneitil di origini di Firenze e Pistoia 279 Probabile vico etrusco nel luogo di Florentia 280 Popolazione 281 Esclusa dalla dodccapoli e recenza della fon- dazione 282 Probabilità di un foedus fra Fiesole e Roma 283 Limiti dell' ager faesulanus 284

Florentia 286 Ager fiorenti nus e sua estensione 287 Traccia del perimetro 289 Difese naturali della città 290 Sull'appellativo di colonia nella tradì-

Sommario xiir

zione 292 Origini della diocesi di Firenze 295 La sede più antica del vescovo 296 Antichità della diocesi di Fiesole 297 Diffusione della nuova re- ligione 298

Pistoriae - I vici romani di Hellana e ad Solaria 301 Superficie 302 Tracce della cinta murata 302 Limitata estensione del centro - Popolazione 303

Ad Marti s 304 Identificazione con Piscia 305 Ori- gini del vico 306

Luca - Nome e territorio liguri 307 Perimetro e su- perficie 309 Popolazione 309 Forma e limiti della città 310 Lucca fuori dei confini italici 311 Dell' indipendenza della colonia e limiti del terri- torio lucchese 312 Colonia lulia 314

Luna 315 Origini 315 Etimo del nome 315 Il porto nella tradizione storica 317 Fondazione della co- lonia 318 Circuito e superficie 319 Fine della città 319 Colonia cesariana 320 Prodotti e in- dustrie 321 Estensione del territorio 326

Taberna Frigida e Fossae Papirianae 327 Ubicazione 327 Fondazione 328

XIV Sommario

Pisae - Il nome 329 Tradizioni etniche 329 Ter- mini del tenitoiio 330 La borgata Triturrita 333 Di un foedus con Roma 333 Circuito murale e superficie 334 Popolazione 335 Colonia lulia 335 Antichitii della chiefla pisana 336 Coro- grafia 336

PARTE SECONDA

OCCIDENTALE E INSULARE

I. Notizie nelle fonti storiche.

L'elenco quasi completo delle isole che popò- Elenco del- le isole in lano quel tratto di mare Mediterraneo che bagna Plinio

l'Etruria, settima regione Augustea, posta fra la

Magra, il Tevere e il mare, ci viene conservato

da Plinio, il quale le enumera nell'ordine seguente:

Oglasa, Planasia, Urgo, Capraria, Igilium,

Dianium, Barpana, Menaria, Columbaria,

Venaria, Uva.* Si aggiunge a queste un'altra

^ N.h. Ili 80-81. Lo storico non mantiene del resto nell'enumerazione nessun criterio, geografico, sto- rico; tanto meno tien conto della loro maggiore o mi- nore grandezza : citra est Oglasa, intra vero . , . Planasia a specie dieta, aequalis freto ideoqiie navigiis fallax. Am- pliar Urgo et Oapraria, quam Graeci AegiUon dixere, item Igilium et Dianum, quam Artemisiam, amhae cantra Cosa- num litus, et Barpana, Menaria, Oohimbaria, Venaria, Uva cum ferri metallis .... a Graecis Aethalia dieta.

Notizie delle fonti storiche

Lieta in P. ricordata solo da Mela, l'isola chiamata Carba- ni a; mentre si tace, come si tace da altri geo- grati, di alcune altre che, a quel che pare, ebbero certamente maggiore importanza storica di Car- bania, menzionata dal corografo insieme a Dia- nium, Igilium, Urgo, Uva, Capraria,' le quali, invero, con Planasia costituiscono nell'ar- cipelago toscano la parte insulare più notevole. Della lista due sono rimaste ignote agli studiosi,* Barpana e Carbania, quantunque si sia cercato

* II 122: ultra Tiberina ostia aliquot sunt parvae Dianum, Igilium, Carbania, Urgo, Uva, Caprapria etc.

* Cluv. It. Ani. p. 505 e 506 : « apud Melam Colum- baria band dubito, quin in Carbaniam corrupta sit » e « porro apnd Pliniuni eodem loco nostri quidem aevi comnientatores reposuerunt, ut nos supra recitavimus: Itera Igilium et Dianum quam Artemisiam ; ambae contra Cosanura litus: et parvae Menaria, Columbaria, Venaria, Uva, cum ferri metallis. Ubi antiqua exemplaria babent, alia, et barponae, Menaria; alia, barpona Menaria; quae sane voces longe aliud significarunt quam quod illi volunt; utique, quum Uva, quae beic inter reliquas ista» eadem oratione sine distinctioue numeratur, parva mi- nime dici possit. Insulae alicuius et ipsum id fuisse pro- prium vocabulum , quamvis, cuius vel quod ignovem, nuUus dubito». Nissen li. Landesk. TI p. 973 e 976.

Elenco isole in Plinio, Lisia P. Mela, L'ep. di M. Captila 3

di ideiìtificarle or con una or con l'altra delle isole

minori, escluse dagli scrittori antichi. Plinio nel

srruDTJO delle isole di minore importanza include L'epitome ^ ^^ ^ di Mar«ia-

Barpana e con lei Menarla, Columbaria, Ve- no Capella

naria, le quali due ultime sono pure riportate dall' epitomatore di Plinio, cioè Marziano Capella, che invece non fa parola di Barpana e di Me- narla.'

La lacuna nell' epitomatore è meritevole di attenzione, perché questi ci appare diligente com- pilatore ed anche scrupoloso osservatore dell'or- dine della materia che ha sott' occhio e che vuole riportare nella sua epitome. D'altra parte nessuna ragione vi è di ritenere il passo pliniano interpo- lato, né la corruzione presentata dal Cluverio pare attendibile, provocata solo dal fatto che riesce difficile l'identificazione del luogo; mentre, se non si vuole del tutto alterare la disposizione delle parole contenute nel passo, si viene a porre fra le

* VI 644: In Ligustico mari est Corsica... habet civi- tates triginta tres. Sita autem citra est Oglasa. Intra in sexagesimo Corsicae Planasia, fallax navigantium, inen- tiensque propinquitas. Urgo item et Capraria, quarti Ae- gilion Graeci dixerunt. Item Igilium, Dianum ; item Cg- lumbaria, Vcnaria.

Notizie nelle fonii storiche

piccole isole l'Elba, che è la massima del gruppo. Piuttosto, senza mutare l'ordine alterare il contenuto del passo, siamo indotti a credere la parola corrotta e a leggere Palma ri a, l'isola più settentrionale del gruppo, in mezzo alle acque del porto di Luni. Ed infatti l'unione di Palmaria con Menaria, le isolette settentrionali dell'arci- pelago, ed il loro ricordo con le altre due minori, se non aderenti, certo più vicine delle altre, alla costa Etrusca, la Columbaria e la Venaria, pos- sono dare una conferma alla nostra identificazione, pur riconoscendo il non molto valore che può avere 1' ordine formale nella lista pliniana/

ci pare di accogliere senz'altro la corre- zione di Carbania in Columbaria nella enu- merazione di Mela. Questi ricorda le maggiori e tralascia una, Planasia, che costituisce con l'Elba e la Capraia il centro del sistema insulare, al quale seguono Giannutri e Giglio con le minori. Non pare avventato di correggere Carbania con Pla-

^ A torto il FoRBiGER {Handb. d. alt. Geogr. Ili p. 615 n. 81) identifica la Menaria con l'isolotto di Troia. mi pare d'altra parte migliore l' identificazione di Bar- pan a con le Formiche di fronte alla costa grossetana.

Il ricordo delle isole in Strabone, Tolomeo e Solino 5

nasia, considerandosi la facilità con cui può avere erroneamente letto il nome Planasia un ignorante amanuense, il quale dalla sua falsa lezio- ne fu condotto a sostituire l'iniziale p con e e la n ricordo intermedia n con la b.' La menzione di quest'isola ^^ strabo- è fatta anche da altri geografi, che si limitare- "«.Tolomeo

o o ì e Solino

no ad accennare solo le maggiori,^ non man-

' Nel medesimo luogo di Mela l'isola di Piochyta in alcuni codici si legge Coreytha.

' Strab. II 123 : Trpóayscoi Be Af9aXta xs xal IlXa- vàoia; Ptol. I 1 p. 364j V/^aoi Tiapàxeiviat xf^ 'Ixa- Xicc èv jjièv Aiy\)aziy.(ì) TceXàyet, AìBàXyj vf^ao?, KaTipapta v^ao?, 'IXo'ja vfjoo^. 'Ev oh. xm Tupprjvixw tzeX'xy&i Tqooi efalv a?5e * IlXavàaia v^ao^ xtX. In alcuni codici si ag- giunge Màvopa (la Menarla di Plinio) e Fopyóvy]. Il FORBIGER (p. 615 n. 79) mostra di dare peso all'errore tolemaico di fare tutt' una cosa di Manora ed Etale: AJBìXtj v^7o; y\ Mavópa.

Sol. Ili 2 . . . aut ferri Ilvam feracem, aut Caprariani, quam Graeci Aegilon dicnnt, aut Planariam de facie su- pinati sic vocatam, vel Columbariam avium Jioc noininis matrem. Altrove in [Scyl.] Miiller I p. 18: xaxà TuppTjVc'av xeTxat v^ao; Kupvo;' 'sax: ànò Tuppv]- vt'ai; 6 TcXou? eli; Kupvov y}|j,£pa? xal i^fxiasws xal v^ao; èv jxéoy xw nlG) xoóxw ofxou[iévyj f; 5vo[ia AJGaX^a, %al

Notizie nelle fonti storiche

cando tuttavia Tolomeo di aggiungere un errore col separare l' isola Ai^dXri dall"IXova, quasi che i due nomi non si riferissero al medesimo luogo ;^ senza poi osservare che la difiPerenza posta dei due tratti di mare, entro i quali si trova il gruppo insulare etrusco, è dovuta pure ad una confu- sione di determinazioni topografiche, le quali ap- paiono invece negli altri geografi evidenti. Infatti egli colloca nel mare ligure l'Elba e la Capraia

fiXXat TioXXal lpri\).oi v^ioi. Il periplo evidentemente contiene dati che si ritrovano nella geografia di Stra- done, donde l'errore itinerario non si può attribuire al geografo, come da alcuni si è fatto, ma è dovuto ad una fonte comune. Meno antica è la citazione nell'ANON. Rav. Pinder e Parthey p. 410.

' Pl. 1. e.:... Uva cuìn ferri metallis . . . a Graecis AethaUa dicVt. Il passo serviano {ad Aen. X 1 73 : quidam Ilvam Ithacem dictam volunt ; est autem insnla adiacens Tusciae in cospectu Populoniae etc.) corretto in Aefha- lem confermerebbe la digrafia della parola, attestata dal- VAlBxXri di Tolomeo e dello Stefano (AìSicXrj, vr^oo:; Tupa7]V!jJv 'ExaxaTo? E'JpwTiTrj. BOiv.t xe-tX^aSai 5tà oóSirjpov £X^iv, lòv èv AlBxXr^ xvjv èpyaaiav ìyzvxa.. <E>{X!.oTo; Sa èv e' ISiy-sXixàjv AìBàXeav aOxYjv xaXeT, xal 'Hp(i)S:avò; xal ^Qpo;).

Il ricordo delle mole in Struboìie, Tolomeo e Solino 7

e nel Tirreno la Pianosa, differenziazione che non trova alcuna giustificazione etnica storica.*

^ 'SélVltin. Marittimo (PsiTthej e Pinder p. 251) del tragitto fra la Sardegna e l' Italia si enumerano le se- guenti stazioni, con le distanze interinsulari e fra le isole e la terraferma:

Inter Sardiniam et Italiam

insula Uva: de Tuscia a Papulonia stadia DC insula Planasia:

inter Uvam et Planasiam sunt stadia XC

insula Igilium : a Cosa stadia XC

Di tale informazione, mentre da altre fonti antiche se ne conferma la giustezza itineraria, non appare esatta in tutto l'indicazione della distanza. La guida presenta la via marittima, che si faceva imbarcandosi da Cosa per la Sardegna. Ed infatti da Livio (XXX 39, 1-2 : Olaudium consulem profectum tandem ah urbe, inter portus Cosanum Loretanumque atrox vis tempestatis adorta in metum ingentem adduxit. Populonium inde curn pervenisset stetissetque ibi, dum reliquum tempestatis exsaeviret, llvam insulam et ab Uva Corsicam, a Corsica in Sardiniam traiecit) e da Strabone stesso (V. 223 : Sptaxov 5' à^£- XTjptov xoOxo )(a)p'ov (Porto di Populonia) èaxlv ènl xài TpsTj tàj Xz'/JdtioT.^ vv^ooog) si rileva 1' opportunità

Notìzie nelle fonti storiche

E delle condizioni storiche tenne conto l'impe- ratore Augusto, che nella sua divisione ammini-

della costa populoniese. Ma Strabonk ci fornisce dei dati, che però non si accordano con quelli della guida marit- tima. Egli nota che la distanza fra la Corsica e 1' isola d'Elba, essendo questa nel mezzo del mare intercedente fra la Corsica e Popnlonia, è di 800 stadi ; per cui l' in- tera distanza è di 600. È evidente l'errore tanto in Stra- BONE quanto nell' Itin. Marittimo, poiché l' Elba oc- cupa il centro del tragitto fra la costa di Popnlonia e la Corsica, è cosi lontana da quella. D' altra parte l'indicazione di circa 300 stadi, quale distanza fra la Corsica e l' isola, appare non errata, ed è ripetuta da

Plinio (w. h. Ili 6, 80: abest a Vadis Volaterranis LXII) con differenza trascurabile. Quindi, mentre il passo di Straboxe si presenta difficilmente sanabile, la misura dell' Itinerario ha con tutta probabilità da correggersi in XO stadia {(he, éxaiév di Diod. V 31); delle quali, corrispondendo a circa 12 miglia, quante appunto sono dal porto di Popnlonia all' Elba, si trova menzione in Plinio stesso (/. e: Uva. . . a Populonia X) e in un dia- logo di Gregorio Magxo (III 11 ; spatium, qiiod ab Helba insula ttsqne Populoniuni duodecim milibus distat).

Nella citazione pliniana (III 81 : ab ea (Uva) Platia- sia XXVIII) si afferma che la Pianosa è alla distanza dall' Elba di 28 miglia, non accordandosi con la indi-

La parte occidentale dell' E Ir uria

strativa dell'Italia uni l'arcipelago etrusco alla

regione, cui etnicamente e storicamente doveva

essere unito, cioè alla settima regione.

la storia dell'Elba e delle altre isole si dis- La parte

occidenta- giunge propriamente da quella della costa e della le dell' E-

zona, di cui esse sono per la loro struttura geo- logica e per la loro conformazione fisica una continuazione.' Come la natura della costa e del- l'attigua catena metallifera si connette stretta- mente a quella delle terre e gruppi montuosi, divisi solo da breve porzione di mare, cosi uguali sono le vicende etniche e storiche di questa zona etrusca, limitata a nord dal corso inferiore del-

cazione succitata dell' itinerai'io. È certo che in questo punto il testo è corrotto, è difficile l'emendamento numerico, come non è inesplicabile l'origine dell'errore per la natura della dichiarazione, sin da parte dell'autore sia da parte di un amanuense.

* E. Reyer Atis Toscana, {/eologisch-technische iind kiil- turldstorigche Studien (Wieu 1884); G. vosi Rath in Zeit- schrift der deutschen geologisclien Gesellschoft (1865, 1868, 1870, 1873) e, non è molto, Giuseppe Merciai Mutament avvenuti nella configurazione del litorale tra Pisa e Orbe- tello del Pliocene in poi (Pisa 1910). Anche Etruria di Ch. Hììlsen in Pauly-Wissowa Re-Enc.

truria

10 Notizie nelle fonti storiche

l'Arno, a sud dal non breve corso della Fiora, a est dall' antiappenniuo toscano, cui quella appartiene, e a ovest dalla linea insulare, che ha il suo estre- mo a nord nella piccola Gorgona, insieme con lo scoglio della Meloria a nord-est, e a sud nella rupe di Giannutri.*

La parte costiera e mediterranea di questa zona ha vari centri abitati, i più lungo la via litorale che da sud si dirige a nord in continua- zione della Aurelia-Emilia, costituente con la Cas- sia le due principalissime della rete stradale del- l'Etruria;* gli altri su vie nell'interno, sorte per

* L'epiteto di 7cà{Jicpopo?, dato dagli antichi all'Etruria (DiOD. V 40, 5), acquista tutto il suo significato quando 8i abbia presente la produzione mineraria di questa parte della regione. E la quantità del metallo ricavato era tale da fornire, per le affermazioni degli antichi, tutto il mondo allora conosciuto. Athenae. I 28 b ; XV 700 e ; Plin. n. h. XXXIV 34 : signa quoque Tuscanica per terras dispersa quin in Etruria factitata sint non est duhium = HOR. ep. II 2, 180: Tyrrhena sigilla.

^ La Via Flaminia, una certo delle vie più importanti dell' Italia antica, percorreva 1' Etruria solo in piccola parte. Anche la Clodia o Claudia, pur notevole, non è per importanza e estensione paragonabile alle due late-

La parte orcidenfale dell' Efruria 11

il bisogno di allacciare all'arteria i luoghi posti al di fuori di lei; come tra le secondarie, di notevole menzione, è la via Senese, la Volterrana e l'altra di

vali, l'Aurelia marittima e la Cassia mediterranea. La Clodia è però fra le secondarie forse la più importante, diramando da Roma e terminando a Cosa. Cic. in Ant. XII 9, 22 sgg.

Dalla Clodia dell' Etruria sud-ovest ha da separarsi l'altra omonima nella parte nord-ovest, di minore impor- tanza, che congiungeva la valle del Serchio con la vai di Magra. Il ricordo di questa si trova nell' Itinerario Anioniniano la dove si traccia la via con l' indicazione Parma Lucani m. p. G ; e sul suo percorso si trovava il Foro dodi, segnato nella sola peutingeriana, che unisce le colonie di Luni e di Lucca. Il Cluverio (p. 507) di- chiara: «ex intervallo XVI millium passuum Forum hoc Claudii deprehenditur fuisse supra opidum, cui vulgaris nunc adpellatio Pietra Santa ; ab eo latere quod Lucani versus spectat ». Non pare probabile l' identificazione del luogo, perché la misura itineraria non è da Forum a Lucca, ma da quello a Luni, ed anche perché, ammes- sa l' identificazione, il luogo dovrebbe segnarsi lungo la via litorale Emilia, come vi si leggono situate le stazioni Taberna frigida e Fossae papirianae ; mentre il nuovo borgo chiaramente è posto su una apparente con- tinuazione che la via Cassia fa internandosi a Lucca, per

12 Notizie nelle fon li storiche

Saturnia. Anche per la corografia di questa parte continentale dell'Etruria mineraria, che nella storia appare pili recente di fronte all'Etruria orientale e meridionale,* le notizie dei geografi e degli eruditi

arrivare a Luni. Si tratta, ci pare, del tionco di strada elle fu aperta, quando i Liguri Apuani furono soggio- gati; l'appellativo del Foro ci conserva il nome del- l' autore della via, che crediamo sia Claudio Marcello, il trionfatore degli Apuani l'anno 155 [Fasti trinmph. ad a. e Liv. per. 47), che fu onorato dagli stessi Lunesi di un monumento nel foio di Luni con la dedica: M CLAV- DIUS M F MARCELUS COXSOL ITERUM. {ClL. XI 1339).

La via, che risaliva la corrente del Serchio, conserva nelle denominazioni dei paesi Ottavo (Val d') e Deci- mo la memoria delle pietre miliari, poste lungo la nuova strada. La distanza, che la Tabula segna fra la stazione e Luni, indurrebbe a riconoscere in quella il capoluogo della Garfagnana, cioè Castelnuovo. Gio. Targioni-Toz- ZETTi Relazioni cV alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana (Firenze 1776) IX p. 262.

* Non però si può dire altrettanto per la parte della regione a nord dell'Arno, che, pur conquistata dagli Etru- schi, rimase sempre ligure; e il dualismo nella tradizione letteraria conferma appunto la poca eflScacia che in que-

La parte mediterranea in Plinio 13

antichi sono copiose rispondenti alla preci- sione e all'esattezza storica.^

Plinio, attingendo alla Discriptio totius La parte

mediterra-

Italiae di Augusto, ci informazioni per la geo- nea in Pli- grafia di questa parte della regione meno incom- plete degli altri, pur mescolate insieme con altre notizie che si riferiscono a tutta quanta la circoscri- zione Etrusca, Ricorda, lungo la costa, Vada Vola- terrana, fluvius Caecina, Populonium, am- nes(?) Prile, Umbro, Telamo, Cosa Volcen- tium; nella parte interna le coloniae Rusellana, Seniensis, e, non distinti dal medesimo appellati- vo, i Vetulonienses e i Saturnini qui antea Aurini voca bantur.^ Fra gli altri geografi To- Tolomeo

sta parte dell' Etruria ebbe la conquista etnisca. Per la questione il mio Territorio Lunese- Pisano. Contributo alla storia e alla topografia delV Italia antica (Pisa 1910) p. 5 sgg.; E. Pais Per la storia di Pisa nelV antichità nelle Bic. Stor. e Geogr. (Torino 1909) p. 464 sgg.; J. Iung Die Stadi Luna xind ihr Gebiet in Mittheil. des. Inst. fUr oester. OesehichtsforscJi. XXII p. 197.

* A questo proposito l' osservazione del Nissen II p. 311.

' III 51 sgg. L'ordine dell'enumerazione è secondo le norme annunciate dallo storico in principio del suo

14 Notizie nelle fonti sloriche

lomeo, vissuto circa un secolo dopo Plinio, conserva una lista di nomi della corografia della nostra zona, che per il numero e l'identità dei luoghi enumerati è quasi uguale alla pliniana. Ma la geografia tole- maica, mentre mantiene un determinato ordine nel citare i paesi della parte marittima, non pare che abbia voluto seguire una linea di condotta nel descrivere la parte mediterranea. Poiché inferiori al corso dell' Arno si notano lungo il mare tir- reno la città di Populonia, il promontorio di Populonia, il porto Traiano, il promontorio di

catalogo (ITI 46) : nunc aDibitum eius urbesque enumera- himus, qua in re praefari necessarium est auctorem nos (liviim Augustum secuturos, discriptionemque ah eo factam Italiae totius in regiones XI, sed ordine eo qui litorum tractu fiet iirbium quidem vicinitates oratione utique prae- propera servnri non posse, itaque interiore exin parte di- gestionem in Utteras eiusdem nos secvtnros, coloniarum mentione signata, quas ille in eo prodidit numero. Intorno alle questioni se la Divisione augustea è indipendente dai Commentari di Agrippa, se è una parte di un' opera senza confronto pili particolareggiata o piìi grande, e se infine quella è fedele specchio dell'opera maggiore, Schanz Gesch. d. riiin. hit. II p. 10 e p. 291.

Tolomeo, Str abone 15

Talamone, le foci del fiume Osa, e Cossa; ^ invece dell'interno si menzionano Volterra, E-oselle, Man- liana, Vetulonia, Siena, Saturnia.*

Fra le fonti precedenti a Plinio e Tolomeo sono Strabone e Pomponio Mela, che per le loro scarse notizie non aiutano molto a ritrarre un preciso e particolareggiato disegno dei luoghi e dei popoli sparsi per il territorio etrusco occi- dentale.

Il geografo di Amasea descrive soltanto le città Strabone di Volterra, di Populonia, di Cosa, forse i luoghi che gli sono parsi più importanti. Le descrizioni sono piuttosto minute, contenendo aggiunte sto- riche, etnografiche dei singoli luoghi, con alcuni particolari utili invero a meglio delineare la geo- grafia del luogo descritto. Di Volterra nota la profonda valle, dalla quale si eleva il colle vol- terrano, alto e scosceso e dalla cima piana. ^ Po-

^ I 1 p. 324: IIouXwviov uóXt^, rTo^rXwviov àxpov, TpaVavò; Xijjiy/A TsÀaijiwv àxpov, 'Oaa 7rora[ioO èx^o- Xa^, Kóaoai.

^ Ib. p. 348-349: OùoXaxéppa:, 'PouoéXXac, MavXtàva, OòexouXwvtov, Sa:va, Zaioupvi'ava y-oX^yIcc.

^ Lo Stefano, liportaudo il luogo pseudo aristotelico relativo alla città etrnsca Otvapéa {de mir. ause. Apelt

16 Notizie il elle fonti storiche

pulonia è fondata su una elevata punta che si protende nel mare, ed è unita alla terra a modo di penisola, con piccolo porto, due arsenali e tin-

93 : eax: òi xi; èv ty) TuppYjvia tcóàc; Ocvapéa xaXou- {xévY] r|V 6%£p3oXYj cpaalv òyupàv eìva'. èv y^? I^^^TJ aòxfj Xó'^o; èoxlv 'J']j-/'jX6;, xp:xx3/xa axxofjus àvr/(Dv 5vo), xal xxxo) uXrjv Tzxvxihxiz)]'^ -/.yX uoata), è incorso in alcune inesattezze tanto nel ti'ascrivere il nome del luogo (Olvaì, quanto nelle aggiunte' alla sua descrizione. Lo pseudo AiiiSTOTKLE infatti dichiara che la parte inferiore del colle è ricca di selve e di acque, men- tre per lo Stefano £)^a)v avo) uSara xal uÀr^v Txav- xoSaTXTjV. Che Oòvapea sia una corruzione di OòoXaxéppa è già stato detto da altri, e può essere probabile; essendo la descrizione uguale alla straboniana. Non si accorde- rebbero i due autori sulla distanza misurata dalla base del colle alla cima, valutando Straboìie l'ascesa del colle in 15 stadi e l'autore del d. mir. ause, in 30. Si può però osservare, escludendo un errore di lettura o di tra- scrizione, tanto più non presentandosi facile lo scambio fra le sigle numeriche le' e X', che le due misure non sono errate, quando si tenga presente il punto della base, secondo il quale viene calcolata la distanza. Poiché la parte della collina, che guarda sud-ovest, presenta una ascesa meno ripida e quindi più lunga, mentre la parte

Strahone 17

noscopio. Parimente su una altura dominante il golfo è costruita Cosa, che ha porto denominato dalla divinità protettrice dei naviganti, da Ercole;

nord-est ha il declivio meno dolce e perciò più breve. Cluv. p. 513.

Ma il passo, pur intelligibile contenuto, non è quale si mostra. lo Stefano si avvide di ciò; solo ceixando, e malamente, di abbreviarlo : Otva[p£a] TzbX'.z, Tjpprjvfas £)(upà Xt'av. tiéaov aòif^; Xócpo^ èaxlv u']jif]/lòg xptà- xovxa araSótov, e^/wv àvto uSaia xal O/.r^v uavx&Sa'rev'iV, (1)5 'Ap^axotéXyj? uepl Sxupi. àx. Si mette in rilievo nella descrizione della città un' altui'a nel mezzo di essa, della quale altura si la misura. Or è evidente che questa si riferisce non al rialzo sorgente di sul j)iano della città, ma indica l' elevazione del colle dalla sua base; anche se, a prima lettura, la descrizione non con- trasti con la natura del piano del terreno, su cui è posta Volterra. Poiché non è la base della città uni- formemente piana, ed in un punto, dov' è !a fortezza, si eleva fino a un culmine di circa 50 metri. Inoltre mal si lega la fine del periodo con quel che precede ; e si è costretti a mutare o modificare le parti che la compren- dono. Quindi furono proposte alcune emendazioni che, se soddisfano per la singola espressione, non agevolmente si collegano insieme: èv y^P V-^^^^ xopucp'^ xoO ì.ò^OM

18 Sotizie nelle fonti storirhe

Mela ha altresì una laguna e il tinnoscopio.' Non meno difettoso di nomi, ma affatto privo di notizie, è il corografo Mela, che si limita a indicare Cosa, Talamone, Populonia, Cecina, cioè la parte marit- tima coli' esclusione della città più importante della zona, da cui irradiò la civiltà etrusca sulla costa e isole circostanti.'

èoxlv \ì^o^ ipiàxovxa oxaSiou^ (àv)£)((i)v (6 Xó'^o;) xal xàxo) uXrj TravxoSauY] ical uSaxa. Il che corrisponderebbe alla positura della città etrusca, che si stende nel mezzo della cima della collina, anche oggi nella parte infe- riore, specie da nord-est, ricca di acque e di vege- tazione. Strab. V 223: xx''a!J,a èv cpàpaYy: paBefa Xb^oz èaxlv u«]^t)Xò? Txepixpirjjxvo? uivxrj xrjv xopucprjv èreiitsSo^, è^' ^ ?5puxat tst^o? xfjs TióXewi;.

» V 223 ; 225.

* II 72: ultra (Tiberini) Pyrgi, Minio (codd. Anio) Oastrum novum, Graviscae, Oosa, Telamon, Populonia, Ce- cina, Pisae, Etrusca et loca et /lumina (codd. nowma) Il Cluverio (p. 449 e 485) ha corretto il passo in f lu- mina, e il Frick nella sua edizione ne ha accolto l'e- mendamento. L' enumerazione del cosmografo contiene infatti due fiumi il Minio e il Cecina; e in maggio- ranza i nomi in esso compresi non sono etruschi, poiché lo sono indubbiamente soltanto Cosa, Talamone, Popu-

Riifilio Namaziano 19

Altra fonte di informazioni, limitate per 1 in- Rutilio Na- maziano dole sua alla costa, ma scevre da errori, è l' itine- rario, della prima metà del quinto secolo, di Ru- tilio Namaziano, che ricorda e descrive solo quanto da lui è stato veduto nel suo ritorno da Roma nella Gallia. E naturale che la veduta di luoghi e di cose susciti in lui il ricordo di fatti, che non si riferiscono strettamente alla sua de- scrizione e che talvolta lasciano per sicurezza sto- rica assai a desiderare; ma la parte topografica, di cui egli è esclusivo autore, perché n' è il testi- mone oculare, ci garanzia di particolare pre-

Ionia, Cecina. Ed è errato annoverare senz' altro, come fa il Cldvebio, fra i non etruschi Telamon, da iden- tificarsi certo con la città etrusca, le cui monete appunto hanno l'iscrizione Tla {Ann. de num. II 1884; Schulze Gesch. lai. Eigen. p. 245 e 572), che sarebbe l' iniziale del nome Talamone.

Sulla questione del passo di Mela, Nissen II p. 300. Anche l'ubicazione del fiume Minio nel medesimo passo è inesatta; poiché il Mignone, che è lo stesso Minio, scorre fra Civitavecchia e Coraeto Tarquinia, e non fra Cervetri e questa. Quindi l'esatta enumerazione del co- rografo sarebbe Pyrgi, Castrum novum, Minio, Graviscae.

20 Notizie velie fonti storiche

cisione. Sono oggetto di ricordo per il poeta Cosa, il porto d'Ercole, il monte Argentario, l'isola del Giglio, l'Ombrone, l'Elba, il territorio di Faleria con Magliana e Populonia, la Capraia, il territorio di Volterra con Vada, la villa di Albino, le Saline e la piccola Gorgona.^

Non tutto però è soggetto alla sua speciale attenzione; e di quanto viene enumerando nella sua traversata, parte egli indica solo di nome, non avendo avuto modo di soffermarvisi e di vi- sitarla, parte, per la dimora fattavi, è da lui de- scritta, in quanto il tempo "gli ha permesso di vedere. Delle isole del gruppo toscano egli sol- tanto ne ricorda quattro, dove certo non mise

* I 285-525. La desciizioue, (;!ie ci riguarda, compren- de anclie Tritmrita e il portus Pisaruin, l'uno o V altro posti a sud della costa bagnata dall'Arno. Ibid. TV. 526-532. In questo tratto del Tirreno si accenna an- eli*? alla Corsica, i cui monti, confusi con 1' ai'ia, a pena si intravedono dal poeta al partire dal porto di Popu- lonia (430-434 : incipit obsciiros estendere Corsica montes I nnbifenimqne caput concolor umbra levai, | sic dubitanda solet gracili vanescere cornu \ defessisque oculis Luna re- perta latet).

Rutilio Namazinno 21

piede; per cui si limita a particolari per noi di assai scarso interesse storico e privi d'importanza topografica.

Dell'isola del Giglio' accenna al rifugio, che vi trovarono i profughi di Roma dinanzi all' ir- ruenza spogliatrice del barbaro; notizia che cor- reva a Roma, donde era partito il poeta, e che questi riproduce senza sentire il bisogno di trovare la ragione di tanta sicurezza offerta dal- l'isola, che solo per breve spazio di mare era dis- giunta dalla costa. E quante importanti infor- mazioni ci avrebbe potuto procurare suU' Elba, se le circostanze avessero permesso a Rutilio la fermata nell' isola, che soltanto rasenta con la nave ! l' importanza mineraria della terra lo potè far deviare, anche per poco, dal suo itine- rario; benché si trattenga nel celebrare la grande copia del metallo, che dalle viscere del terreno si estraeva.* Anche la Capraia e la Gorgona sono viste da lungi e il loro incontro desta nell'animo di Rutilio soltanto un sentimento di esecrazione per coloro che, fuggendo il mondo, trovavano

' 325: eminus Igilii silvosa cacumina miror.

* 351 : occurrii chalybum memorabilis Uva metallis.

22 Notizie nelle fonti storiche

nella solitudine delle due isole etrusche la tran- quillità della pace.^

Quale lo esigeva il viaggio costiero, Rutili© nel promontorio Argentario si trattiene a porto Ercole,' descrivendo la curva sinuosa che il suo scafo è costretto a fare da Cosa all'estremo punto dell'altra parte del monte; manca di precisa- mente tratteggiare e misurare la massa rocciosa, che si protende nel mare, pur rimanendo unita al continente per non larghi bracci di terra.

Le condizioni misere dell'antica città etrusca,* ormai abbandonata, sono molto simili a quelle di Populonia, che insieme con Cosa erano un tempo

'439: Processn pelagi (più avanzata nel mare) iam se Capraria tollit; 515 : adsurgit ponti inedia circum- flua Gorgon.

* 295-296 : Inter casirorum vestigia sermo retexit Sardoam Lepido praecipitante fugam.

' Non pare che dai versi Inter castrorum vestigia sermo retexit \ Sardoam Lepido praecipitante fugam pos- siamo eschidere una dimora, pur effimera, nel territorio cosano. J. Vesserau CI. Rut. Kam. Èdition critique ecc. (Paris 1904) p. 59 e 259 sgg. Il verso 613 sembra con- fermare la sosta in terra ferma fatta da Rutili© : nee dum discussis pelago permittimur nmhris.

Rutilio Namaziaiio 23

nel tratto i luoghi più importanti e più frequen- tati, mentre la zona tutta si era andata popolando di ville, ohe il poeta ebbe agio di visitare, non omettendo di osservare la loro natura e i loro din- torni, e di cui rileva l'importanza, come le saline nel Volterrano, e le peschiere in quel di Faleria. sfugge all'attenzione del des(5rittore la como- dità della foce dell' Ombrone, del quale fa notare l'opportuno accesso e la sicura dimora. E certo che nell'itinerario non si è tenuto conto preci- samente delle singole stazioni e di ciascun centro abitato, sparso lungo la costa toccata; dei quali invero siamo certi per altre fonti. E forse il si- lenzio su alcuni dei luoghi notevoli, quali Tala- mone e Saccosa, è da attribuirsi all'intento del poeta di enumerare solo quanto egli ha veduto e ha visitato.* Ed in ciò il breve scritto di Rutilio

* Per il porto dell' Ombrone v. 345 ; per Faleria 371 ; per la dimora in Populonia 429-30 : Currere euramus velis aquilone reverso \ cum primum roseo fulsit Eous equo).

Nel Volterrano e nel Pisano Rutilio fece forse, anche di fronte alla sua fermata in Centocelle, la fermata più lunga; perché, tra l'altro, costretto da una fiera tempesta, che non permetteva di affidarsi al mare.

24 Notizie nelle fonti storiche

assume una particolare garanzia per la conoscenza corografica della via Emilia, che rasentò per ri- vedere la sua patria.*

Gli itinera- Alla conoscenza topografica della regione con-

ri: la tavo- .

la peutin- triDuiscono non poco la tabula peutingeriana e

gli itinerari di Antonino, pur coi varii errori, che vi si contengono, della topografia, della to- ponomastica e delle indicazioni delle distanze da luogo a luogo. Nella tabula, tenendo conto della distinzione che vi si fa, della via litoranea, l'Emilia, della interna Senese, che congiungeva Clusium con Populonia, si notano a cominciare dall'estremo corso dell'Arno lungo la costa:

* Il poemetto, nelle condizioni in cui ci è giunto, è, si può dire, l' ilhistrazione esclusiva della costa dell' E- truria, della quale ci occupiamo. Poiché, mutilo quaP è, l'itinerario arriva soltanto fino a Luni; e della zona per- corsa è più copioso di notizie per il territorio litorale limitato dall'Arno a nord e dalla Fiora a sud. L'opera citata del Vesserau, per quanto di molta utilità per la sintesi di tutto che si riferisca a Rotilio, all' opera sua e alle singole questioni storiche e filologiche, non tut- tavia ci ha aiutato a distrigare alcuni punti di natura geografica e topografica.

Gli itinerari: la tavola peutingeriana 25

Turrita - XVI - Piscinas - Vili - ad Fines - XIII - Velinis - X - Vadis Volateris - X- Populonio - XII - Maniliana - Villi - Sa- leborna - XII - Umbro fi. - Villi - Hasta - Vili - Telamone - IIII - Albinia fi. - Villi - Cosa - (XX - Portus Herculis) - Succosa - II - ad Nonas - III - Armenita fi. Delle vie secondarie per l' Etruria marittima si tracciano sulla carta soltanto la Senese e l'altra che da Cosa conduceva a porto Ercole, ed una terza che da Vada Volaterrana portava alle Aquae Volaterranae. È compresa pure nella nostra regione l'estrema parte della Clodia, che terminava a Succosa. Di queste è certamente la più notevole la Senese, che congiungeva Chiusi con Populonia ed era sparsa sul suo percorso di centri abitati, sorti in seguito all' importanza territoriale acquistata da Siena, che ne costituiva il capo luogo. Notevole, specialmente per la no- stra zona, è la strada Chiusi -Siena -Populonia, perchè segna il limite orientale.

Negli Itinerari se ne indicano le seguenti stazioni con le relative distanze :

26 Notizie nelle fonti storiche

Tavola Peuting. Itin. Ant. p. 134 *

Clusio Clusio

ad Novas Villi ad Statuas XII

Manila Vili

ad Mensulas XVIII

Umbro fi. XVI

Sena lulia VI

ad Sextum XVI

Aquae Po pu Ioni a e XXXIII

Mani liana VII

Populonio XII '

' Cou inesattezza, del resto comune ad altri documenti di uguale natura, nell' J<. Antoniniano si notano tali man- gioni sulla via Clodia, anziché sulla Cassia. Non è luogo a dubitare sulla sua denominazione originaria e precisa, indicata dal Forum Cassi posto sulla medesima. Quale continuazione della Clodia lungo il Serchio e congiun- gentesi a Parma può essere stata chiamata erroneamente Clodia, ma non del tutto quando ci riferiamo al punto di partenza, che era propriamente all'estremità della Cassia nova, dove era la mansione Clodia segnata dalla Tàb. peut.

È notevole nel Forbiger (p. 608 sgg.) la confusione itineraria non solo del tratto senese, ma di altri punti

Gli itinerari: la tavola peutingerùiiia 27

Dei tronchi stradali, che portavano a Porto Er- cole e alle Aquae Volaterranae ^ pur di grande comodità e di assoluta necessità per il territorio che quei luoghi comprendeva, scarsa era l'impor-

del territorio. Cosi la via Senese, che appare precisa dalla Tabula, viene scissa in due, una che da Popu- lonia porta a Arezzo per Sextum, Sena, Aquileia, Umbra, Biturgia; l'altra da Florentia Vulsinii per Sena, Mensulas, Manliana: escludendosi ad Novas che è proprio il punto da cui si diramano le strade, la Senese, e 1' altra che, intermedia fra questa e la Cassia, si ricongiungeva alla valle dell'Arno supe- riore: Casae Caesarianae-ad Fines, Biturgia, ad Graecos, ad Statuas-ad Novas ecc. Del resto la via Perugina, che partiva dalla Cassia e in lei finiva, non comprendeva soltanto le mansioni indicate dal PoR- btger: Castellum Amerinum, Fescenniura, Pa- le vii, Nepete, Anche le Aquae Apollinares non rimanevano eccentriche, come appare dalla corografia dal Forbiger; si trovavano sulla via Tarquiniese, che era una parallela interna della litoranea Aurelia. Nella Peutiìigeriana è palese il tracciato della Tarquiniese, comprendendo Tarquinii, Aquae Apollinares, T urre s.

' Il FORBiGER (p. 800) erroneamente colloca le Aquae Volaterranae, che si trovavano su una strada fra Pisa

28 Notizie nelle fonti storiche

tanza nella rete stradale della regione. La loro costruzione, naturalmente, è dovuta al sorgere della città o del borgo cui mettevano, e la loro storia è strettamente unita con quella del capoluogo. Non è invece cosi per la via Clodia, o meglio per la continuazione di essa, su cui si trova- va Saturnia. Benché inferiore alle grandi strade dell' Etruria, tuttavia tra quelle di secondo ordine è una via di non piccola considerazione, allacciando l'interno della costa con questa medesima, da Ro- ma fino, si può dire, a Cosa.

Similmente alle altre vie la Clodia fu limitata in origine al suo forum omonimo; in seguito si congiunse, estendendosi, con Saturnia e con Co- sa, continuando cosi nella grande strada litorale. Gli itine- -^^^ ^^® itinerari Antoniniani,^ pur utili per

rari Anto- jiotizie topografiche, non molto si ricava perché se ne avvantaggi l'esattezza storica. il numero, non davvero copioso, delle indicazioni dei luoghi

niniani

e Populonia, nel percorso intermedio fra Pisa e Volterra, giacclió gli abitati ivi compresi segnano una via alla destra della valle inferiore della Cecina. ' Parthey e Pinder (Berlino 1848).

Gli ilinerari Antoniniani 29

può compensare i grossolani errori e di varia natura, dei quali fiorisce 1' una e l'altra guida.

Distinguiamo, secondo la divisione fatta dal- l'autore, i due percorsi tenendo il medesimo ordine:

It. Provine, p. 139.

Cosam

Ad lacum Aprilem mpm. XXII

Salebrone XII

Manliana Villi

Populonio XII

Vadis Volaterranis XXV

Ad Herculem XVIII

Pisae XII

It. Marit. p. 243.

Ab Amine portu Herculis mpm. XXV

A portu Herculis Incitaria, portus, Villi Ab Incitaria Domitiana, positio, III

A Domitiana Alminia, fluvius habet

positionem, Villi

Ab Alminia portu Talamonis (manca

la misurazione) A portu Talamonis fi uviumUmbronis XII AfluvioUmbronisLacuAprile, positio, XVIII

30 Notizie velie fonti storiche

A Lacu Aprile in Alma flumen, habet

positionem, XVIII

Ab Alma flumine Scabris, portus, VI

Ab Scabris Falesia, portus, XVIII

A Falesia Populonio, portus, XII

A Populonis Vadis, portus, XXX

A Vadis portu Pisano XVIII

A portu Pisano Pisis, fluvius, Villi

Il voler tentare di dare il proprio valore a ciascun numero, che informa delle distanze dei luoghi nei tre itinerari, è opera vana. Quello che costituirebbe mezzo prezioso d'aiuto a identificare e collocare entro i suoi confini il luogo designato, è invece in queste fonti itinerarie causa di errore e di confusione. L'onomastica invece, talvolta fino a un certo punto, può servire a riconoscere e de- lineare la topografia. Delle singole distanze itine- rarie, degli scambi avvenuti fra 1' una e l'altra di luoghi diversi, dell'attrazione che 1' una ha com- piuto sull'altra vicina in maniera che la seconda ha ripetuta la viciniore, delle numerose alterazioni in più o in meno avremo l'occasione di discorrere particolarmente, quando si dovrà determinare e rilevare l'ubicazione e la posizione dei singoli

Gli itinerari Antoniniani 31

luoghi. Nessua risaltato infatti, anche dopo un lungo e discusso esame dei dati presentati da tali documenti, otterrebbe chi si accingesse a studiare e rintracciare la via senese, secondo le indicazioni offerte dalla Tavola peutingeriana. È evidente che la fermata ad sextum si riferisce al centro mag- giore abitato della via, e quindi sta a denotar» la distanza di essa, la quale invece indica sedici miglia. diversamente si presentano le misure unite ai luoghi ad Mensulas e ad Novas, che, se corrispondono agli odierni territori di Sina- lunga e di Montepulciano, stazioni intermedie fra Chiusi e Siena, è notevole l'alterazione della di- stanza fra i due luoghi, che non può raggiungere mai, per qualsiasi direzione, le ventisei miglia. E l'errore appare derivato dalla triplicazione di un medesimo segno numerico unito al nome delle tre borgate ad Novas, Manliana, ad Mensu- las. Diversa è invece la causa della enorme con- fusione nell' itinerario fra Pisa e Populonia, dove fra Turrita e Pisa si seguano nove miglia, in modo che, aggiungendo anche la distanza fra Turrita ed un' altra località Piscinae, si computano ven- ticinque miglia, le quali non si raggiungono mai per qualsivoglia via si vada a Livorno. Il numero scritto 0 letto male ha originato il segno della X

32 Notizie nelle fonti storiche

dal V che, non v' è ragione di dubitarne, si se- guivano l'uno dopo l'altro quale segno iniziale delle tre contigue stazioni:

Pisis Pisis

Turrita Villi Villi

Piscinas VI invece dell'errato XVI

Ad Fines Vili Vili ^

' Fra ad Fines e Va di 8 Volai erri s la Tavola segna Velinis, con l'aggiunta del dipinto a indicare un borgo non trascurabile. Il Cluverio (p. 473) osserva che il luogo è fuori di posto e che non è da dubitarsi che sia Vetulonia fra Vada e Populonia, secondo la falsa ubicazione che allora si dava all' antica città etrusca. Prescindendo dall' errore, che l' assonanza delle due pa- role induceva, è possibile che nella lista di tali stazioni sia stata fatta una confusione, invertendone l' ordine ed escludendo dalla propria ubicazione la detta Velinis; il che in quel territorio è visibile, perché i fiumi sono contrassegnati con nomi diversi dai propri. Né, come da alcuni è stato considerato, è da avvicinarsi al Bulli a o Belila dell' Anonimo Ravennate, il quale fra Vada e la Fine ricorda Celsilon, Bui li a, Erculis. Del- l' identificazione del Cluverio non va tenuto conto, per- ché fondata su un duplice enore, cioè sull' ubicazione

Gli ifiìierari Antoniniani 33

Sulla continuazione del medesimo percorso verso sud si trova Populonia a dieci miglia d' intervallo dai Vada Volterrana, con evidente omissione o di qualche stazione intermedia o del segno numerico, che completava la indicazione itine- raria fra i due luoghi. L'inesattezza del resto è rilevata negli altri due itinerari, nei quali con giustezza è data la distanza fra Vada e Populonia:

Provine. Po pulonio-Vadis Volaterranis XXV Marit. A Popuionio- Vadis portus XXX ^

di Vetulonia fra Vada e Populonia e siili' esistenza di una località Vetletta, presentata per il primo da Lean- dro Alberti {Descrittione di tutta Italia Venezia 1551). Isidoro Falchi Vetulonia solennemente giudicata a Co- lonna (Firenze 1894) p. 70 sgg.

' Strabone (V 222 : eJ; [xàv o5v ricaai; àuò xÌ'jvyj;... èvteijGev S'eJ^ Ojo>.ax£ppa(; Siaxóatoi òySorjXovTa, TcàXtv 5' èv0év5ì et; IIoTrX'.óviov Siaxóoioc é^SoiJir^xovxa) ci la distanza da Pisa a Populonia di stadi 550, divisi in 280 fra Pisa e Volterra e 270 fra questa e Populonia. Come si vede, tenuto conto della differenza per la di- versa unità di misura e per la stazione cui l' itinerario Btraboniano si riferisce, la distanza è quasi uguale a quella riportata dagli Itinerari.

34 Notizie nelle fonti storiche

meno errata è la indicazione di misura fra Castiglione della Pescaia, cioè la foce della Bruna, e la foce dell'Alma, portando diciotto mi- glia; come invano potrebbe cercarsi una stazione, che distasse da Populonia dodici miglia e si tro- vasse sul congiungimento delle vie di Siena-Mon- tepulciano-Chiusi con la via litoranea di Populo- La cosmo- nia. Soltanto per la toponomastica la cosmografia 1' an. Ra- dell'anonimo Ravennate e la geografia di Gruido*

verniate o j-ecano qualche contributo, il quale, per di più, si la geogra- ^ ì ^ ì i fi

fi» diGuido rende scarso di utilità per essere l'elenco coro- grafico cosi deformato da riuscire il nome spesso irriconoscibile.

Nei due elenchi si seguono i nomi nell'ordine presente :

Anonimo Ravennate Guido

p. 267-268 e 335-336 p. 474-475 e 511

Armenta (Armenita fi. Tab.) Armenta

Ad Novas (Ad Nonas Tab.) Ad Novas

Succosa (Succossa cod. Vatic. Ur-

bin.; p. 335 Saturnie e Succosa) Subcosa

' Ed. cit. Pinder e Parthey (Berlino 1860).

La cosmografia dell'art. Ravennate e la geogr. di Guido 35

Cosa Cosa

Ad portum Cossam (p.335 Portum

portus Herculis Tab.) Ad portum Cose

Albilia (Albinia fi. Tab.) Albinia

Telamone Telaraona

Asta Asta

Umbrone Umbrona

Salembro (Salebrone ^»^, Sale-

borna Tah.) Salembrum

Ar d e a ? Malliana (Maniliana Tah.) Mal liana

Populeon (Populoni in ed. preced.) Populcnia Badis Volatianis Vadis Voliternis

Celsilon Celsinum

Bullia Bel li a

Erculis (ad Erculem Ant.) Herculis

Fines (ad Fines Tah.) Fines

Possinis (Piscinis in ed. prec.) Piscinis Turrida Tur r id a

Pisa Pisa

La enumerazione, che l'Anonimo segue lungo la costa tirrena, è, con lievi aggiunte, identica agli Itinerari; particolareggia un poco nei nomi di fondi della pianura volterrana. Parimente i

36 Notizie nelle fonti storiche

luoghi seguati sul percorso della via Senese, a differenza di altre vie notate dal medesimo co- smografo, con inesattezza nella loro determina- zione e con accrescimento di stazioni e di bor- gate,' si ritrovano uguali di numero e di appel- lativo nelle liste itinerarie; e questo indica, se hanno da valutarsi propriamente le indicazioni e le guide per altre vie nella medesima raccolta cosmografica, che, almeno, la demografia di tali centri e di tali parti dell' Etruria non si era an- data estendendo al di fuori degli antichi centri

* Valga per l' Etruria la netta distinzione della via Cassia in quella Senese e nella Cassia propriamente detta (p. 285 e 286), senza aggiungere che della via Clodia, la parallela fino a Cosa dell' Aurelia - Emilia, se ne indica un tratto, separato, che finisce a Forum Clodi come integrale della strada di Tarquini (p. 284 e 285). Anzi nel percorso quale si presenta con le stazioni {Lorion-Lorium, i?e6ein<i-Bebiana, Pirga-Fjrgi, Aquepurgo - Aqnae Tauri, Tarqtdnios -Ta.Yqmmi, Blera, Tuscana, Jlfaferno- Maternum, Saturnia quae coniungitur cum territorio civitatis quae dicitur ad Novas, quae est ut praediximus iiixta mare Gallicum) sono precisamente confuse tre vie, la Aurelia, la Tarquiniese e la Clodia. Sull'accrescimento dei borghi e dei nomi appellativi si

La cosmografia dell' an. Ravennate e la geogr. di Guido 37

abitati, pur ammettendo che qua e là, come cosa naturale, innumerevoli fossero i fondi rustici. Sulla medesima via Senese, che, come per altre, è data quale proseguimento di altre strade, è se-

può confrontare la linea della Cassia con la medesima della Peutingeriana partendo da Sutrl.

Peutingeriana

Sutrio

Vico Matrini

Foro Cassi

Aqua Passaris

Volsinis

Pallia fi,.

Chisio

Ad Novas

Manliana

Ad Meiisiilas

Umbro fi.

Sena lulia

Ad Sextum

Aquae Populoniae

Maniliana

Populonio

Vad. Volai.

Ravennate

Sudrio Sutrium

Maniensis Matrini vie.

Foro Casi Forum Cassi

Beturhon Viterbium

Balneon regis Balneum regis

Orbevetus Urbs Vetus

Bulsinis Volsinii

Pallia

Clusion Chi slum

Ad Novas

Maliani Manliana

Mensulis Ad Mensulas

Umbro

Sena lulia

Sesta Ad Sextum

Aquis Aquae Popul.

Populo Populonia

Bulterrae Vada Volaterrana

38 Notìzie nelle fonti storiche

gnata dopo Populonia la città di Volterra; quindi, a quel che pare, si congiungono i due luoghi con una via, che dagli altri itinerari non appare segnata.

si può pensare che il cosmografo erronea- mente abbia scambiato i due nomi, cioè Vada con Volaterrae; perché in altro luogo, e pro- priamente lungo 1' Emilia, menziona ripetuta- mente i Vada Volaterrana. È invece a cre- dersi che l'Anonimo abbia inteso segnare la via da Populonia per Aquae Volaterranae con- ducente a Volterra, dove non pare si debbano collocare i centri abitati, che Rutilio ricorda e lo stesso Ravennate indica e che invano hanno da cercarsi sulla via litoranea fra Vada e la Fine. Notizie La topografia e la corografìa deve pure, e ta-

lora non poco, alle informazioni sporadiche che si trovano conservate negli scrittori, i quali, co- stretti dal loro argomento o da particolari di que- sto, hanno fatto luce sull'esistenza di località per altra via ignote, o rischiarato maggiormente altre; di guisa che queste, che pur erano note per il ricordo fatto da fonti diverse, vengono per la nuova notizia meglio determinate e co- nosciute.

Notizie sporadiche, Sinus pistinus e coscmus 39

Fra l'altro è notevole la menzione di Sinus

pisanus e cosanus, dei porti Loretano e Cosano,

delle Aquae calidae nel territorio Vetuloniese

e di Massa Veternensis.'

Appare evidente che le determinazioni di Co- Sinus iii- ,. _,. . 1, 1 ,, sanus « co-

sana e di Pisana, aggiunte alle insenature della sanus

costa di Cosa e di Pisa, che ci sono note con varia indicazione,^ non altro voglion dichiarare che i due porti di Pisa e di Cosa, l'uno e l'altro non aderenti alla città che li denominava.' Connessa con la ricerca delle fonti per la topografia e la storia dei due porti è la questione se alcune no- tizie isolate di scrittori abbiano a riferirsi ai due

' Tao. hist. Ili 42 j Liv. XXII 11; XXX 39; Pl. n. h. II 227; Amm. Marc. XIV 11, 27.

* Per il porto pisano la mia Topografia lunese-pisana in Studi 8t. per VAnt. class. I (1908); per quello cosano gì' Itinerari.

^ Il Cluverio, seguito da altri, distingue dal porto il seno pisano ; ossia include il porto uel seno che si sa- rebbe esteso da Luni fino a Populonia (p. 465) « mare autem quod Inter Populonium promontorium, si ve Plum- binura opidum, et Lunae promontorium Arnum amnem curvo litore recipit, Pisanus adpellatur sinus Tacito ».

dei Sesti

40 Notizie nelle fonti storiche

territori pisano e cosano, integrandone cosi la corografia. I Praediii Di più fondi o ville nella zona di Cosa si fa-

Domizi dei T^bbe parola in Cicerone' e in Svetonio;* poiché J^Vs^oV/' ^^ ricordano dei praedia appartenenti ai Domizi, ai Tertulli e ai Sesti. Tuttavia la lezione dell'ap- pellativo onomastico non è in tutti i luoghi in- dice sicuro all'identificazione del luogo dichiarato, poiché si confonde, in qualche caso evidentemente, la Cosa etrusca con altri luoghi di suono almeno apparentemente uguale, come con la Irpiua Com- psa. L'errore dell'assonanza dei due luoghi ha prodotto la falsa grafia di Cossa, dalla quale de- rivò poi il comune Cosa, usato ad indicare l'uno e 1' altro luogo.' Di un fondo Domiziano nel ter-

i Ad Alt. IX 6; XV 27.

' Vespasian. 2.

^ Cosi i codici di Cicerone {in Verrem II 5, 61) hanno Cosanns, Consanus e Cossanus; dove è evidente la lezione di Consanus, riferendosi alla Irpina Consa. Parimente codici liviani (XXIII 1 sgg.) hanno Cossa e Cossani invece di Compsa e Compsani e {per. XIV) Consa invece di Cosa. E cosi in Velleio (II 16) i co- dici hanno Cosa anziché Compsa.

Il Cluverio (p. 480), pur non in tutto esattamente,

I praedia cosana dei Domizi, dei Tertulli, dei Sesti 41

ritorio di Cosa non v' è dubbio, giacché anche da altre fonti sappiamo non solo dei possedimenti di tale famiglia, ma di una mansione chiamata Domitiana, L'accenno ciceroniano conferma

osserva per il luogo di Ecateo, riportato dallo Stefano (Kó^aa, TcóXig OJvó)xpci)v èv Xco jjLìaoye^'w. 'ExaiaTo? Eòp'óuTj. ol KoTlvoc'. KooaavoQ, che, non esistendo altro luogo omonimo in Italia all' infuori del marittimo etru- sco, è fuor di dubbio che l' indicato sia la terra Irpina. Non è davvero esatto che in Italia altri luoghi omonimi esistessero, ma non ci pare lontana dal vero la sua iden- tificazione, benché raggiunta con un errore. Non cosi il BORMANN {CIL. XI p. 415).

La questione etnica della Cossa di Ecateo si ricon- nette con la discussione, cui ha dato luogo il ricordo della medesima località in tre storici riferendo la morte di Milone, trovata per Velleio a Consa Irpina (II 68: Compsam in Hirpinis oppugnans ictusque lapide... poenas dedit), per Cesare a Cosa in quel di Turii (6. e. Ili 22: Cosam in agro Thurino oppugnare coepit) e per Dione nel territorio apulo (XLII 25 : vOv ex T^; Kaixrcavca; èxTTsaóvro; aùro'j xal èv 'AirouXia cp6apévTog).

Non sembra difficile vedere l' identità del luogo nei tre autori, che però lo determinano a seconda della natura demotica attribuita al luogo; il quale infatti.

42 Notizie nelle fonti storiche

anche una volta la villa o il fondo elei Comizi compreso dall'agro Cosano. Nell'altra epistola le circostanze dichiarano con evidenza che la Cosa è proprio la città etrasca, ma non ci assicurano sul possesso dei Sesti. Per un fondo dei TertuUi,

allo stesso modo di molti altri, poteva per la sua situa- zione topografica Buscitare ambiguità nella determina- zione della regione che lo comprendeva. Tale è anche la ragione, e forse fondata, della discriminazione fatta da EcATEO. Si può quindi riconoscere appartenente pure al territorio campano tanto la indicazione pliniana rela- tiva alla morte di Milone (n. h. II 147 : lana pluii circa castellum Compsanum iuxta quod post annum T. Annius Milo occisus est), quanto l'altra di Livio (XXIV 44: in lovis Vicilini tempio quod in Compsano agro est). Il de- terminativo, molto comune, di Vi ci li no si riferisce jiro- babilmente ad un Vicus, di cui era protettrice la divi- nità, alla quale gli abitanti del Vico avevano eretto un tempio. Si potrebbe osservare che fra i vici Italici si nota negli itinerari e nelle raccolte geografiche {Tab. Pent.; Rav. 228 e GrUiDO 482) lungo la via Popilia e oltrepassato Avellino un Vicus Mendicoleius, che potrebbe indicarsi per il Vico col tempio di Giove; farebbe difficoltà V essere compreso, per la notizia di Livio, nell'ager Compsanus.

I prnedia cosana dei Domi zi, dei Tertulli, dei Sesti 43

appartenuto alla famiglia dell'ava di Vespasiano,* non sembra, come generalmente si crede, stretti dalla lezione determinativa dei praedia Cosana, che veramente questo locativo si riferisca alle terre di Cosa. Poiché il ricordo di una Cosa nel territorio di Reate e il ripetersi del nome Ter- tulla nell'Umbria ci fanno collocare il fondo fuori della regione Etrusca, e probabilmente nel terri- torio Sabino, dove si trova S. Pancrazio a nord- ovest di Accumoli,'

' Vespasiamis natus est in Sabinis ultra Beate vico modico, cui nomen est Phalacrine XV Kl. Dèch. vesperi, Q. Sulpicio Camerino C. Poppaeo Sabino cous., quinquennio ante qtiam Augustus excederet ; educatus sub paterna avia Tertulla in praediis Gosanis. Il Bormaxn {op. eit. p. 416) dice solo essere poco probabile, senza agginngere la sua ragione, clie si tratti del territorio etrusco. Del resto non sono sporadici i ricordi della casa Flavia nel territorio Sabino. Del luogo natio della madre di Vespasiano, cioè Vespasia Polla (Suet. Vespas. I), serba tracce un vico di nome Vespasia, in quel di Cascia, confinante con Accumoli.

^ Agostino Cappello Meni. Istor. di Accumoli in Gtorn. Arcadico XXIX (1826); Schulze p. 48 e 242 (Tertul-

44 Notizie velie fonfi storiche

Portn s Alla topografìa cosana si riferisce, per un certo

Loretaiius . , , i n i

rispetto, il porto Loretano, del quale si ta soltanto

menzione da Livio.' Il tratto di mare percorso da Claudio, è ben circoscritto dalla informa- zione dello storico, dalla quale dobbiamo neces- sariamente essere guidati alla ricerca dell'ap- prodo indicato. Quindi ha da trovarsi il recesso della costa fra il monte Argentario e il promon- torio di Populonia, nel quale intervallo dall'iti- nerario marittimo si enumerano vari porti, ma si tace il Loretano. Per cui si è voluto vedere una corruzione del vocabolo e si è tentato l'emenda- mento in Scapritanus,* il quale porto è d'altra

lia = Tert lilla). Sulla sopravvivenza del nome di Cosa Ughelli I p. 445 e 448; S. Andueantonelli Histor. Ascul. p. 238, 248, 258, 256 e 264.

' Claudlum consulem profectum tandem ab urbe, Inter portus Cosanum Loretanumque atrox vis tempestatìs adorta in metum ingenfem adduxit. Popidonium inde cum perve- nisset ecc.

- Cluvekio p. 476 : « quo situ fuerit piane incertum est. propius tamen fuisse Populonios quam Cossam exeo patere puto, quod ea tempestate consul ad illos pervenit, non vero hanc tanto in periculo repetiit. Quum nullus

Portus Loretanus 45

parte pure accennato. Non ammettendo la tradi- zione manoscritta di Livio che il luogo sia cor- rotto, è necessità ritenere che l'indicazione con- tenga un punto della costa a noi ignoto. Che più di un approdo prima di Falesia od anche prima di Scapri esistesse, è noto; e l'itinerario marittimo e le notizie dei geografi lo confermano, ma la loro significazione è diversa. Anzi nel medesimo itine- rario subito dopo il portus Cosanus si indi- cano, fra i più notevoli, quali punti di approdo, Talamone, l'Ombrone, il lago Prile, il fiume Alma.- E fra questi Rutilio si ferma sulla descrizione della foce dell' Ombrone, comoda e tranquilla stazione

alias heic inter Umbronem amnem et Populonìos sit portus, quam quos supra enarra vimus ; aut horum ali- quem sic Hannibalicis temporibus fuisse dictum, aut to- cabnlum id apud Livium esse vitiatum, necessum est. Ac forte ille scripserit : inter portus Cosanura Scaprita- numque». Il Repetti {Dizion. geogr.: Portiglione) ne accolse l'emendamento liviano e fece una sola località di portus Scabris e Loretanus. la formazione del derivato Scapritanus risalirebbe a S e a p r i s , che nel luogo dell' Itinerario appare nominativo ugualmente a lacus Prilis.

46 Notizie nelle fonti storiche

marittima; aggiungendo i vantaggi che poteva offrire la vicina selva di mirti a chi, costretto, avesse dovuto trattenersi nei dintorni. Quivi ap- punto si conserva il nome di valle del Loreto, nome che richiama senz'altro alla mente la spe- cie della selva che la rivestiva. Sembra perciò probabile che la foce dell'Ombrone derivasse dalla valle attigua il nome, che la distingueva dalle altre stazioni vicine, denominandosi porto Lo- retano.*

Varia appare veramente l'onomastica della co- sta pisana a sud dell'Arno, che limitava la parte dell'Etruria recente o nuova dalla antica. La de-

* RuT. I 337-346 : Tangimus Umhronem : non est igno- hile flit ìli en; \ Quod tuto irepidas excipìt ore rates : | Tarn facilis proiifs semper patet alveus undis \ In pontum quo- ties saeva procella ruit. | Hìe ego tranquillae volili succe- dere ripae: \ Sed nautas, avidos lonyius ire, sequor. | Sic festinantem ventusqiie diesqiie relinquit ; \ Xec prò/erre pedem nec revocare licei. | Litorea noctis requiem metamur arena \ Dai vespertinos myrtea silva focos. Ferdinando Cauchidio Mem. Stor. delV antico e moderno Talamone (Firenze 1824) I 2 i>. 83 sgg. Sulla origine del nome SCHULZE p. 557.

Fortìis Loretanux 47

nominazione di sinus data da Tacito al porto di

Pisa equivale certamente all'altra di porto, che

incontriamo in altri scrittori dell'antichità.^

il presun-

E si vorrebbero riferire al lido inferiore pisano *'• Labro

nel porto

tanto il Labrone, ricordato da Cicerone, quanto la pisano

' Cladd. beli. gild. 417 e Rut. II 12 ; I 531-532. L' identificazione del Cluverio con una cosi grande di- stesa litorale, compresa fra i due porti di Luni e di Po- pulonia, non è d'altra parte spiegabile nemmeno col cri- terio che gli antichi seguivano nel determinare i varii punti della costa. Si può ammettere che il litorale com- preso fra i due porti potesse dirsi Pisano e insieme con esso il mare che lo bagnava, in ciò accordandoci col Cluverio; ma l'identificazione si riferisce non al mare alla costa aderente ; poiché lo storico intende di si- gnificare la stazione marittima di Pisa, dalla quale mo- veva Fabio Valente ed in cui non ha da riconoscersi che proprio il suo porto. Del resto lungo la costa pi- sana, coi limiti del Cluvkrio, v'erano altri approdi, che pur si distinguevano con particolare denominazione; fra i quali i vada Volaterrana {It. mar. a Populonio- Vadis portus) e ad H ere u lem. È evidente la tra- sposizione di quest'ultima stazione in Tolomeo, dove 1' 'HpaxXéou^ ispóv è indicato fra il promontorio di Luni e la foce dell' Arno.

48 Notizie nelle fonti storiche

città italica di Livorno, * che, secondo Zosimo, avrebbe legato il suo nome ad una speciale for- ma di navi costruite per la prima volta nei suoi cantieri.* Ma l'uno e l'altro luogo non hanno da comprendersi nel territorio pisano e sono da esclu- dersi dall'onomastica della sua costa.

Nel passo ciceroniano, prescindendo dalle ra- gioni grammaticali che impediscono l'identità dei due luoghi, come si dovrebbe intendere ammessa la uguaglianza topografica,^ si vuole indicare qual- che punto d' imbarco per uno che si recasse in

' Il FoRBiGEK (p, 603) accomuna la stazione ad Her- culeiu à.é[V Ani., che è uguale airErculis del Ra- VENNATK, col Labro Cicei-oniano e l'ad Liburnum che cita da Zosimo (?). È notevole la confusione fatta dei singoli passi, di per distinti, ed è singolare 1' i- nesatta citazione degli autori.

' Ad. Q. fr. II 5 ; hist. V 20, 6 : AcpÉpva xaOra xaXo6- jieva àizó xi^oc, 7i:óXea); èv 'IxaXt'a v.ti^iyf\i òvo,aaa0évxa, xa6' r\v ì^ ^PX^"» "couxwv xwv uXoiwv efSo; èvau-

^ La questione, specialmente dal lato grammaticale e glottologico, fu da me discussa nella memoria ricor- data La topografia Lunese- Pisana in St. stor. Ani. class. e nel!' altra citata pure II territorio Lunese- Pisano.

Il presunto Labro nel porto pisano 49^

Sardegna. Ne segue che siano diversi. E poiché la via, almeno più comoda per la traversata, era dalla costa Populouiese per le isole intorno al- l'Elba, come si dichiara ripetutamente dagli iti- nerari che si conservano negli storici, cioè Popu- lonia, Elba, Corsica, Sardegna,^ sarebbe lecito tro- vare a sud di Populonia la località indicata da Cicerone. Ma in tutta l'insenatura di Falesia non si trova alcun ricordo che ci richiami il Labro Ciceroniano; soltanto a sud del promontorio di Troia l'odierna Bruna, che fluisce nel palude di Castiglione della Pescaia, richiama il Salebro o Salebrone degli itinerari, che dava nome ap- punto alla stazione indicata nello stesso itine- rario Antoniniano.*

' Strab. V 223: àpLGXov S'à'fsxì^ptov xcOto "/wpiov

(n07xXóviOV = £7i:V£:0v) èoxt'v £71:1 XÒCQ xpeÌQ "Zàcc, X£)(-

Octaa^ VTjao'j; (Elba-Corsica-Sardegna) = Liv. XXX 39 : Populonium inde ciuii pervenisset (il console Claudio)

llvam insulam et ab Uva Corsicam, a Corsica in

Sardiniam traiecit.

* Il vocabolo, quale si presenta oggi Bruna, appare ridotto per successive aferesi da Salebrone, Lebrone, Brone, Brune, e, per modificazione della vocale finale, in Brona e Bruna. Repetti : Bruna.

50 Notizie nelle fonti storiche

Il torri- Alle fonti della topografia di questo territorio,

Bruna e il traversato dalla Bruna, appartiene il passo pli- Iftous Pri- QÌano già citato, dove non apparisce chiara e precisa la descrizione che si intende fare del ter- ritorio. Infatti dopo Populonia lo storico con- tinua notando hinc amnes Prile, mox Um- bro navigiorum capax; ed è evidente che il nome del lago è in questo caso identico al fiu- me, mentre concordemente l'appellativo si trova attribuito al lago.^ Il luogo, quale ci sta dinanzi, presenta irregolarità morfologiche, che ci fanno dubitare sulla sua genuinità. Il nominativo amnis non si accorderebbe esattamente colla apparente forma d'ablativo di Prile, se non si ammette questa derivazione di nominativo inusitato; rico- noscendo pure che amnis potrebbe riferirsi tanto a lago quanto a fiume, e che non è estraneo a Plinio e ad altri scrittori del suo tempo il parti- colare caso sintattico della congiunzione mox.'

*■ Cic. p. Mil. 74; It. Ani. e Marii. Prilius e, cor- rotto, Aprili 8;

Sulla questione del luogo pliniano in particolare Cluvbrio (p. 474 sgg.), dove naturalmente si notano le difficoltà per la lettura del paiso, che però si possono

Il territorio della Bruna e il lacus Prilins 51

Del resto anche la discordanza notata con le altre fonti induce a concludere che nel passo deve es- servi una lacuna, la quale facilmente può essere colmata con l'aggiunta del nome Salebro ad amnis. Quindi potrebbe emendarsi l'intero passo inhincamnis Salebro cum lacuPrile, mox Umbro navigiorum capax. E non è escluso che lo stesso appellativo di Salebro fosse dato ad un borgo aderente al fiume, come potrebbe significare il fatto che negli itinerari, nei quali è ricordato, non si aggiunge al nome pro- prio il determinativo ; per cui la stazione era costituita veramente dal borgo che dal fiume aveva preso nome.

Altra notizia pliniana per la regione, ohe aveva Le Aqnae a centro Vetulonia, è la relativa alleAquae ca- vetulonios lidae, dalla antica città Etrusca appunto deno-

Ruperare: cioè la lezione amnes, non in tutti i mano- scritti ; il preciso significato di amnes, mentre que- sto è generico ; e 1' esclusione del valore congiuntiro e ordinativo di mox, non raro invece nel medesimo tempo in cui visse lo storiografo. Per le origini del nome Prilius ScHULZB p. 203 sgg.

52 Notizie nelle fonti, storiche

minate, ad Vetulonios.' Per la medesima zona sono indicati nella carta peutingeriana altri due luoghi noti per le loro acque ; l' uno col nome di Vola ter ranae nel circondario volterrano, entro terra e, a quanto pare, sulla via Volterrana, che si congiunge a Massa Marittima; l'altro chia- mato aquae Populoniae sulla via Senese e posto a non molta distanza da una massa d'acqua significata nella stessa carta.

Né, per la questione delle acque Vetulo- niesi nel luogo pliniano, è da trascurarsi un passo di Licofrone, che, ricordando l' Etruria e di questa nominando le due città di Pisa e di Agilla, mette in evidenza un fiume Aiyyei'K;, che sgorga correnti di acqua calda.* Si è voluto iden- tificare questo fiume con l'Arno, per la conside- razione che Aiyysvs sarebbe lo stesso che Aiy^jg, per antonomasia l'Arno, che scorreva nella re-

* N. 11. II 227 : Patavinornm aqiUs calidis herbae virentes innascnntur, Pisanorum raìiae, ad Vetulonios in Etruria non procul a mari pisces.

* 1239-1241 : 7raXi|j.7i;Xavr;Tr;V H^zxcci Tupar^VLa | Aiy- yeu? TE Geptitòv pelGpov éx^pscootov Tcotwv, | xal Illa' 'AyOXXyj? 0' od uoXópprjvoi vótTiat.

he Aqnuc mlidae nrl Vehilomos 58

gione confinante con la Liguria.' Se non che dal passo dello pseudo Aristotele, dal quale si vor- rebbe ricavare l'appellativo dell'Arno, possiamo inferire soltanto che questo scorreva in territorio Ligure,' ma non che si chiamasse Aiy^g; e questo appellativo d'altra parte con difficoltà vien ri- dotto da AiYYe^?, la cui lettura non è poi sicura. sarebbe poi facile la spiegazione, che pur do- vrebbe darsi alla particolare condizione della corrente accennata nel luogo di Licofrone, poi- ché dovrebbesi ammettere che l'Arno, in tempi a noi ignoti, avesse portato al mare una massa d'acqua calda, immessavi, come si è detto, da quelle acque calde ricordate da Plinio,^ che si trovavano nel territorio di Pisa e da questa si denominavano. È però certo che il fiume ac- cennato scorreva per l'Etruria, come è chiaro

* E. Ci ACERI U Alessandra di Lieofrone (Catania 1901) p.317; Geffcken Timaios Oeorjraphie des Westens (Berlino 1892) p. 96. Anche Mììller-Deecke Die Etrusker II p. 320.

* Mir. ause. 92: 6aù[i,a xal xoOto uapà loT^ Arcuai' «paal yàp Tiap' ajTOl*; Tcoxa[JLÒv ecvai, o5 ^eOjia alpsiat jjisxÉwpov xal ^el, wax* xov>; Tiépav |jLyj ópàaSat.

« N. h. II 227.

54 Notizie nelle fonti atoriche

che le sue acque portavano, fluendo, correnti di acqua calda; ma non è agevole determinare con precisione di quale corrente calda il poeta in- tenda parlare, perché dagli scrittori in più luo- ghi si fa menzione di varie sorgenti di acque termali.^

Non è escluso che un qualche rapporto esista fra le a qua e calidae di Vetulonia,' nel passo pliniano, e il fiume dalle acque calde di Lico-

' Famose erano le acque termali Caerites o Cae- re tanae, in prossimità appunto dell'antica Agilla. Steab. V 220; Liv. XXII 1, 10 j Val. Max. I 6, 5.

Sono pure degni di ricordo, rimanendo nell' Etruria, i fontes Cluaini di Orazio {ep. I 15, 9), le Aquae Apollinares degli Itinerari in vicinanza di Tarquini, le thermae Tauri di Rutilio (I 249), le Aquae Passeri» pure degli Itinerari, dei quali bagni tutti si conservano ruderi. Sull'argomento t. le notizie raccolte dal Mììller-Deecke I p. 231 e II p. 320.

'L'ad Vetulonios indica precisamente la città di Vetulonia e non il popolo, come è parso ad alcuno (Isi- doro Falchi Vetulonia solennemente giudicata a Colonna p. 40). Il che non infirma del resto l'estensione del ter- ritorio vetuloniese, cui intende riferirsi, col passo pli- niano, il Falchi.

Lt Aqune calidae ad Vthdonios 55

frone. Poiché parrebbe che l' indicazione della carta peutingeriana e l'altra di ad Vetulonios di Plinio si riferissero alla stessa regione traver- sata dalla Cornia e nella quale ancor oggi si può notare questa copia di acque termali. ci pare fuori di posto, nella carta, la designazione delle acque volterrane e delle populoniesi, nel mezzo delle quali è collocata la figura indicante un lago. Ed invero, a sud di Volterra, nei pressi di Monte- cerboli la località dei Bagni a Morba ricorda le acque volterrane, la cui identificazione non può dubitarsi per l'esplicita dichiarazione in al- cuni documenti medievali della dipendenza di esse da Volterra.^ Cosi verso la fine della Cornia, che sfocia per le Caldane, vi sono più ricordi di an- tichi bagni; ed a questi avrebbe a riferirsi l'altra stazione termale, che ci viene tramandata col du- plice nome di Vetulonia e di Populonia. d'altra

* Balnea de morba. Arch. Diplom. Fiorent. Vol- terra 19 gena. 1297. Probabile quindi è la identifica- zione del Cluverio (p. 513) ; a buon diritto il Repetti (Bagni Vetuloniesi) riprende il Cluverio di aver collocato le Aquae Populoniae dove erano le Acque di Volterra.

56 Notizie nelle fonti storiche

parte è assurdo pensare che ci possiamo trovare dinanzi ad una duplicata tradizione del nome del luogo; per cui la stazione, la quale anticamente si distingueva col nome della città che denominava tutto il territorio, col tempo, allorquando l'antica Vetulonia non rimase che di nome, fu determi- nata dal nome dell'erede di quest'ultima, l'u- nica città veramente importante nella valle del- la Cornia. E cosi il determinativo Populo- niae lascerebbe vedere una corruzione di un primitivo Ve tu 1 oniae, che l'autore della carta avrebbe sostituito a Ve tulonienses. In fine una Caldana a pochissima distanza dal luogo, dove sorgeva precisamente Vetulonia, non esclu- derebbe che le acque termali di Plinio siano pre- cisamente queste, e non infirmerebbe l'ubicazione della carta peutingeriana, per cui le populoniesi si troverebbero in un punto della valle inferiore della Cornia, nella quale non rari sono i ricordi di terme. ^

' La non chiara distinzione, che si fa dal Cluverio e dal Repetxi delle varie indicazioni suaccennate, e lo sforzo di ridurre la ricerca di tali terme nei confini della ralle della Cornia sono derivati dall' errore comune di

MnftH'i VefernensÌK 57

Nella regione vetuloniese, e propriamente fra Massa Ve-

ternensia

la valle della Cornia e la Pecora, si è voluto porre ^ una mansione romana, il cui ricordo si serba solo in Ammiano Marcellino,^ la Massa veternese. L'identificazione del luogo è dovuta esclusiva- mente al generico appellativo di Massa, che,

collocare Vetulonia in quei diutorai. Che il fiume di LiGOFRONE sia da ideatificaisi con la Cornia non è ir- r.igiouevole; e a ciò porgerebbe aiuto lo Scoliasta, che rileva l' efficacia di tali acque, specialmente per le ma- lattie degli occhi, virtù attribuita anche oggi alle acque del fiume. Lycoph. Scheer II: Tioxajiòs 'Ira- X''(XQ SspjJLà u^xxx £")(a)v xal ò<^ìXi\ilO(. el<; xob; uape'.jil- vou; £xXr^6y] ouxo);, èmior] uowp aaxoD TioXXob; (I)[AjjiàT;(i)3ev fi Oli kv.eX'^o^ b tixXcciò;, Au'^y.ehQ ev xw f)£t0pa) aòxoO ItxviyI-

* XIV 11, 27: Gallus Caesar natus apud Thuscos in Massa Veiernensi, patre Constaiitio, Constantini fratre im- peratoris, matreque Galla, sorore Bufini et Cerealis ; quos trabeae consulares nobilitarunt et praefecturae. Cluverio p. 513 : « ab aquis Volaterranis versus Austrum oppidum est Massa, episcopali dignitate, qua iam a multis fruitur saeculis, maxime nobile. Ex hoc argumento colligitur esse Am. Marcellini Massa Veternensis lib. XIIII memo- rata». Riservato invece è il Nissen II p. 306.

58 Notizie nelle fonti sloriche

sparso per tutta l' Etruria, non contiene quindi nessun carattere discriminativo.^ D'altra parte il pili antico ricordo di Massa populoniese, nelle carte dell'alto medioevo, lo troviamo nel 738 colla in- dicazione appunto di Massa Maritiba,' mai

' Repetti : Massa e Cozzile.

* Filippo Brunetti Codice diplomatico toscano (Firenze 1806) I p. 494. Al primo ricordo medievale di Massa populoniese va unita pure la questione della sua impor- tanza come città, che non ne sarebbe per il tempo, se- condo alcuni, disgiunta. La dichiarazione di civitas Massana, che si trova in un altro diploma di poco po- steriore, del 768, edito dallo stesso Brunetti (1 p. 603 = Calisse Doc. d. Monast. S. Salv. in A. Soc. Eom. st. p. n. IV), per cui si credette fin da allora Massa città, è un errore di lettura, corretto poi dall'editore medesimo nella lezione esatta di « actum civitate Tuscana ». poi pare sicuro che nel secolo successivo la sede episcopale di Populonia si trasferisse a Massa e che godesse questa del titolo di città. Invece è certo che, al principio del se- colo XI, è fatto cenno esplicito della Chies<a di S. Ger- bone quale Cattedrale Massa. (Arch. Dipl. Senese Ma$sa 16 marzo 1016). Pertanto due secoli e mezzo se- parano la prima menzione di Massa dalla sua elevazione a episcopato, accertata nei documenti.

Massa Veteniensis 59

ci è serbata l'aggiunta di Veternensis, per quanto questa ha da sospettarsi lezione non cor- retta. Ed il nome, a prima vista, si fa avvicinare a Viterbiensi s derivato da Viterbium, nel territorio dell' antica T u s e a n a, oggi Toscanella. *

* Cesare Pinzi {Storia della città di Viterbo Roma 1887 p. 1 sgg.) assegna quello che fu ager Viterbiensis al distretto di Tarquini; né, in base a testimonianze di scrittori antichi, è fuori del giusto. Ma non è meno giusto che il Castrum Viterbii, per le più antiche memorie, sia compreso nella circoscrizione di Tuscana (Begesti Farfensi e Amiatini).

Cosi nel documento del 768, « actum civitate Tuscana», Ulmone « abitatore castello Veterbo » nomina per cappel- lano di San Salvatore presso il fiume Marta, nel casale di Critiana, un tal Gumperto. La designazione di Viterbo nei documenti Longobardici è sempre quella di Castrum Viterbii, Castrum Viterbiense. Beg. Farf. a. 775, 789, 806, 816, 822. Nella bolla di Leone IV « Viro- bono episcopo Tuscanensi i> (847-55 ; Kehr It. Pont. II p. 197; MiGNE CCXV p. 1236 n. 142) si dichiara pale- semente la natura di Viterbium e la sua dipendenza dalla sede episcopale di Tuscana: « infra castrum, quod dicitur Viterbium, (confirraamus) plebem Sancti Laurentii cum ecclesia S. Michaelis Archangeli, cum domibua, cur-

60 Notizie utile, fonti storiche

Non difficile è lo scambio di lettura e di scrit- tura fra Viterbiensis e Veternensis; e d'altra parte può essere stata chiamata Viter- biensis la Massa Paleutiana, che distava da Viterbo appena due chilometri e che dell'agro viterbese era parte.* soltanto queste ragioni d' indole estrinseca al passo di Ammiano indur- rebbero a trasferire la nascita di Gallo Cesare nel territorio di Viterbo; se ne aggiungono altre, che aiuterebbero l' ipotesi, relative alla famiglia o parentela di Costantino, per avervi avuto di- mora alcuni appunto dei costantiniani.

Di Mustiola parente di Costanzo Cloro si dice che fu martirizzata in civitate Tusciae, quae post ethnicismum illustris fuit...

tibus infra ipsum castellum ». Allora Viterbo era soltanto una pieve. Pinzi p. 20 sgij.

' Cassiod. Variar. V 12. Per Viterbo il più antico ricordo si trova nei citati documenti degli anni 768 « 775 ; ma già nella vita di Papa Zaccaria I scritta da Anastasio Bibliotecario, che visse nel IX secolo (in Lib. Pont. Duchesne I p. 429), si accenna a Castrum Viterbium, per dove passò Zaccaria per andare a rice- Tere alcune terre donate da Liutprando.

Massa Veterntnsis 61

ubi florent orationes eius usque in ho- diernum di e m.^ Furono già osservate le varie difficoltà che presenta il luogo, non apparendo chiaramente, come di consuetudine, il nome di Tuscana; ed anzi l'indicazione di civitas Tu sci a e rivelando tutta la generalità dell' e- spressione.2 Nondimeno, prescindendo dalla con- siderazione che non si trova la lezione Tuscana accanto a Tuscia, i fatti potrebbero favorire la designazione di Tuscana quale centro di fer- vente cristianesimo nel secolo terzo, e quindi probabile dimora e luogo di martirio di Mustiola. Dei santi Secondiano, Veriano e Marcelliano sap- piamo che furono martirizzati in un luogo qui dicitur Colonia sexagesimo secundo miliario urbis Romae.^ La denominazione del luogo, per quanto non paia giovare alla sua identificazione, si avvicina a quella di un borgo esistito nel territonio tuscanese, il quale terri- torio è d'altra parte palesemente circoscritto dalla distanza miliare che il passo contiene.

Nei dintorni di Toscanella ci è noto che esi-

* Boll. A A. SS. I (3 Luglio) p. 640 sgg. ' Sulla (luestione Rkpetti : Massa Marittima. 3 Boll. A A. SS. II (9 Ago.) p. 402.

62 Notizie nelle fonti storiche

steva un vico Colonnata, il cui ricordo, a nostra conoscenza, risale all'anno 775' e viene distinto col nome della pieve che lo comprendeva, cioè di S. Martino, situato nei pressi di Montalto.' Quindi Colonia e Colonnata appaiono nomi di uno stesso borgo nel Tuscanese, luogo di martirio di Secondiano, che insieme a Mustiola è venerato a Chiusi, dove all'uno è dedicata la cattedrale e dell'altra sono conservate le ossa. Ne consegue pertanto la probabilità di essere stati egualmente compagni di martirio, come indica la notizia non del tutto sicura nel luogo citato. E da ciò Mu- stiola della famiglia di Costantino avrebbe dimo- rato nel territorio tuscanese, comprendente la Massa Palentiana o Viterbiensis, che potremmo leggere nella tradizione di Ammiano Marcellino.

' Arch. Dipl. Senese Monast. S. 8alv. Montamiata a. 775 ; e Repetti : Colonna di Burlano.

* Nella bolla di Leone IV a Virobono, vescovo di Tu- scana, si confermano a questo, fra le altre, la pieve di S. Andrea in Foro, quella di S. Martino in Colonnata e un'altra di S. Erasmo, vicina al lido del mare presso Montalto. Come del resto è stato osservato, l'ordine nella enumerazione delle tre pievi è fondato sulla vicinanza locale.

II. Vie e comunicazioni.

Non di tutte le vie, di che la romanizzazione Vie prinoi- deir Etruria occidentale fu benefica causa, diretta e indiretta, è giunta a noi notizia. GÌ' itinerari, fonte preziosa per l'indicazione e il percorso di tali strade, servono fino a un certo punto ; poiché vi si tracciano soltanto le principali,^ trascuran- dosi le secondarie, che, in buon numero, servivano a collegare fra loro i luoghi, i quali si trovavano su punti diversi delle altre grandi vie militari, e ad abbreviarne la distanza ; ed in pari tempo aiuta- vano i reciproci rapporti, che borghi stazioni, ■ituate fuori dei centri, avevano per necessità fra loro.

*■ Sulle questioni principali degli Itinerari Antonio Eltkr Itinerarstudien in Programm (Bonn 1908).

64 Vie e comunicazioni

Aiirelia-E- Le strade, che traversavano l'Etruria occiden- milia e con- ti nuazionf tale, sono, a quanto gli itinerari notano, l'Aurelia- della Gas- -n -i- i < i i- i ■-. i - u-

sia e Clodia Jiiniilia, che e la litoranea, e la benese, che e r in- terna cioè 1' orientale, congiungendosi a est con la Cassia e con l'Aurelia a ovest. D'altra parte era una continuazione della Clodia la via che univa Saturnia col territorio cosano.

Del prolungamento dell' Aurelia, eseguito da Emilio Scauro, abbiamo notizia cronologica sicura, e ne conosciamo il principio e fin dove fu con- tinuato. Da Pisa ripresa la via, passando lungo la riviera fino a Vado di Savona, s' internava fino a Tortona: dal suo costruttore il nuovo tronco prese nome di Emilia, e con tale appellativo è distinta dagli scrittori.^ Non però, nell' accennare alla grande via costiera, si fa la netta distinzione delle sue parti, contrassegnandole col determina- nativo che queste esigerebbero per la loro origine. Troviamo infatti indicata tutta la via ora col nome di Emilia, ora con l'altro di Aurelia; ^ ri- ferendosi cosi lo scrittore o all' origine della via

' Strab. V 217 Anche i cippi miliari la denoiuinano tale. Eepetti : Via Aurelia NuoA'a.

* RuT. I 39 5 Fl. Vopisc. Axireli. XLVIII 2. Anche luL. Capitol. Ant. Plus I 8.

A urei! a -Emilia e con/in. della Cassili e Clodia 65

o alla sua prosecuzione. si può pensare che la denominazione abbia solo valore limitato e che voglia indicare una parte sola, cui il titolo si ad- direbbe esattamente; poiché risulta evidente dai luoghi degli scrittori l'estensione della via indi- cata, come in Rutilio e Vopisco, i quali parlando della Aurelia intendono tutta la via che da Roma proseguiva per la riviera ligure di levante. È certo più comprensibile che la denominazione si riferisse solo, senza alcuna particolare ragione, ai due momenti della sua costruzione, per cui ab- biano ad un tempo continuato ad esistere le due indicazioni, che però si equivalevano a vicenda. Ma ci pare, da qualche dato, che la nuova parte abbia prevalso col nome sulla vecchia, e che al- meno nei documenti pubblici tutta quanta la via sia stata chiamata Emilia. Giacché la specificazione, su alcune pietre miliari nel tratto Yolaterrano, della distanza da Roma, computata sulla via Emilia, vorrebbe mostrare che ormai questa ufficialmente si riconosceva a Emilio Scauro, non curandosi delle sue origini e dell'antica denominazione.^ Se poi su tale via costiera avesse a distinguersi dai

* Per il materiale epigrafico Eepetti: Via Aurelia NuoTa .

66 Vie e comunicazioni

due tronchi, l'Aurelia cioè e 1' Emilia, il tratto mediano, che congiungeva Foro Aurelio e Pi- sa, non appare con sicurezza; quantunque l'affer- mazione straboniana che Emilio Scauro prolungò la via dal territorio Pisano contenga implicita- mente il fatto, e d'altra parte lo confermi la tra- dizione costante nel Grossetano di distinguere col nome di Aurelia la via fino all' Ombrone e con quello di Emilia il suo proseguimento. infine ci pare meritevole di discussione il dubbio su quando da Emilio Scauro sia stata costruita la continuazione. La tradizione nello pseudo Aurelio Vittore^ dichiara che fu nel 109; e lumeggia il dato straboniano, che contiene, non come è parso, soltanto la costruzione dell' Emilia dall'agro Pi- sano alla valle Cispadana. Pertanto dal luogo del geografo non è lecito ricavare un duplice fatto accaduto in tempi diversi, cioè l' apertura della via da Pisa fino a Tortona e dell'altra dall' Om- brone fino a Pisa.

Non è escluso del resto che il tratto della strada fra 1' Ombrone e Pisa fosse già compiuto, quando uA 109 si prosegui oltre; come è avve-

* De. rir. ili. 72.

Aurelia-Emilia t contin. delia Cassia e Clodia 67

nuto per la continuazione di altre vie, di cui ci è rimasto ignoto il costruttore e alle quali è le- gato l'antico nome del primo autore, cosi Au- rei ia nuova può essere stata denominata la via nel suo allacciamento a Pisa. Non è quindi verosimile che Scauro nel 114 costruisse l'Emilia e nel 109, cinque anni dopo, continuasse l'Aurelia fino a Pisa, lasciando dapprima interrotta la linea senza alcuna ragione plausibile.

Anche la Cassia fu ripetutamente continuata, e pare mantenesse nei nuovi tratti 1' antico nome ; poiché di una Cassia interna, che portava a Mo- dena, parla chiaramente Cicerone e di un' altra, che da Chiusi per la valle della Chiana raggiun- geva Firenze, si fa menzione in un' epigrafe com- memorante l' apertura della nuova via dovuta all'imperatore Adriano.^ La distinzione che si è fatta fra Cassia Vecchia e Nuova, inten- dendo con la prima il tratto fino a Chiusi e con la seconda il proseguimento per Firenze, non è esatta: parti nuove sono le tre diramazioni da Chiusi per Arezzo, per Firenze e per Siena, e quindi nessuna ha la priorità sulle altre per il

* Cic. in Ant. XII 9, 22 sgg.; GIL. XI 6668.

68 Vie e comunicazioni

nome, se vogliamo, coli' aggettivo, differenziare la via nelle sue parti costruite successivamente. Anzi il tronco, che è stato chiamato nuovo, appare tale anche di fronte agli altri due, la cui costruzione è evidentemente anteriore, ma non può di fronte alla madre via distinguersi per novità, che tali sono anche il tratto per Arezzo e l' altro per Siena; a meno che non si voglia capire con l' aggiunta di Nuova la continuazione della Cassia, che cro- nologicamente fu l'ultima rispetto a tutte le suc- cessive aggiunte.* Del resto la testimonianza ci- ceroniana mostra che la Cassia si prolungava ol- tre Arezzo, per trovare Modena ; ed una via, che congiungesse la valle del Serchio coli' oltre Ap- pennino, ci è nota per la costruzione dovuta a un Clodio, che il Forum Clodii sulla carta peutingeriana ricorda. Gli itinerari chiamano Clo- dia questo tratto della strada, e non a torto in relazione all'autore.^ Ma anch'essa è poi sulla

^ Il Repetti non chiaramente, nel suo articolo sulla via Cassia vecchia e nuova, ha veduto le varie questioni che includeva la ricerca, ha scorto nitida- mente le diramazioni che la vecchiu via originò.

* Neil' It. Ani.

Aurelia-Emilia e contin. della Cassia e Clodia 69

linea della Cassia, che da Chiusi per AreBzo e Firenze raggiungeva Pistoia e Lucca. Ben sepa- rata pertanto è la Cassia, che da Chiusi, per la valle della Chiana, si dirigeva in linea retta a Firenze e che gli itinerari distinguono dall'Are- tina. Se questo nuovo ramo della Cassia abbia appartenuto propriamente al territorio senese, compreso da noi nell'Etruria occidentale, è forse discutibile per il fatto che essa si trova nella vallata della Chiana, che è parte costitutiva della Etruria orientale limitata dal Tevere.

Se però si considera che i centri sparsi lungo la strada, almeno alcuni, ebbero origine dagli abitati, che si trovavano sopra l'altipiano antiap- penninico sovrastante, non è irragionevole com- prendere nella topografia regionale i vici della via sorta per le mutate condizioni economiche della zona. Cosi la mansione ad Statuas era inclusa nei confini di Montepulciano ; e la colonna miliare, che notava la distanza fra Chiusi e Fi- renze, a cominciare dal vico sottostante a Monte- pulciano, si trovava appunto sulla piazza di que- sto luogo. meno dichiarativo è il centro Um- briciano, che si trovava sulla medesima via, a basso del colle, dove risiede il castello di Sina-

70 Vie e comunicazioni

lunga, antico vico etrusco.' Il fondo, di cui faceva parte Umbriciano, è denominato ad Mensulas, e di questo si serba memoria nel nome della pieve, che è di S. Pietro a Mensole, l'antica chiesa di Sinalunga; ma col medesimo appellativo ge- nerico si ha denominata un'altra pieve Sancta Mater ecclesia ad Mensulas in quel di Montalcino,' che potrebbe forse avvicinarsi al luogo, sulla via senese, indicato dalla peutingeriana col semplice ad Mensulas. Ma è chiaro d'al- tra parte che questo locativo ha valore più esteso di altri nomi di abitati, ed in pari tempo dimostra che la terra ad Mensulas comprendeva anche quella che fu la vecchia Pieve di S. Pietro di Si- nalunga. Vie secon- Altre vie di secondaria importanza e tracciate

darie: Voi- j^ella Peutingeriana sono la Volterrana, che terrana per '^

la Coriiia e seguiva la corrente della Coruia fino al mare; e

Cosana per porfc' Ercole

* Noi. scavi 1899 p. 217. Reliquie etrusche sono dis- seminate su tutta la parte della collina, che da Chiusi si estende a Sinalunga, mentre il piano era popolato di centri romani (Noi. scari 1879 p. 108 sgg.; 1884 p. 307 sgg.; 1897 p. 386; 1898 p. 19 e 488.

* In Not. scavi 1898 p. 273.

Vie sec: Volter. per la Cornia e Cvs per porf Ercole 71

la via di Port' Ercole, che, diramando dall'Emilia, conduceva al porto e, circuendo il monte Argen- tario, si ricollegava per le mansioni Incitarla e Domitiana alla via costiera per Talamone. ^

Non però sola fra le volterrane doveva essere Volterran»

. . T P^J^ 1* Ca-

la via che, lungo la Cornia, risaliva per andare oina

alle Aquae, congiungendo cosi il territorio po- puloniese col volterrano. Anche la Cecina doveva servire ad unire, dalla parte dei Vada, la costa con la città; e di questo percorso troviamo no- tizia indiretta nella descrizione di Eutilio, il qua- le, giunto ai Vada, sbarca per andare alla Villa Albini* a trovare l'amico suo. Che propriamente lungo la Cecina vi sia stata una via, che por- tasse a Volterra, e il ricordo della Villa Albini da solo forse assicurerebbe la supposizione na- turale, ce lo indica l' ubicazione di questa che si trovava vicina, anzi sovrastante alle Saline ; '

' Tiin. Marit. : portiis Hercvlis, Incitaria, Domitiana, Albinia.

^ Per le relative notizie itinerarie Bullett. d. corrisp, archeol. (1850) p. 75 sgg.

' RuT. I 475 : subiectas villae vacai aspectare salinas. Repetti : Albino-Cecina; Targioni Tozzetti IV p. 412, 426; II p. 398.

72 Vie e comunicazioni

poiché se ne conserva il ricordo nel nome di Villa dato alla località che sovrasta alle odier- ne Saline, sulla via di Montecatini di Val di Ce- cina. Sulla medesima via avevano parimente da trovarsi gli altri due borghi, che l'Anonimo Ra- vennate fa seguire nel suo elenco dopo Vada e prima della Fine, formati l'uno e l'altro in Cel- sinum e in Bullia. ^

Vie, che da occidente s' internavano in orien-

* Il confine fra i dne tenitori, il Pisano e il Volter- rano, è designato dalla piccola Fine, che serba il ricordo storico; mentre d'altra pai-te può avere significato il termine del territorio italico. L'ad Fines della Peu- tiìifferiana indica certamente iina stazione sulla via Emilia denominata dal fiume, alla cui foce era vicina. I ruderi antichi ivi trovati appartengono, crediamo, alla stessa stazione e non alla Villa d'Albino, ricordata da RuTiLio. Rkpetti : Albino-Cecina.

È da considerarsi compreso nel territorio Pisano il vico ad Piscina s della guida medesima, che il Clu- VERio (p. 467) ha riconosciuto nelle vicinanze dell'o- dierno Stagno. Non è lontano Piscina dal Poscina con l'elemento etrusco Pasca. S. Pikri Di alcuni ele- menti etruschi nella toponomastica Toscana in Bend. Lincei XXI (1912).

Vìep. la Fiora e p. l'Albegna. Comunic. ant. alla rom. 73

te, mettendo in relazione le città e i borghi in- Vio per la

Fiora e per

terni con i centri marittimi, dovevano esservene l'Albegna condotte per le vallate dei fiumi che scorrevano in prossimità dei luoghi meno vicini al mare. Cosi per l'Ar menta, limite dell' Etruria marit- tima, si andava a Sovana e Pitigliano ; e nella valle dell' Albegna, dove propriamente il torrente Stellata influisce in essa, si trovava Saturnia, la cui pianta ci mostra ancor oggi, con la distribu- zione delle sue porte, le vie che la congiungevano con gli altri centri dell' Etruria medesima.*

Ma tali comunicazioni stradali possono presen- Comiinica-

/iioni allie- tarsi quale effetto della civiltà romana, e infatti riori alla

le vie principali della regione ne portano docu- mentata l'origine. Ma già prima i vari centri erano collegati fra loro con vie che seguivano la natura dei luoghi, nei quali le comunicazioni

* Not. scavi 1882 p. 52 sgg. I rapporti fra i vari po- poli della valle dell' Albegna e gli altri dell' Ombrone, della Fiora e della costa mostrati dagli scavi, sisteiua- ticamente condotti in tutta la zona, che ha per centro la plaga dalla tradizione letteraria e monumentale attri- buita ai Caletrini, confermano le comunicazioni che agevolmente apriva e favoriva Albegna. Milani in Not. scavi 1899 p. 476 sgg.

romanizza- //ione

74 Vie e comìinicazioin

avvenivano. Una rete di queste comunicazioni si era svolta gradatamente nella regione, in di- pendenza dello svolgimento economico, della fon- dazione di nuovi centri e dell'aumento di popo- lazione in tutta la zona. ViaPopulo- Una via interna congiungeva la veccliia Ve-

nia-Koseiie tulonia con Populonia a nord-ovest e con Ro- solie a sud-est; via che, risalendo 1' Ombrone, im- metteva sulla collina Senese. La valle della Bruna era facile mezzo di comunicazione fra Vetulonia e Roselle; mentre la parte superiore della me- desima e successivamente la Pecora trovavano

Via Volter- Ja valle della Cornia. Più interna era situata la ra-Siena_

via che da Volterra per l'Elsa raggiungeva Sie-

, ,, na. Una terza, a sud, passava nella valle dell'Ai-

La valle ' ' ^

dell'Albe- begna per Saturnia, Caletra, Talamone; e dalla

gnacentro

stradale medesima valle non difficile era il trapasso nelle

due laterali dell' Ombrone e della Fiora, ritro- vando per l'una E-oselle e per l'altra il territo- rio Sovanese.

sca

III. Topografia.

Dell' Etruria occidentale il territorio più ve- Vetuiomi tusto fu il Vetuloniese, che ebbe per centro Ve- tulonia e dal quale si irradiò la civiltà etrusca sulla regione circostante e sulle isole vicine. Della sua florida e potente esistenza fa confer- importanza ma la tradizione letteraria tardiva, la quale ne chità ©tru- vuol derivare molte delie insegne e dei simboli del potere dei magistrati romani : i fasci littorii, la sedia curule, la toga listata di porpora, la trom- ba guerresca.* Ma della grandezza di una volta nulla era rimasto nel secolo primo dell'era vol- gare;* già da un pezzo si era steso su lei il velo dell'oblio, se Strabene, e con lui la tradi- rione storica, non la menziona affatto. Se il de-

* SiL. Vili 485 sgg.

* SiL.Z.c; Maeoniaeqtie decus quondam Vetulonia gentis.

76 II nome demotico e del luogo

Il nome de- motico Yetulonenses appare assicurato dalla

motico e de] . , . . .

luoo-o forma conservata in un iscrizione, ' non appare

invece certo il nome del luogo, che si è conser- vato nelle forme diVetulonii, Vetulonia,Ve- tulonium;* quantunque la prima forma si pre-

' CIL. XI 1847: cìtr[afor] reipubl[icae] Vetulonensium. Presso Plinio (m. h. Ili 52) si legge Vet ulon ienses; in Dionisio d' Alicaknasso OòeiuXwviàxa:. È del tutto escluso il demotico Vetulonii, com'è apparso a qual- che studioso. I. Falchi Vetulonia solennemente giudicata a Colonna p. 40, 158, 178 t^gg. e Vetulonia e la sua ne- cropoli antichissima (Firenze 1892) p. 14 sgg.

2 Plin. H./J.II227; Sil. Vili 483; Ptol. (Où£XOuXtóv:ov) p. 439. Nel luogo corrotto di Frontino (I 2, 7) è stato proposto l'emendamento Vetuloniam {Aemilius Papus eonsulj hello Etrusco apud oppidum Vetuloniam (codd. vel coloniam) demissurus exercitum in planitiem) ; mentre i luoghi Polibiani (Il 27 e III 82) hanno indotto a correg-- gere la lezione in Telamona o in Cortonam, se- condo che s' intende il momento riportato da Frontino. E se pure l'emendamento Telamona presenti difficoltà per la lezione del manoscritto, nondimeno si mostra se- ducente per il ricliiamo di Polibio e per la disfatta ivi avvenuta dei Galli, non apparendo d'altra parte sosteni- bile che il luogo indicato nel passo di Frontino sia asso- lutamente diverso dall' altro dichiarato dallo storico.

Il nome demotico e del luogo 77

senti quale pili corretta, se dobbiamo tener conto del fatto che i nomi di luogo etruschi nella ver- sione latina appaiono assumere la desinenza plu- rale: cosi Rusellae, Tarquinii, Volaterra«, Volci, Volsinii, Veii, Cosae, Faesulae, e, più calzante per il caso nostro, Populonii.

Per Populonii si è fatta un'eccezione, e si è preferita la forma Populonium; mentre ci stan- no davanti, come per Vetulonia, le varie forme di Populonium e Populonia,* ed è stato cor- retto sulla lezione di Plinio e di Strabone anche il luogo liviano, che conservava la forma spora- dica plurale.^ La medesima sorte del nome del luogo ha subito il demotico, che pei codici ha da leggersi Populoneuses, modiJBcato nelle edi- zioni liviane in Populonienses . ' Quindi non pare logico l'emendare il plurale Populonii, quando la duplice indicazione di luogo e di po- polo è analoga per formazione a quella di Vetu- lonia: Vetulonii e Populonii si corrispondono

*■ GIL. XI p. 412. NissEN II p. 304.

* XXX 39. Invece Plin. n. h. Ili 50 j XIV 9.

3 Liv. XXVIII 45, 15.

78 Ricordi nella tradizione storica

allo stesso modo che Vetulonenses e Populo- nenses, come Vetluna e Pupluna.' Ricordi All' infuori del ricordo dell'aiuto, che in-

oiella tradì- ^ieme ai Chiusini, agli Aretini, ai Volterrani

z 1 o n « 8 1 o - 7 o

rica e ai Rosellani promise ai Latini nella guerra

contro Tarquinio, il popolo di Vetulonia non ap- pare nella storia per nessuna opera per al- cuna impresa meritevole di menzione. Nondimeno da monumenti epigrafici risulta l'esistenza della città etrusca nei primi secoli dopo Cristo,' con- fermata dalle scarse notizie di Plinio, che la in- dica solo di nome.

* Mùller-Deecke I 399 sgg. e 418 sgg. Il Cluverio (p. 516) osserva per la ortografìa del nome di Tuscana: « Plinio dicto lib. Ili cap. V Tuscanienses recensentur opidani : haud dubie ab opido Tuscania : quod in Tabula corruptum legitur Tuscana etc. ». Se non che il demo- tico è precisamente Tuscanenses e il centro abitato è Tuscana {GIL. XI 2956 e VI 2379 a ; V 49 : in Plinio la grafia non è corretta, è da maravigliarsene; mentre la Tabula peuiingeriana e il Kavennate (IV 36), che conservano Tuscana, esibiscono la giusta lezione.

- CIL. VI 2375 b II 41 e 2382 a 16 ; le quali epi- grafi, del secondo secolo dell' era volgare, dichiarano il nome di Vetuloniesi, che prestano il servizio militare.

Il nome nella tradizione medievale 79

La scomparsa assai antica di Vetulonia dalla n nom**

nella tra- storia e la sua distruzione hanno reso per molto iiizioneme-

tempo discussa e difficile la identificazione del luogo dove essa si trovava, se pure si presenti la determinazione a prima vista non difficile per la circoscrizione del suo territorio.* Non sono state estranee alla scomparsa del ricordo storico di Vetulonia le vicende che ha traversato il no- me, per altri luoghi invece collegato e conser- vato strettamente con la terra, per quanto ab- bandonata e distrutta, cui quello controdistin- gueva dalle altre. Per Vetulonia non è cosi.

Nel medioevo due soli documenti contengono dichiarata l' esistenza del territorio Vetuloniese, l'uno del 1181, 1' altro del 1204.2 Nel 1181 si con-

* Le varie e diverse opinioni sulla ubicazione di Vetu- lonia vedile, in ordine, raccolte nella memoria del Falchi Vetulonia giudicata etc. La polemica che il Falchi ebbe con Dotto de' Dauli sulla controversa questione diede luogo a non poche memorie su Vetulonia dell' uno e del- l'altro ; utili, fra l'altro, inquanto raccolgono la tradi- zione medioevale sul luogo. L' elenco di quelle del Fal- chi si trova unito all' opuscolo suo La critica naturale su le tracce dei nostri primi padri (Firenze 1910).

^ Arch. Dipl. Sen. S. Ayostino Agosto 1181 e Bifor- magioni Massa 5 Gennaio 1204.

(lievale

80 II nome nella tradizione mediei"tle

chiude fra due Abbazie, di S. Bar t o lo m m eo di Sestinga e De luto, una permuta di terreni situati super podium Vetuloniae e nelle vicinanze dei Poggi Spada e Pennecchia. Le località tutte in questione sono nei pressi del padule di Castiglione e nell'antico territorio Ve- tuloniese ; come i terreni confinanti col pezzo permutato sul poggio di Vetulonia ai monaci di Sestinga limitano, si può dire, il poggio di Colonna, sede di Vetulonia.* Ventitré anni dopo Vetulonia di nuovo appare indicata fra i castelli del cir- condario di Massa Marittima.

Il documento è stato causa di lunga discus- sione per l'identificazione della indicata Vetulo-

* Dei vari punti delimitativi alcuni sono indicati coi nomi di Mal facto ria, Carapum Alberti, VaUem Perlumbi, Vadum de Lupo, Portam Mal e mi, Aream Contr aioli, Portam orientalem, altri con appellativi usuali. Di questi si serba traccia nella toponomastica del poggio di Colonna. meno dichia- rati sono, nei medesimi luoghi, i nomi che conservano la memoria delle due abbazie e del poggio, su cui quella De luto ha ricevuto in cambio del terreno per l'altro ceduto sul poggio Vetulonia.

Il nome nella tradizione medievale 81

nia/ ritenendosi sufficiente a indicare un' altra località diversa da quella dove fu scoperta l'an- tica città etrusca. Nel contratto, col quale a nome del comune di Massa si compra da Lam- bertuccio di Gualando quante terre colte e in- colte e giurisdizione egli aveva in un'ampia zona intorno alla città, si tracciano i limiti di questa striscia coli' indicazione dei castelli com- presi: a Monte de Mari usque ad Castrum Prati (Prata), et a Prato usque ad Montem maxum, et a Monte Maxo usque ad Calvel- lum, et a Calvello usque ad Vetuloniam, et a Vetulonia usque ad Plebem de Pasto- rali, et inde usque ad Terram E-ussam pro- pe Marsilianam, et inde usque ad Trecasim et inde ad predictum Montem Mari. Il colle di Calvello * rimane proprio ad est e sulla me- desima linea orizzontale del poggio, che gli scavi rivendicarono territorio della città vetuloniese. Non ci pare affatto sostenibile l' identificazione,

' Per lo svolgimento della polemica vedi gli opuscoli citati del Falchi Vetulonia giudicata a Colonna p. 160 e Vetulonia « la sua necropoli antichissima p. 12.

Rbpetti : Calvello.

82 Colonna medievale sostituita a Vetulonia

secondo alcuni, di Calvello con Monte Calvo di Gavorrano; per cui si escluderebbe dal giro di confine il poggio di Vetulonia e si sarebbe co- stretti a indagare altrove la Vetulonia del docu- mento medioevale.

Colonna Da allora il nome di Vetulonia esula dai do-

medievale . . . . . , i <

Bostituita cumenti e vi si sostituisce un altro, che e rima- nia ^ sto in vigore fino ai nostri giorni, quello di Co- lonna.' Quale sia stata l'origine del mutamento del nome non è sicura indagine. Contemporanei al ricordo di Vetulonia troviamo documenti, che testificano la presenza di una località chiamata Colonnata e Colonna, il che invece si è voluto escludere.' Quindi non sarebbe probabile la con- temporaneità dei due appellativi dello stesso luogo cioè di Colonnata o Colonna e di Vetulonia; men- tre la contemporaneità dei due nomi, per le stesse località, di Vetulonia e di Colonna-Colonnata, è favorita da un documento del 1179, anteriore ai due notati colla dichiarazione di Vetulonia, nel

* La pieve di Colonna prima della metà del secolo scorBO non aveva mai superato le 300 anime, stando alla tabella esibita dal Repetti.

* Falchi Vetulonia giudicata a Colonna p. 117 sgg.

Identità di Colonna e Colonnata 83

quale si parla di un luogo Colonua. Ma d'altra parte sembra indiscutibile che Colonnata e Co- lonna siano nomi relativi allo stesso territorio, e che non si escludano a vicenda.

Il duplice nome si ripete in varii documenti identità di dal secolo ottavo al decimo quarto,' ed è lecito colonnata constatare che il medesimo punto è chiamato, senza alcuna distinzione, ora Colonna tal' altra Colonnata.*

Non è pertanto chiara la ragione della so-

*I documenti sono raccolti nel Repetti (Colonna di Burlano) e nel Falchi Vttulonia giudicata etc. p. 120. Il Repetti non a ragione afferma che la prima volta della comparsa di Colonna è in un documento del 3 ott. 1234. Per quello che sappiamo, si ricorda la chiesa di S. Simone e Giuda de Colonna in uno ante- riore del 1179. In Falchi p. 120.

' Cosi in due documenti del 790 e 1330 si fa parola di un gafagio che è determinato nel luogo di Colon- nata e di Colonna; parimente la chiesa dei SS. Simone e Giuda è indicata, nei documenti del 1067 e 1179, nelle terre di Colonnata e di Colonna. La distinzione dei due luoghi ha naturalmente indotto a trasferire an- che la chiesa, che in origine si doveva trovare in di- verso luogo dal posteriore.

84 Volaierrae

pravvivenza di Colonna su Colonnata, mentre è palese la presenza ad nn tempo dell'uno e l'altro nome; e può parere concepibile la sostituzione del nuovo nome a quello dell'antica Vetulonia, della quale Colonnata e Colonna già avevano usurpato il territorio. L'identità dei due luoghi, pur indubbia, è stata poi confermata dal ritro- vamento di una iscrizione del tempo di Caracalla, dove si leggerebbe dichiarato il nome di Vetu- lonia.^ Certo che l'assenza delle epigrafi vetulo- niesi attesta la massima povertà, nella quale la potente città era caduta e di cui, come abbiamo veduto, rimane menzione in estranee iscrizioni dei primi secoli dell'era volgare, le quali, mentre ci attestano l'esistenza della terra di Vetulonia, ci confermano altresì la sua miseria.

Volaterrae ^ nord di Vetulonia, quale avanguardia del-

l'Etruria occidentale, sorgeva Velathri, la lati- na Volaterrae, sopra una collina di 531 metri, misurazione che non si accorda con quella data dallo pseudo Aristotele di 30 stadi, con l'in-

* In Kot. scavi 189S p. 401 sgg.

Estensione dell'antico Volterrano 85

dicazione straboniana di 15 stadi; riferendosi que- ste, naturalmente, alla distanza dalla base al cul- mine, secondo l' inclinazione del terreno. La sua posizione, se non dissimile a quella di Vetulonia, n'è modificata, perché centro itinerario interno di questa parte settentrionale della regione, in cui si notavano, fra le altre, Vetulonia e Vol- terra. L'antichità di Volterra su Populonia e Siena è sicura, e queste sorsero in territorio vol- terrano; ma indizi non mancano della maggiore antichità di Vetulonia, almeno quale città.

Non è molto che gli scavi nella parte nord Estensione ,. ,^ ,, . , , -i. 1 dell'antico

di Volterra rivelarono un area cimiteriale, com- Volterrano

presa entro la cinta Etrusca ancora oggi visibile, dalla quale appariva chiara la sua priorità alla costruzione della nuova.* Quindi il cimiterio etru- sco, fuori dell'abitato, venne compreso in que- sto, quando l'espansione del centro costrinse ad allargarne la cinta e a fortificarla con solide mu- ra. Questa zona sepolcrale, che costituisce vera- mente una grande necropoli, giacché si estende per alcuni chilometri continuando verso nord,

* Ghirardini La necropoli primitiva di Volterra in Monum. ani. d. Ace. dei Lincei Vili (1898).

86 Cinta primitiva di Volterra

non contiene solo tombe del periodo più antico di Volterra, ma di seguito lascia notare tracce di sepolcreti con suppellettile del periodo aureo etrusco. Ne risulta la continuazione dell'area se- polcrale, nella quale la meno antica è esterna alla cerchia delle mura, mentre, sparsi per il ter- ritorio circostante Volterra, si trovano gl'ipogei, che segnano l'ultima età etrusca volaterrana. Cinta pri- Quindi il fatto della presenza della necropoli

Volterra arcaica entro il circuito murale dichiara che que- sto è posteriore e che, come fu osservato, tocca il secolo VII a. C* Conseguentemente ne verrebbe che inVetulonia,ove le tombe primitive sono ester- ne alle mura, la edificazione di queste fosse ante- riore e parimente anteriore l' origine della città.' Certo che non è assolutamente conclusiva a deter- minare l'antichità delle mura la circostanza del trovarsi i sepolcreti arcaici fuori la cinta di Ve- tulonia, potendosi supporre che 1' area cimiteriale

* Ghirardini p. 111.

* Gamurrini in Bull, di Paletti. XXI (1895) p. 86-88. Per la questione dell'antichità delle mura etrusche

MiLCHHOEFER Die Anfàtige der Kunst in Griechenland p, 229.

Comunicazioni di Volterra con la costa 87

già esistesse prima della costruzione delle mura

e che quello fosse il limite della superficie del

territorio vetuloniese, fortificato poi dalla cerchia.

Ad ogni modo, ammessa pure l'antichità di Ve-

tulonia, Volterra n'ereditò la supremazia del luogo.

Le due città, che facevano parte della fede- Comuni-

. ,,, . cazioni di

razione nazionale e che troviamo unite nell aiu- Voricrr»

tare i Latini contro i Romani,' non dovevano ^^^ mancare di comunicazioni interne, oltre alla via del mare che congiungeva i loro sbocchi fluviali della Bruna e della Cornia.^ Giacché la primitiva via, che Volterra ebbe in congiungimento col mare, fu appunto per la valle superiore della Cecina e per la Cornia; i Vada Volaterrana alla foce della Cdcina sono, quale sbocco di Volterra, po- steriori; ed anche i vari borghi, di cui abbiamo menzione, esistiti nel corso inferiore del fiume,

DiONrs. Ili 51.

•il nome è recente: Cornia e Corniutu. È indub- bio che nell'antichità fosse diverso, attesa l' importanza sua nel territorio che traversava, congiungendo l'interno con la costa, centro del commercio minerario etrusco e punto medio fra l' Etruria e le isole tirreniche del- l' Elba, Corsica e Sardegna.

88 Identità di origini di Populonia e Siena

sono di origine romana.' E per la via volterrana della Cecina e della Cornia si trovavano le ce- lebri Aquae volaterranae,' comunemente oggi chiamate i Bagni a Morba, nelle vicinanze di Montecerboli e di Larderello, dove si trovano ab- bondanti acque boracifere. E probabile che il sorgere di Populonia nel promontorio marittimo, all'estremità di questa via volterrana, abbia co- stretto Volterra a cercare una via libera al mare, e da allora la comunicazione della città colla costa sia stata il corso inferiore della Cecina, dando origine al Porto di Vada, o meglio alla cala volterrana descritta da Rutilio.' Identità <ìi L'agro volterrano, nelle origini, confinava col

origini di Yetuloniese a sud, coli' Aretino a est, a nord era l'opul o n 1 a ' '

e Sien» limitato dal corso inferiore dell'Arno e ad ovest

dal mare; in seguito fu ristretto per il sorgere di Populonia e di Siena, che lo diminuirono a est e a sud. Non di uguale natura, in ugual tempo sono i prinoipii dei due centri, pure etru-

* Il Ravennate ricorda Celsinum, Bullia; in Ru- tilio è parola della Villa Albini. « Tab. Peut. » I 453-460.

Primordi di Siena 89

sebi e appartenenti l'uno e l'altro al territorio

di Volterra.

La tradizione mostra Siena quale colonia mi- Primordi

(li Siena litare dedotta da Ottaviano, da solo o unito ad

Antonio e Lepido, indicandola Saena lulia.* La

' Plin. n.?t.TII51; Tac. Hisi. IV 45; Ptol. IH ] p. 349; Ravenn. IV 36. Ci pare ormai noii utile discutere sul valore da darsi al predicato Julia, cioè se questo si debba riferire alle colonie di Cesare o del secondo triumvirato o di Ottaviano dopo la vittoria di Azio. Che sia stata delle luliae con Ottaviano lo dice Plinio, il quale fedele alla dirisione augustea dall'Italia e alla relativa distribuzione, enumera 46 colonie, quante furono le sole di Ottaviano e quelle dedotte da lui con i collep;hi di triumvirato. Monum. Aneyr. 28 ; Suet. Avgnst. 46. Sulla questione del predicato Tuli a da attribuirsi alle cesa- riane, Mommskn in Bermes XVITI p. 182.

Tutto inoltre induce a ritenerla fra le ventotto au- gustee, dal momento che solo queste furono denomi- nate luliae. E poiché da Augusto nel suo testamento si parla di due deduzioni coloniali, una dell'anno ?0 e l'altra del 14, e di queste esclusivamente la prima si riferisce all'Italia, ne consegue che non oltre il 30 ha da collocarsi la colonia Ciulia senese. In Monuyn. Ancyr. 16, 28; Htgin. (in Groniatici Lachmann) I p. 177. Dr Rdg- oiKRO Dizionario epigrafico p. 444 e Pedroli U origine della colonia roìnana di Siena in Riv. di 8t. Jnt. II n. 3-4.

90 Tradizione di uno stanziamento gallico

sua esistenza storica quindi è abbastanza tarda, ma la sua origine risale molto prima della se- conda metà del secolo I a. C. Piuttosto con la sua importanza storica si collega la questione della sua indipendenza, giacché questa è attestata dalla circostanza che la tribù, cui fu ascritta Siena, è diversa dalle altre delle città vicine, che la circuivano.' L'iscrizione di Siena nell'Ufen- tina non può essere posteriore alla legge Giulia, quando l'Etruria fu ripartita nelle vario tribù: da allora almeno è constatata la sua indipendenza dai vicini potenti capoluoghi dell' Etruria, dai quali ella trae i suoi inizi.

Tradizione La leggenda di uno stanziamento gallico nel

dìunostan- » j.jiì.i.j. --i

^ ^^+ senese non e certo dei tutto inverosimile; e par-

gallico rebbe confermarlo un ritrovamento, avvenuto or

non sono molti anni, di oggetti gallici con monete

d'oro insieme ad alcune ossa nei dintorni della

'Alla Ufentina Siena, Arezzo alla Pomptina, Volterra alla Sabatina, e più lontano Chiusi alla Ar- nense. Anzi, per quanto sappiamo, in Toscana la sola Siena fu attribuita all' Ufentina.

* Per la leggendaria origine di Siena G. Milanesi Siena e il suo territorio (Lazzari 1862); Giuseppe Ron-

Tradizione di uno stanziamtnto gallico 91

città.' Ma l'arguire con ciò che una derivazione della grande invasione celtica abbia occupato le colline, ove sorse Siena, e a questa abbia dato le origini è contrario alla realtà storica dell' essere stato tutto quanto il colle naturalmente etrusco. Non tuttavia si può escludere che, in quel terri- torio staccato dai grandi centri etruschi posti in vai di Chiana e in vicinanza della costa, dopo una scorreria i Galli vi si siano fermati o vi abbiano lasciato parte dei loro per mo- tivi che ci sono ignoti.' Non è del resto estra-

DONi Tradisioni popolari e leggende di un comune medioe- vale e del suo contado (Firenze 1886). Sul ripostiglio gal- lico Helbig in Bull. d. eorrisp. areh. (1875) p. 257-261 e Dennis The cities and cemeteries of Etruria (Londra 1907) II p. 121 8gg.

* Non molto peso si può dare alle ossa trovate con le arraille e le monete; perché non è ben sicuro che real- mente le une e le altre appartengano al medesimo nu- cleo, potendo l'avvicinamento essere stato esclusivamente casuale. Pur ammesso, non ne segue diretta l'occupazione dell'agro senese per parte dei Galli, mentre i frequenti rapporti dei Galli con gli Etruschi e con Roma possono avere costretti i primi a dimorare temporaneamente nella regione etrusca. Del resto in Livio (X 10, 9 sgg.)

92 Origini etrusche di Siena

lieo alla tradizione delle origini galliche di Siena il suo appellativo non corretto di Sena, che si è voluto avvicinare alla Sena Gallica.

Origini e- Ma che le origini di Siena siano etrusclie è

truBche di _ , i i , -, ^ ,. ^i.

Siena mostrato e dal territorio m cui si trova, stretta-

mente circuito da centri etruschi, quali Arezzo, Volterra, Chiusi, Roselle, Pcpulonia, e dal luogo nel quale sorse, cosparso da numerosi sepolcreti etruschi; senza tacere che l'appellativo stesso è di natura etrusc-a.^ A quale città vicina il vico

è cenno di cliacussioni fra le città dell' Etruria, se si do- vessero concedere delle terre ai Galli. è irragione- vole attribuire alla gramle invasione dei Galli del 390 a. C. lo stanziamento di una parte nel Senese, quando, umiliata Roma, essi se ne tornarono nelle loro sedi padane, evitando la valle del Tevere come la via costiera, e passando per l' interna, ricongiungentesi con la Senese, via che fu poi uua delle cosidette Francesche, la quale metteva in comunicazione l' Italia superiore per 1' Etruria con Roma. Repetti : Via Francesca.

^ CIE. 461. Nel medesimo anche la prefazione del Pauli all'articolo su Siena. Per la congerie di reliquie etrusche nel Senese Fabretti Cllt. p. XLIII; Gamur- RiNi cut. App. p. 12 ; GORi Inscr. in Etr. nrbibus exiantes II p. 76; Cakpellini in Bull. Società, senese storia

Vico volterrano 93

etrusco abbia appartenuto è stato ricercato con

esito incerto; poiché si evoluto comprenderla o

nell'Aretino o nel Volterrano; non considerando

che rao:ioni d'indole estrinseca inducono a rife-

rire Siena all'agirò di Volterra. ' La comunica- Vico vol- ^ terrano

zione di Siena, come è pure oggi, con le due po- tenti città etrusche, era pili diretta e più breve con Volterra, con la quale si congiunge per la valle d'Elsa; mentre con Arezzo la via della valle di Chiana non doveva presentare, special- mente allora, molta agevolezza d'itinerario. Del resto anche la toponomastica della via senese in quella parte, che si collega con Chiusi, può rive- lare la recente origine romana; donde la relativa importan'isa storica dei piccoli centri di questa zona, probabilmente dovuta alla romanizzazione. Invece ci conserva documento dei rapporti fra il vico e la città del territorio volterrano la zona

patria I p. 68 egg.; P. Rossi Le origini di Siena (Siena 1895) I p. 30 sgg.

* Sulla condizione giuridica di Siena, fra gli altri, Abeken Miitelitalien p. 33; Dennis II p. 121.; Kiepert Lehrbuch d. alt. Geogr. p. 406; Pedroli e Rossi rispet- tivamente p. 2 ; I p. 35 Bgg.

94 Nascita di Populonia

nord-ovest di Sieua col tipo monetario dissemi- nato ovunque, che è lo stesso dei due centri, cioè l'asse fuso ovale con la rappresentazione della clava, caratteristica numismatica propria di Volterra e della costa volterrana.* D'altra parte anche la materiale costruzione delle tombe, per quanto coi soliti caratteri etruschi, si presenta omogenea fra i due luoghi, sia per la forma, sia per la materia, da distaccarsi chiaramente da quella degli altri centri circonvicini.

Nascita di A Siena, vico sparso nel territorio volterrano

Populonia . v , , ,

^ e tardi assunto a importanza storica, si oppone

Populonia, che, pur di natura volterrana, dovette alla sua favorevole posizione la sollecita indi- pendenza e la notevole importanza commerciale.

* Garrucci Le monete dell'Italia antica p. 15. Del culto di Ercole nella costa Volterrana è prova la stazione ad Herculem fra Vada e Populonia e il non lontano por- t' Ercole nel territorio di Cosa (Strab. V 225). Non ò da parlare per la maremma in parola del Fanum Her- culis , e tanto meno del portua Herculis Labronis, non mai esistito, cui alcuni studiosi, ripetendo un errore del Cluverio, accennano. Per la ricerca il mio Territorio Lunese- Pisano p. 56.

origini

Triplice tradizione sulle sue origini 95

Se Siena si emancipò dalla dipendenza della me- tropoli volterrana è un fatto dovuto soltanto alla decadenza di questa, quando la soggezione a Ro- ma aveva rallentato i vincoli reciproci della fe- derazione Etrusca; ' invece Populonia è debitrice esclusivamente alla sua potenza, che la rese ri- vale della sua antica madreterra.

La tradizione sugli albori di Populonia ci è Triplice

tradizione conservata tripartita in Servio:* secondo alcuni sulle une

l'origine della città, pur posteriore alla costitu- zione della federazione Etrusca, è dovuta a po- polo venuto dalla Corsica; per altri la città è dichiarata colonia di Volterra; altri poi non man- cano di asserire che i Volterrani la tolsero ai primitivi abitatori venuti dalla Corsica. Dall' in-

^ Beloch Der it. Bund (Leipzig 1880) p. 164.

* Ad Aen. X 172 : quidam Populoniam post XII po- pulos in Eiruria constitutos populum ex insula Corsica in Italiam venisse et condidisse dicunt. alii Populoniam Vo- laterranorum coloniam iradunt. alii Volaterranos Corsis eripuisse Populoniam dicunt. Per la questione, cui può dar origine il passo, Pais Storia della Sicilia e della M. Grecia p. 281 sgg. Non è esatta la interpretazione, che del passo serviano presenta il Falchi La necropoli etrusca di Populonia in Not. scavi 1903.

96 Sulla tradizione ddV origine da Volterra

sieme risulterebbe palese la relativa antichità del luogo; poiché Populonia, stando alla tradizione, sia di origine Corsa, sia Volterrana, è di data re- cente, posteriore all'unione federale etrusca e al sorgere e fiorire di Volterra, Ma la nascifa di Populonia non è estranea alla questione della sua antichità.' Delle due versioni tradizionali la relativa a origini Corse si presenta destituita di fondamento, sia che si voglia considerare l'incre- mento del luogo, sia che si voglia ricercarne i pri- mordi, poiché l'uno e gli altri sono Etruschi. Il nome Pupi una, gli avanzi della cerchia murale, i sepolcreti col corredo funebre e con le monete di- chiarano esattamente* la natura del luogo, che di

Sulla per se stesso non poteva appartenere che agli

tradizione , -r» , i- ...

dell'erigi- Etruschi. Pur tuttavia la tradizione delle origini

terr» " volterrane, e quindi della recente antichità di Po-

* Virgilio [Aen. X 172 sgg.) si fa eco della fama sulla vetustà della città etrusca, comprendendone il po- polo fra gli ausiliari etruschi di Enea. Sulla lega etru- sca BoRMANN Arch. epigr. Miti, aus Oesterr. XI (1887) p. 103 sgg. e De Sanctis St. dei Boni. I p. 435 n. 3.

* Mììllek-Deecke Etrusk. Forsch. I. das Miintwesen (Stuttgart 1876).

Tradizione Corsa 97

pulonia, appare sostenuta dalla somiglianza della costruzione delle mura e di qualche forma e tipo monetario, che la rivelerebbero non anteriore al secolo sesto, del tempo quindi della fabbrica della ultima cinta murale volterrana.' D'altra parte la posizione marittima della città, unico esempio in tutta l'Etruria degno di osservazione per parte degli stessi antichi,' non è casuale ed ha certo una ragione d'essere nello scopo delle sue ori- gini, le quali non devono essere del tutto estra- nee alle relazioni, che gli Etruschi avevano con le isole del loro mare e specialmente con l'Elba.

Sappiamo che nel 453 un'armata siracusana. Tradizio- ne Corea dopo avere devastata e saccheggiata la Corsica,

tributaria dei Tirreni, s'impossessò dell'Elba che

*■ Ghirardini p. 101 sgg. e la mia memoria sulla Demografia di Volterra nelV aniiehitd (Pisa 1910).

* Strab. V 223 : %al Soxsì [xot jxóvy] xwv Tuppyjvt5u)V Twv 7raÀat.5Jv auxy; tióXscov su' aux-^ x'(^ GaXàxTir] fSpOaSa: oixtov 8'èaxl xfjC, X^'^P^^ à}i;j,£vov. Il geografo dichiara l' importuosità del terreuo ; espressione di valore molto relativo, giacché non è davvero chiaro se le condizioni della còsta favorirono o no la fondazione di città, e se 1' epesegesi è generica o specifica.

98 Tradizione Corsa

era tirrenica,' sicché sono palesi i rapporti che intercedevano fra il continente tirrenico e il grup- po insulare. E di questi rapporti fra Populonia e l'Elba, che avevano la loro base nel commercio metallurgico, è documento il tipo monetario po- puloniese, che ha non solo impressi i simboli di Vulcano e dei suoi strumenti, ma reca l' iscrizione Aethalia,"^ l'appellativo cioè dato dai Greci al- l'Elba; il che è confermato inoltre dalla tradi- zione letteraria, che rileva la dipendenza dell'i- sola dalla prossima città Etrusca.' E forse il pos- sesso dell'isola del ferro e i rapporti commerciali, che le città etrusche avevano con le altre isole, e la necessita di salvaguardare queste più da vi- cino originarono il nuovo centro etrusco situato

' DiOD. XI 88, 5. Sulle condizioni tributarie di Cor- sica rispetto a Populonia ibid. V 13, 4 ; e il corrotto passo Esichiano: Kupvi'axa. à ènl Kupvov ^xr^oav TuppTjvo^ (Schmidt: Kupvc'a . è;r(e)l). Oltre Diodoko (V 13) degli altri solo lo Stefa.no ricorda la colonia etrusca di Nicea in Corsica.

* Garrucci Man. delVIt. ani. tav. LXXIV. Il nome al Gabrucci era parso indicare Vetulonia; ma un esame più attento induce alla decifrazione per Aethalia.

* [Arist.] de mir. auseult. 93 e Strab. V 223.

Relazioni fra Vetulonia e Populonia 99

proprio sul mare, che però si paleserebbe dipen- dente dalla vicina Volterra. Quindi la tradizione Corsa di Populonia appare etiologica, per spiegare in qualche modo i frequenti legami di commercio ed anche di dipendenza, che univano l'isola coi Tirreni e specialmente con Populonia, che n'era

lo scalo commerciale e industriale. Si è detto che Relazioni _ , . , . . , T- fra Vetulo-

Populonia avesse relazioni con la vetusta Vetu- ^ia © Po- lonia, dalla quale avrebbe avuto vita. Certo che ^^ °^^* l'antichità della città, la quale dominava la pic- cola vallata della Bruna, non è paragonabile alla recente storia della marittima Populonia, che può avere avuto con quella rapporti non soltanto commerciali e, sotto un certo rispetto, di dipen- denza, quale è naturale che sia di un piccolo cen- tro di fronte ad una potente città, come era la più importante dell' Etruria marittima. Perciò nulla di strano che si possano trovare delle tracce d'inferiorità della nuova borgata rispetto a Ve- tulonia e che si consideri Populonia, in parte, l'erede delle ricchezze minerarie di quella.* Per

' Benché non situata sul mare, Vetulonia dovera, per la facilità di accesso della Bruna, essere stata la prima ad avere stretti vincoli d' interesse col gruppo insulare

nia e Siena

100 Diversità di vicende di Populonia e Siena

quanto alcuni trovamenti archeologici ci autoriz- zino a infirmare il valore della tradizione lette- raria, per la quale Populonia deve le sue origini a Volterra. Piuttosto l'una con l'altra parteci- parono naturalmente alla divisione della potenza di quella.'

Diversità Pertanto Populonia sorse molto tempo prima

di vicende t e i i ui 11

di Populo- ^^ oiena, con la quale ebbe comune la madre,

ma diverse le fortunose vicende; e quando de- cadde e di lei non rimase degno di ricordo che il piccolo seno di mare, scaio un tempo di fiorente

toscano, che ne doveva dipendere. E tracce dell' industria metallurgica si riscontrano ancor oggi tanto nel terreno Vetuloiiiese, quanto in quello Populoniese, poiché le sco- rie della fusione del materiale greggio, importato dal- l'Elba, sono frequenti nei due luoghi.

' Not. scavi 1914 p. 411 sgg. Sulla origine di Popu- lonia da Vetulonia Falchi Vetulonia e la sua necropoli p. 231 sgg. L' uguaglianza di qualche tipo monetario fra le due citta non esige la conseguenza della derivazione dell'una dall'altra. Anche la moneta con la triplice iscri- zione di Vatluna, Pupluna, Chamars non importa la relativa dipendenza di Pupluna da Vatluna, tanto meno che Populonia sia nata da Vetulonia.

Diversità di vicende di Populonia e Siena 101

commercio/ il vico senese, per quanto da qual- che anno resosi indipendente, diveniva un oppido romano.'

1 Strab. V 223: [iàv o5v izoXiyyio^ Tiàv epir]{jL6v èoxt, TcXvjv xcóv ispwv %al xaxo'.xiwv òX''y(i)v, S'Itic- veiov oJxecxa: péXxiov, ■repòs xfj ^t^io xoù 5p£o; X:[jiÉvtov e)(ov xal vswaocotou? 5óo.

* La tradizione conservataci dagli eruditi locali di- chiara senz' altro Siena quale castello etrusco : quindi nel tempo della romanizzazione era già un oppidum. Bartolommeo Benvoglienti Trattato de V origine e ae- trescimento della citta di Siena (trad. da F. Benvoglienti Koma 1571); 0. Malavolti DelVMst. d. S. (Venezia 1599) I p. 12; ToMMASi Historie di Siena (Venezia 1625) 1 p. 47; Teofilo Gallaccini Informasione dell' antichità di Siena in Codice misceli. Memoriale di cose antiche di Siena (Ahch. Sen. Cronache e diari n. 8). Non è la sola copia del memoriale; una seconda si trova a Roma nella Chi- giana; mentre l'origine è nella Bibl. com. Sen. Del re- sto, per la tradizione sul castello etrusco senese. Rossi I p. 37 sgg.

Nulla, per quanto sappiamo, si oppone a tale tradi- zione, che potrebbe anche essere confermata da alcune reliquie murali, che si trovano ancor oggi in qualche parte della città, frammenti dall'apparenza etruschi. La trasformazione del vico Senese coincide naturalmente

102 Decadenza di Volterra e il disastro Sillano

Decadenza Cosi al rimpiccolimento del territorio Volter-

di Volter- ra e il di- ratio corrisponde la decadenza interna della città,

ij^jjo dovuta a quella causa che probabilmente deter-

minò la fine della sua potenza, cioè la sua sog- gezione a Roma, per quanto la storia sua ci parli solo del disastro Sillano.' La legge di Siila, con

con la sua indipendenza dalla tirannide di Volterra; ma non per questo la città cessa di essere romana, e a Roma deve la sua importanza.

* Strab. V. 223. Cicerone, contemporaneo dell'avve- nimento, ne fa ricordo in più luoghi ed anzi, per quanto potè, leni la sventura dei suoi amici. Cic. prò d. 30, 79; prò Caec. 7, 18; ad Ait. I 19; ad fam. XIII 4; ih. 5. Vincoli di affettuosa amicizia strinsero Cicerone e i Vol- terrani e, fra questi, massime i Cecina, nobile e potente famiglia del luogo (Bormann GIL. XI p. 325). Dei Ce- cina, amici di Cicerone, si ricorda quello da lui difeso, col discorso che ci rimane, e suo figlio, chiamato pure Aulo, seguace di Pompeo, uomo colto, noto per avere con uno scritto infamato Cesare (Suet. Caes. 75). Con- temporanei di Cicerone, e da lui conosciuti, sono il ne- pote del vecchio Cecina e un altro in amichevoli rapporti con Ottaviano [ad Att. XVI 18, 2; App. 6. e. V 60). Privi di fondamento sono i dubbi sulle origini etrusche della famiglia di Persio, giacché alcuni appartenenti vengono ricordati dalla tradizione epigrafica volterrana e popu- loniese. CIL. XI 1784 e 1785 ; Noi. scavi 1914 p. 417 sgg.

Cerchio murale, Superficie e popolazione 103

la quale si privavano della cittadinanza i Volter- rani e si confiscava il loro territorio, rimase certo lettera morta, poiché Cicerone in più punti ci dice che la minaccia, che impendeva su loro, ri- mase sempre sospesa/ Nulla di meno il territorio fu soggetto ad una colonia triumvirale, fatto che ha da collegarsi con una divisione ai soldati di Cesare; è improbabile che queste terre siano state la parte che Siila aveva tolto a Volterra.'

Da allora la grande città, munita di un ampio e Cerchio

. . murale

forte cerchio di mura, che misurava circa m. 7300

con un'area di ettari 115,' segna il periodo di Superficie

transizione alla Volterra medioevale, che è l'at- zione

tuale.

mancano conferme della diminuita esten-

* Specialmente prò d. 30, 79 e ad fam. XIII 4.

* Idb. colon. Lachmann p. 214; Cic. ad fam. XIII 4 e 5.

' Nella mia memoria citata su Volterra, nella quale trovano gli appunti relativi demografici per la cinta etrusca e la romana-medioevale ; secondo i quali la po- polazione variò fra una densità di 40000 e 10000 abi- tanti ; a questa si avvicina anche 1' ultimo censimento. Beloch Le citta dell' Italia antica in At. e Bo. 1 ; De Sanctis op. cit. II 494 sgg.

104 Vada Volaterrana Ubicazione dei fondi

sione della città romana, anche se la cinta etni- sca continuasse a circuirla per l'antico giro. In- fatti tutti i ricordi romani si trovano nella parte meridionale, che costituisce poi la cittadella me- dioevale: e l'anfiteatro stesso, posto nella parte opposta entro il perimetro etrusco ed aderente esternamente invece all'odierna cinta medioe- vale, indica i limiti del rimpiccolito circuito mu- rale romano.*

Vada Vo- Risale al periodo della romanizzazione del-

Ubioazione 1' agro Volterrano la diffusione di ville e di fondi fendi neJia bassa valle della Cecina. Volterra, perduta la comunicazione col mare per la via della Cor- nia, trovò un compenso verso nord, allo sbocco della Cecina, dove i Vada Volaterrana, l'o- dierna Vada, costituivano il porto della città Etrusca.-

' Degli avanzi romani sono notevoli una piscina e la statua di un Seviro augustale in Prato Marzio, che è in vicinanza alla porta occidentale [mem. cit. p. 20 sgg.). Il perimetro e l'area romana-medioevale sono di m. 3200 e di circa 30 ettari.

* Cic. prò Q. 24; Plin. n.h. Ili 50; Rux. I 453. È in-

Salinae- Albini Villa •Celsinum-BuUia 105

La descrizione abbastanza particolareggiata Salina© -

Albini Vii- di Rutilio mette in rilievo i difetti dello scalo la - Celsi-

e fa arguire r opera vigile dell uomo per ren- ][^ derlo pili adatto e meno incomodo alle navi,^ Alle notizie del viaggio del poeta dobbiamo il ricordo delle Salinae e della Albini Villa, due luoghi del Volterrano, che Rutilio vide e il cui ricordo è rimasto. Tuttavia l'ubicazione re- lativa non è sicura. Il nome di Saline, naturai- incertezza

sulla coro- mente, fa pensare alle vicinanze dell' odierna lo- grafia vol- terrana

dubbia la esattezza dell' appellativo, il quale è concorde nella tradizione letteraria e confermata dagli Itinerari. In questi si trova già l'appellativo odierno brachilogico di Vada, non seguito dal determinativo Volaterrana. 'NelV Itinerario marittimo si dice Vadis portus.

' In Volaterrannm, vero Vada nomine, iractum \ ingres- 8US dubii tramitis alla lego. | despectat prorae custos cla- vumque sequentem \ dirigit et ptippim voce monente regit. I ineertat gemina discriminat arbore fauees \ defixasque offerì limes uterque $udes. | illis proeeras mos est adnectere lauros I conspicuas ramis et frutieante coma, | ut praebente algam densi symplegade limi | servet inoffensas semita darà nota».

106 Incertezza sulla corografia volterrana

calità omonima; ^ mentre la menzione Rntiliana rivela la quasi contiguità dei due luoghi. sono da porsi in diversa zona gli altri due fondi, sol- tanto nominati dal Ravennate e da Guido, cioè Celsilon o Celsinum e Bullia o BeUia di forma corrotti, i quali, dall'ordine della lista nei due scrittori, sono collocati alla destra della Cecina, fra Vada e la Fine.

Per la Villa è stato pensato ad un pezzo di terra chiamato Villana alla foce della Fine, e se n'è trovata conferma in alcuni avanzi laterizi romani, nella medesima prossimità della Fine, an- che indotti dal fatto che il poeta non poteva es- sersi allontanato molto dal porto. ^

Se non che il ricordo di Villa oggi è conser- vato da un fondo non piccolo alla destra della Cecina, a ponente di Volterra e prospettante le Saline, non molto distanti dalle quali dovevano essere quelle incontrate nella sua visita da Ru- tilio, E in questa zona ci pare che abbia a tro- varsi anche il Celsinum, diverso però da Gel- linum, che, insieme a Creilo, si trova ripetuto nella toponomastica volterrana. Due sono i ter-

* NissEN II p. 301 e I p. 107.

' Rb PETTI : Albino Cecina; Rut. I 463.

Incertezza nella corografia volterrana 107

reni, che nella vallata inferiore della Cecina pros- simi alla Villa Albini rilevano il fondo ro- mano, l'uno poco distante da Burlano, a sud-ovest di Montecatini di Val di Cecina; l'altro meno pros- simo alla Villa, a sud propriamente di Volterra, che nei libri catastali conserva l'appellativo di Gellino. Di Bullia egualmente nessuna traccia, orale scritta, rimane in nessun punto del territorio volterrano, mentre la sua unione, nell'e- lenco addotto dal geografo, con Celsinum inclu- derebbe pure la relativa vicinanza di territorio, cui apparteneva la Villa Albini.^

* Di questo Albino, che fu prefetto di Roma nel 414, discendente dai Cecina, è ricordo nel CIL. VI 1192, 1659, 1703 e nel Cod. Theod. XIII 5, 38. Il nome Bul- lia o Belila non appare nella toponomastica toscana, in quella italica. Invece non è raro il fondo chia- mato dal gentilizio Bullius o Bellius, come nella Valle dell'Arno, Bugliano e Begliano (S. Pieri Della toponomastica della valle dell^Arno in Rend. Lincei XX 1911). Anche Celsinum può riconnettersi ad un Celsus, che è da distinguersi dal gentilizio Celsius, donde C e 1 s i a n u s , mentre Celsinianus da Celsi- nius. ScHULZB p. 148.

108 Populonii- Configurazione e importanza ititieraria

Populonii All'estremità dell'antica via volterrana, per -Configura-

zione e ira- l'alta valle della Cecina e lungo la Cornia (Cor- portanza i- . ^ . , ^ ii ili.

tineraria ^^^ ^ CorniTim), era sorto fiorente nel quinto se- colo il porto di Populonia, già di Volterra, e questo aveva per necessità originato la città sul masso, che a picco si eleva sul mare a 286 m. ed è da quello quasi circondata,^ La posizione della citta dichiara certo la sua natura, che, come vedemmo, è essenzialmente marittima, e come tale deve la sua fortuna e la sua importanza all'annesso porto, scalo delle merci e dei prodotti dell'arcipelago etrusco e punto centrale dell'itinerario fra la Sardegna e la Corsica con l'interno dell' Etruria,*

* Il demotico graficamente corretto è Populonen- ses. Per la città si trovano le forme Populonii e, più frequenti, Populonium e Populonia, etrueca Pupi una. Avanti p. 77. Per la natura della città la dichiarazione rutiliana (I 405 sgg.): sed speeulam validae rupis sortita vetustas, | qua fluctus domitos arduus nrget apex, I castelhim geminos hominnm fnndavit in usus, \ j)rae- sidiuin terris indiciumque fretis.

* Luoghi citati di Livio e Stradone a p. 7 e 49. Come a Cosa, cosi a Populonia, ambedue castelli marit. timi, si fa cenno di un tinnoscopio. del quale anche otrari

Industria metallurgica 109

Difatti il primo ricordo di Populonia nella Industri»

motallTir- tradizione storica è collegato coli' industria me- gioa

tallurgica, per la quale potè essere utile a Roma

nel 205, fornendo Scipione del materiale che essa

aveva a sua disposizione.' E tale importanza side-

si conserva il ricordo nella punta delle Tonnarelle, non essendo del resto cessata neppure ora la pesca.

^ Liv. XXVIII 45, 15. Ferro avrebbero dato i Po- puloniesi, mentre i Volterrani avrebbero messo a dispo- sizione iute r amenta navium e frumento: concorde in ciò la tradizione manoscritta. Per congettura è stato proposto inceramenta. Ma non sembra che ci sia suf- ficiente ragione per sostituire alla lezione dei codici la congetturale; poiché, pur generica, l'espressione inte- r amenta include materiale o di legno o di ferro per le navi, e potrebbe trovare un qualche sostegno nella lezione di un recente manoscritto liviano, dove si legge ferramenta (in Weissenborn). La congettura incera- menta rivelerebbe che i rapporti con la Corsica non erano del tutto omessi; poiché quella materia era, al- meno in altri tempi, importata dall' isola vicina. DiOD. V 13, 4 : £7wl xivac, y^pòvouc, xwv ev ff; Kupvtp uó- Xstov %upceuovx£(; eX^^avov uapà twv èy^wpctov tpópoui; ^yjX''v'ìr]v xal xrjpòv xal {jiéX',, (puo[JLéva)v xoutcov 5a'];iX(ì)v èv XTj vf,a(p. D' altra parte il pa-^so liviano conférma ancor una volta la lavorazione del ferro cibano in Po- pulonia, della quale usufruiva Volterra.

110 Perimetro e superficie

rurgioa è dichiarata nella descrizione del territo- rio fatta da Strabotie, che con Rutilio ci ha la- sciato il rilievo topografico.' Fin dai primordi dell'era volgare rimanevano dell' etrusca città soltanto poche case e alcuni templi,' mentre l'at- tiguo porto continuava ad essere frequentato e per la sua metallurgica e per la sua comoda sta- zione itineraria. Tornò quindi a trovarsi nelle condizioni di una volta, quando non ancora era stata fabbricata la forte città a suo presidio. La determinazione di jtoXixviov, che il geografo a Populonia, ci sembra naturale, non con un preciso Perimetro significato in cui si è inteso. Del resto non grande e «ttp r o ^^^ .j pej.ijj^e,tro e l'area della cittadella, misu-

' V 223; I 401 sgg.

* Plinio {». h. XIV 9) assevera di avere veduto nella città di Populonia un simulacro di Giove, fatto con legno di vite, ancora ai suoi tempi intatto. Ciò potrebbe con- seguentemente confermare le informazioni straboniane. Ma anche fuori la cerchia murale, e propriamente nel declivio aderente al porto, oggi di S. Gerbone, non do- vevano mancare dei sacelli etruschi, di cui 1 recenti scavi hanno messo in luce delle tracce (Milani in Not. scavi 1908 p. 218 sgg.).

Decadenza e fine della città 111

rando l'uno e l'altra rispettivamente circa m.2500 e ettari 25, della quale area tutt'oggi una picco- lissima parte rimane abitata.^ La decadenza per- Decaden- za o fine tanto e la susseguente fine della città era già com- della città

piuta nel quinto secolo, stando alla testimonianza oculare di Rutilio :

agnosci nequeunt aevi monumenta prioris : granata consumpsit moenia tempus edax. sola manent interceptis vestigia muris ; ruderibus laiis teda sepulta iacent.

' Tolomeo (p. 324) distingue la IIoTtXwvtov nòliq dal EEoTcX óvtov (3cxpov, intendendo naturalmente che il promontorio tutto, sul quale si ergeva la città, era pure denominato di Populonia. Non abbiamo documento per assicurarci della coesistenza di tre porti Populoniesi (Mi- lani Nat. scavi 1908 p. 225). A sud del promontorio s' insinuavano altri due porti, dei quali solo uno 1' anti- chità frequentò, e di rado: quello di Falesia, situato a est, la cui importanza appare collegata colla costruzione della via litoranea (Rux. I 371 sgg. It. mar. 501). La storia di Falesia è connessa con quella di Piombino, di cui fu quella il porto vecchio e che è di origine me- dioevale.

112 Sede episcopale, Massa mar. erede di Populonia

Sede epi- Eppure divenne sede vescovile e uno dei primi

vescovi fu Cerbonio.' Solo al tempo di Gregorio Magno le condizioni della città con la diocesi erano così miserande per le devastazioni Longo- bardiche, che quella fu affidata alle cure del ve- scovo viciniore di Roselle; ' sin che il sorger della città di Massa fece trasportare in questa la sede della chiesa di Populonia, che ormai già da tempo era di fatto abbandonata; del che è pure prova il rifugio di Cerbonio nelT isola d' Elba al soprav-

Massa ma- venire dei Longobardi. Cosicché l' inizio della

ri tt ima e- ..t,.^ in , ^^ -r\ ^

rcfle di Po- Citta di Massa segna la une storica di Populonia,

piiloma della quale quella fu 1' erede legittima, mentre la

diocesi continuò e continua a portare il nome. Sulla data del fatto regna incertezza, fissandola alcuni nella prima metà del secolo nono, altri nei primi decenni del secolo undicesimo. E però in- contrastato che nei diplomi di questo tempo la chiesa di S. Cerbonio è significata cattedrale di Massa.^

^ Agostino Cesaretti M«morie sacre e profane del- l'antica dioc. di Populonia ecc. (Firenze 1784).

* Greg. diali. Ili llj epp. I 15.

' Arch. Dipl. Sen. Massa 16 marzo 1016. Sulla que- stione degli inizi di Massa città e capo-diocesi Eepetti: Massa Marittimaj e avanti p. 67 sgg.

Cause della rovina 113

Quindi noa una fu la causa della rovina di Cause del-

. rovina

Populonia, come naturalmente si presenta a Stra-

bone, cioè la rappresaglia dei Silìani : più furono e di esse, indubbia, la prima è il duro assedio con la relativa devastazione compiuta dal partito di Siila.

E non è escluso cke la definitiva rovina per Populonia sia stata la deficienza del porto ormai inservibile e poco adatto alle comodità itinerarie ; per cui altre strade collegavano le isole col con- tinente e altro luogo serviva alla lavorazione del ferro elbano : alla rada di Populonia fu sostituito, quale centro metallurgico, il duplice porto che munisce Piombino, a sud dello stesso promontorio populoniese.^

*■ Il primo ricordo della città di Plumbinum è in un doc. edito dal Muratori dei primi anni del sec. XII (in Ant. It. Ili p. 117 «gg.)- Al porto di Populonia si mutò nel medioevo il nome in quello di Baratovi e poi Baratti, che si nota anzi tutto in un diploma del 28 aprile 1118 (Arch. Dipl. Aroiv. Pis.), ed appare in possesso dei Gberardesca(?). Il nome si è avvicinato a Baratali, castello nella Sardegna, di cui si fa parola nel Breve Pisano del 1286 (in Bonaini Statuti di Pisa, Firenze 1854, I p. 511); la quale corrispondenza ono-

114 Cause della rovina

Ne consegue da tanto che il fortilizio Popu- loniese soggiacque per molto tempo a Roma, men- tre della civiltà romana nessuna orma è stata lasciata nella città nell'attiguo porto. La tradizione letteraria ha in ciò una lacuna, che non hanno colmata, finora almeno, gli avanzi archeo- logici. Della città si ignora la tribù cui appar- tenne, la sorte sua nell' amministrazione romana.

Di tale scarsezza monumentale non è da attri- buirsi la causa soltanto al disastro Sillano,' che, per quanto possiamo giudicarlo dagli effetti sulla contigua Volterra, non può avere del tutto an- nientato Populonia ; escludendolo, fra 1' altro, il fatto che fu una delle prime sedi vescovili ma- remmane.*

mastica appare confermata dai molteplici rapporti che intercedevano fra Pisa e l' isola.

*■ BoRMANN GIL. XI p. 412. Populonia è indicata in una sola iscrizione, che ha il nome di un pretoriano de- gli anni 143 e 144 d. C. ; e parimente una sola è l'e- pigrafe trovata in suolo Populoniese {ibid. VI 2379 ; V 55; XI 2605).

^ Fra i primi vescovi si nota Atello, che fu presente al sinodo dell'anno 501 in Palraira (Ughelli III p. 703).

Osservazioni straboniane su dati itinerari 115

La facilità itineraria con le isole era in spe- OsserTa-

, ^ -in zioni Btra-

cial modo lavorita dalla reciproca vicinanza; que- boniane su

sta però non era tale da scorgere ad occhio nudo rari, la Corsica e tanto meno la Sardegna, per quanto questa non nitidamente, come testimonia Strabone. Il geografo in buona fede combatte le dichiara- zioni di Eratostene e di Artemidoro, per le quali 1' uno infirma la possibilità di vederle dal promon- torio Populoniese, e 1' altro ne misura la distanza a 1200 stadi : tuttavia non riesce a persuadere della realtà della sua identificazione, perché il sistema delle tre isole, che si para dinanzi al massiccio di Populonia, lascia facilmente scam- biare il rilievo della Corsica, il quale del resto in parte è confuso colle alture elbane, permette assolutamente afferrare il contorno della Sardegna.^ Per più vie il territorio Populoniese comuni- cava colle colline senesi, per la via Volterrana o per la via più recente, che, muovendo dalla costa per Massa, raggiunge anche oggi Siena. E palese la recente costruzione di tale percorso Siena-Po-

*■ SxRAB. V 223-224. Delle inesattezze di misura fra le due isole maggiori e 1' Elba e fra questa e la costa abbiamo discusso a p. 7 sgg.

1 16 I porti Falesia e Scabris, Il porto Traiano di Tolomeo

pulonia, dovuta alla importanza assunta da tutta la zona nei primi secoli dell' impero ; ne meno recente è il congiungimento di Siena con Chiusi per la via Cassia. Ne testimonia, almeno per buona parte, un documento epigrafico, che ci ricorda il prolungamento della Cassia da Chiusi per No vae- Statuae a Firenze.' All'estremità occidentale di questa via secondaria, che correva fra la litora- nea e l' interna Cassia, sorse una borgata deno- minata Maniliana, appellativo sporadico ; m.en- tre è comune in tutta la Toscana il derivato dal frequente gentilizio Manlius.*

I porti Fa- Contigui sono il Portus Faleria o Falesia

l«sia e Sca- ,. , n,- •,,• o

bris. 6 laltro dichiarato nel! itinerario marittimo feca-

li porto bris, mentre da Tolomeo si colloca un porto ^^?^?.fJl ^ Traiano Tpaiavò? Xiuriv fra Talamone e il massiccio di Populonia. Se, come appare, la de-

* Vedila riportata in Cluverio p. 569j Repetti: Via CaBsia e CIL. XI 6668.

* Repetti: Magliano; Pieri Top. della valle d. Amo p. 42.

Probabile corruzione del passo, Portovecchio 117

terminazione di Traiano è corrotta nella tradi- Probabile

corruzion» zione manoscritta di Tolomeo e si dev» leggere del passo

Troiano, in tal caso fra la punta della Troia e l'altra di Piombino le guide marittime romane segnavano tre piccole stazioni, che erano poi com- prese nell'odierno golfo di Follonica.^

Del porto di Falesia, che non mancava del- Portoveo- ...... chio

1 abitato e che Rutilio visito, si mantenne lungo

ricordo nel medioevo e solo tardi gli venne la de- nominazione di Portovecchio, quando a Falesia si contrappose Piombino con la rada a ponente.'

* Lo spostamento del porto di Civitavecchia non sa- rebbe il primo errore topografico di Tolomeo, e a que- sto sembrano accedere il Forbiger p. 606 , Nissen II p. 306. Ma è anche presumibile che Troianus sia di- venuto Traianus, Benza la necessità di leggervi un errore, non lieve, geoajrafico.

' RuTiLio (I 371 sgg.) approdò a Falesia e fre- quentò non solo il villaggio omonimo, ma anche il lago pescoso, che gli fu causa involontaria del vivace diver- bio col querulo e maligno custode. Nella prima metà del secolo duodecimo il nome ricorre spesso per l' im- portanza dell' Abbazia appellata dal nome del vico. Nel diploma citato dei primi del sec. XII (in Muratori Ani. li. Ili p. 1117 sgg.) si trova per la prima volta messa in rapporto Falesia col fortilizio di Piombino.

118 Difficolta d'idenfijic. di Scabri con porto Traiano

In continuazione della via Aurelia verso sud- est, distante diciotto miglia, è indicato negli Difficoltà Itinerari il porto di Scabri. La sua man- oazione di sioae isolata ha lasciato disperata l' identifioa-

So»bri cou zione, che pure, per la sua determinazione topo- porto Tra- 7 r / 1 r

iano grafica nelle guide marittime, non può non in-

durre ad un probabile tentativo di riconoscerla. mi pare, come al Cluverio, che tale porto sia un tutt'uno con quello Troiano tolemaico. Le due indicazioni sono ben distinte e in rapporto con due località separate, per quanto vicine.

Aderente all'odierno padule di Scarlino è uno scalo denominato Portiglione, compreso nell'am- ministrazione ecclesiastica, che fa capo a Scar- lino. Il luogo è accennato nei diplomi medioevali e sempre è significato colla qualifica di Porti- lio, che apertamente rivela la sua natura; mentre la circoscrizione comunale è dichiarata quella di Scherlino.*

^ Rispettivamente Arch. Dipl. Sen. S. Agostino di Siena 22 sett. 1104 e Breve Pisano del 1286 (in Bonaini Stat. (ì. Pisa I p. 487) : « Portilionis silicem que est in stagno Portilionis, per homines et communia Sherlini et homines Castilionis Piscariae circum circa ipsam silicem de bonis palis longis signari faciemus infra quatuor nieases, iatluni non est >,».

Portus Troianus, Tpacavòv àxpov e TeXajjiwv Xc^r,v 119

Pertanto la misurazione itineraria antica, la natura che il luogo serbò anche nel medioevo, conservandone l'appellativo generico, e, se si vuo- le, la reliquia in Scarli,no del determinativo Scabri, mantenuto a tutto il territorio circo- stante il porto, portano a congiungere Porti- gliene con Scabri.

Poco distante da Portiglione, soltanto di sei Portus Tro- ... , . . . ... ., ianus

miglia per la misura itineraria, si trovava il Tpaiavòv à-

porto Troiano, e con lo stesso Portiglione era con- ^'^^ x<.u.-f]l "' fìnante la stazione, che nella carta Peutingeriana è indicata Manliana. Abbiamo osservato che è facile l'ammetterò nell'elenco tolemaico un er- rore di spostamento, ma che d'altra parte man- cano vere ragioni a tale ammissione, e che è molto probabile che l'indicazione ci sia giunta deformata nel manoscritto del geografo. l'i- dentificazione del porto Troiano con quello di Scabri è accettabile, per quanto non si escluda, se si consideri l' origine della denominazione di Troiano dovuta alla relativa ubicazione.' Ha in- vero apparenza di probabilità la proposta di leg-

^ Cluverio p. 475.

120 Manliana - Grafia di Manliana, TJhicaziont

gere nel testo tolemaico Tpaiavòv axQOv e TeXo- fxà)v X^iT^v ; ^ ma non pare necessaria, perché l'una e l'altra località avevano promontorio e rada. Piuttosto la designazione tolemaica e l'altra col semplice nome del fiume Alma della guida ma- rittima coincidono e comprendono la medesima rada, che per la sua ubicazione alla foce del- l' Alma e in prossimità al Capo della Troia era cosi variamente significata.*

Manliana Appunto nella zona in parola è situata la sta-

- Grafia di ^^ ^

Manliana zione Maniliana della Peutingeriana, congiungi- mento delle due vie, la Senese e la Aurelia. La corretta grafia del nome ci pare Manliana, pur non eliminando una villa Maniliana, che però non si trova ricordata nella toponomastica Ubicazione italica. di Magliana si conservano tracce, ricordi tradizionali: essa è stata situata o alla

* MiiLLBB in Tolomeo p. 324.

* La tradizione troiana, non recente nei dintorni di Alma, è dovuta verisiruilmente a relazioni greche con le coste dell' Etriiria. Anche il prossimo Talamone gli an- tichi vollero riferire alla leggenda argonautica (Diod. IV PR. P>.

Ad Sextum - Oeììericitd dell'appell., Saena - Antichità 121

foce dell'Alma o a Portigliene. Ma reliquie della via litoranea nel padule di Scarlino indichereb- bero probabile quest' ultima località, nella quale doveva essere conseguente il sorgere di una bor- gata per la natura del punto di facile approdo e di comunicazione coli' interno della maremma.^

Stazione naturalmente romana, come gli altri -^^ Sextum

-Genericità vici sparsi sull'altipiano senese, è la indicata ad dell' appel-

lativo

Sextum, che conseguentemente dal centro mag- giore distava solo sei miglia, alterate nell'itine- rario in sedici. L'indicazione è comunissima e si ritrova in varie parti della stessa Etruria, soprav- vissuta nella semplice Sesto.

Nel culmine della collina risiede la colonia Saena -An- Giulia di Siena. Già notammo le sue origini e la sua dipendenza probabile da Volterra; e osser-

' Errata è la grafia Mariliana. La misura itinera- ria della Peutingeriana e deW Antoniniano è corrotta j il numero XVII, che non erratamente sta a indicare la distanza fra Scarlino e Populonia, si è attenuato in XII. Targioni IX p. 205 e Cldverio p. 476.

122 Colonia a supero mari Sinensia, Il nome

vammo pure, che relativamente alle altre comu- nità etrusche, recente è la sua tradizione storica. Non è cosi della sua importanza storica, che ap- pare documentata dalla iscrizione nella tribù U- fentina. Pur tuttavia l'indipendenza di Siena può essere anteriore, e un indizio non trascurabile si trova in Livio là, dove parla del convegno di co- Colonia Ionie nell'anno 207 in Roma.^ Fra queste è ri- a sxipero ^ , •^ , - oi

mari Se- cordato il popolo ab supero man benensis.

nensis j^» ^ evidente l'indicazione; ma altrettanto è pa-

lese l'esistenza contemporanea di un altro popolo senese, che non è difficile a identificarsi nel nostro. Il nomo È stato a lungo discusso sulla grafìa del nome,

e dibattuto pure se sia documentata la apparte- nenza alla Ufentina. Si trova Saena, Sena e Senae, delle quali la genuina e più antica è la prima. Per la correzione grafica del nome è stata con giustezza addotta la trascrizione greca con- servata nella geografia di Tolomeo, che ha Saiva; cui fa riscontro la lezione epigrafica ripetuta di Saenensium e di Saena.' Ma di fronte a tali testimonianze i dubbi non sono del tutto dile- guati ; come l' incertezza perdurò ancora, quando

^ Liv. XXVII 38, 1 sgg.

* CIL. VI 1793; III 5538; VII 1345.

Vicende nella soggezione a Roma, Sua indipendenza 123

si era acutamente riconosciuta dal Repetti ^ la

Siena maremmana in una iscrizione del museo

vaticano coli' elenco di pretoriani per l'a. 143 e

144 d. C. fra cui due della città di Siena; perclié

questo monumento, come del resto l'altro citato,

che riporta il ricordo dell'orde Saenensium,

poteva riferirsi alla Sena- Gallica. Se non che

il ritrovamento di epigrafi in territorio Senese,

con l'aggiunta della relativa tribù, ha tolto ogni

dubbio non solo sulla realtà dell'appellativo, ma

anche ha certificato della iscrizione di Siena nella

Ufentina.*

Quali vicende abbia traversato Siena dopo Vicende

nella s©g- l' assoggettamento dell'Etruria a Roma, per l'as- gezione a

senza di notizie, è dato solo di indurre dalle

condizioni degli altri centri maggiori e minori.

L'indipendenza, e quindi l'importanza sua. sono Sua indi-

pendenz» chiarite dal fatto di appartenere essa a diversa

tribù dalle città circonvicine. Ed è certo che, al- meno dal tempo della legge Giulia, Siena è di-

All'art. Siena; dove si trova riportata in breve la lettera, che sul proposito scrisse Baktolommeo Bor- ghesi (25 ottobre 1843).

* CIL. XI 1804, 1805, 1815 e le ricordate III 55S8, VII 1345.

124 Circuito romano-medievale

chiarata di pari grado alle altre città etrusche, ed è capoluogo della regione che la circuisce ; d'altra parte limitata dai territori di Arezzo e di Chiusi ad oriente, e ad occidente da quelli di Volterra e di Roselle. Dalla condizione di fede- rata Siena può essere passata a quella di colonia Giulia attraverso le dure circostanze, in cui e- gualmente si trovarono Volterra, Chiusi, Arezzo e Populonia, le quali, esposte alla vendetta di Siila, dovettero vedere i loro territori divisi fra i seguaci del vincitore; ed a questi legionari an- che la campagna Senese, che occupava la parte media dell'accentramento della furia Sillana, do- vette cedere.' Circuito È naturale che la colonia Senese non abbia

medieva- mantenuta immutata la sua topografia, e ohe que- sta abbia preso un nuovo aspetto e insieme sia

stata profondamente alterata per le successive ci-

* Aranti p. 102 e 113, per la sorte dei Volterrani e dei Populoniesi. In particolare Cic. pi'o Rose. 7, 20. Sui donativi di Sili» Livio {per. 89) dichiara che nei luoghi vinti furono collocate 47 legioni, dividendosi fra quelle il territorio. Zumpt De coloniit Boman. miliiaribus in Com- meniationes epigraphicae p. 250 sgg.

Circuito romano-medievale 125

viltà etrusca, romana, medievale. Non è davvero agevole ricostruire il circuito romano, ma tracce e ricordi della sua delimitazione non mancano. Il centro, e ne serba ancora il nome, fu la piazza del campo, che la tradizione costantemente chia- mò Campus fori: i punti estremi sono indicati dall'antica porta all'Arco, di cui il ricordo è nell'Arco di S. Agostino,* nei pressi della Chiesa di S. Pietro attigua a Castelvecchio, e a nord dal- l'Arco Antico, che portava un'epigrafe, oggi ridotta in un deplorevole frammento,* quasi di rimpetto a S. Maria della Neve.

Per le designazioni estreme del cerchio, a est 6 a ovest, può "in qualche modo guidarci la linea che passava per il centro della colonia, l'odierna Piazza del Campo. Ed infatti di questa strada trasversale se ne può vedere il termine nelle por- te, che troviamo ricordate nel medioevo, cioè la

*■ Nei documenti la vecchia porta è contrassegnata coli' appellativo di Aurea. Sulla persistenza della tra- dizione Rossi II p. 41.

Per notizie particolari Giulio Piccolomini Siena illustre per antichità celebrata (manoscritto in Bibl. Com. Sex.) p. 64; B. Benvoglienti p. 13.

126 Questioni di una cinta con costruzioni etrusche

porta Salaria e, dal lato opposto, quella nei dia-

torni della Chiesa di S. Martino.'

Questioni Tali i limiti della Siena romana che rimasero,

ili una ci 11- . ^ .

ta con co- si può dire, per buona parte dell'età di mezzo;

trusch© ® ^^ passò dal cerchio romano all'attuale, che è

il medievale; benché non manchino testimonianze

di un allargamento di cinta, avvenuto nel secolo

XIII anteriore al definitivo, che è della fine del

medesimo secolo.* Alla delimitazione del perime-

' B. Benvoglienti p. 27 sgg. Delle due porte si parla nelle Deliberazioni del consiglio generale e. 29 (in Arch. Sen.) per un restauro compiuto nel 1330, e (porta Salaria) nel Consiituto del Comune di Siena in L. Zde- KAUER p. 194 rul). 68.

Anche in Siena il giro delle rogazioni era circoscritto alla cerchia antica, che per altra via è stato da noi trac- ciato. E in Siena egualmente il medesimo rito cristiano esige la benedizione dei punti principali dell'antico pe- rimetro (Orda officiornm ecclcsiae senentis, ah Oderico eiusdem ecclesia» canonico anno MCCXIII compositus, Bononiae 1766, cap. CCXXV ; Malàvolti Historia di Siena p. 11 b). Su ciò la mia memoria su Pisioriae in 8t. st. per VAnt. class. IV (1911).

* I documenti copiosi sulla costruzione dei vari pe- rimetri murali sono diligentemente raccolti dal Repetti: Siena .

Questioni di una cinta con costruzioni etrusche 127

. \

tro antico si riferisce pure la questione se sia esistito anteriormente a quello uno più antico di natura etrusca. Il fatto che in monumenti del se- colo decimo secondo e terzo si trovi riprodotta la forma antica della città con costruzioni, che ricordano l'architettura etrusca, non ci può ba- stare per ritenere probabile uaa Siena città etru- sca, né meno, come è stato chiamato, castello mu- rato. Non è del tutto escluso che gli artefici del sigillo e del codice miniato, i quali appunto ri- producono l'antichissima urbe,' abbiano veduto le tracce almeno del vetusto cerchio; ma d'altra parte è noto quanto possa la fervida fantasia ar-

*■ Il sigillo si trova oggi nel Museo Nazionale di Firenze ed ha la scritta in giro « vos veteris Sene si- gnum noscatis amene ». Non è difficile indurre, per quanto il Manni (sopra i Sigilli antichi de' sec. basti XVI p. 131 sgg.) lo dichiari fra i più antichi del ge- nere, dagli elementi paleografici, che non risale oltre la fine del secolo decimosecondo. Il codice con la minia- tura appartiene, secondo la dichiarazione cronologica, all' a. 1224 e contiene il Memoriale delle offese fatte al comune e ai cittadini di Siena ordinato nelV anno 1228 dal potestà B. Ouicciardi bolognese, pubblicato da Luciano Banchi (Firenze 1875).

128 Questioni di una cinta con costruzioni etrusche

tistica nelle ricostruzioni di monumenti storici, anche i più accertati. davvero può tale tradi- zione artistica trovare un forte appoggio nella letteraria, che n' è assai posteriore e che proba- bilmente risale ad un'unica fonte, la monumen- tale.' Ed anche l'accenno, che si è voluto vedere a costruzioni etrusche in una iscrizione della fine del quarto secolo d, C, non può meritare una seria accezione. Vi si parla di un restauro ad un acquedotto andato in rovina per la vetustà e le vicende dei tempi, per cui al munifico con- cittadino eressero i senesi una statua, della quale solo un frammento della base marmorea si con- serva.' La causa del decadimento dell'edifizio è significata indubbiamente dalla lunga età, che non può essere che la romana, d'altra parte di

* Gli storici senesi fanno capo tutti alla descrizione di Bartolommeo Benvoglienti p. 12.

' CIL. VI 1793 : probitaie morum industriaque vivendi atque utrisque litieris erudito iam inde a maioribut suis inlustribusque familiit civitatit patrono, cuiiis opera ac beneficio recepit civiias elementuìn, cuius meatum serie» tem- poris vetusiasque consumserat ecc. Non si conserva il nome del personaggio onorato.

Vetuste origini della cattedra episcopale di Siena 129

non breve durata, poiché il monumento porta la Vetuste o-

nr^ A /-. rigimidella

data del 394 d. C. cattedra o-

L)- , i. j- o- ' i. piscopale

importanza storica di biena romana e at- ^^ Siena

testata anche dal fatto che le origini del suo Vescovado sono assai remote, come l'attesta la controversia sorta fra essa e Arezzo per diritti diocesani al principio del secolo Vili. il pri- mo vescovo sarà stato Mauro, che fu eletto circa il 637,^ giacché nella dichiarazione di Luperziano, vescovo aretino, nel 715 contro le pretese del diocesano di Siena è manifesta l' antichità della cattedra episcopale di questa. E non è avventato ascrivere fra i primi, nei fasti episcopali senesi, l'Eusebio, intervenuto al Concilio romano nel 465, che si contrassegna episcopus senensis.

Al progresso civile, politico, economico* del- Ad Not»8-

,,• ,. . . , ., IT ad Statnas-

r antico vico etrusco si deve il sorgere degli j^^ Mensu-

altri centri minori di natura romana sulla strada, ^*^

che si ricongiungeva a Chiusi. A capo della via

* Ughelli III col. 528.

* L' epigrafe citata può in parte attestare le condi- zioni civili ed economiche della colonia, mettendo in rilievo uno di essa, illustre per nascita, per dignità di

130 Ad Novas ad Statuas - ad Mensulas

senese, che un'epigrafe monumentale di gratitu- dine all'imperatore Adriano segna nel principio, si trovano due stazioni, indicate negli Itinerari semplicemente ad Novas e ad Statuas. I no- mi dfi due piccoli centri accennano evidentemente a nessuna circostanza particolare del luogo e sono tutt' altro che generici, come è apparso ad al- cuno; mentre d'altra parte la diversità di signi- ficativo negli Itinerari potrebbe essere apparente e non riferirsi a differenza topografica. Nella to- Tanto ad Novas quanto ad Statuas più di

oa italica ^^^ volta si notano nella toponomastica italica.^

costumi, per la sua operosità, erudito nelle lettere la- tine e greche, e massime generoaament© munifico. Anche dei singoli ordinamenti coloniali si conserva traccia si- cura nelle iscrizioni che ne ricordano i magistrati: CIL. XIV 172 per il Curator reipublicae; XI 1806 per il Flamen Etruriae. Sulla testimonianza dei seviri augustali l'iscrizione coli' esplicita menzione in Bui- lettino Senese di $toria patria (II p. 74-88), illustrata da Pietro Rossi.

* Così ad Novas fra Rimini e Ravenna, fra Capua e Gaudio. Parimente l'indicazione ad Nonas della Tab. peut. sulla via Aurelia in prossimità del fiume Fiora, ha da leggerai Novas. Oltre che sulla via Chiusi-Siena si

Nella toponomasti<^a italica 131

Il determinativo novae rivela naturalmente, ma con nessuna differenza, essere recente la mansione, che poteva essere determinata col titolo parti- colare di statua. Il luogo dei due piccoli centri è stato riconosciuto nei pressi dell'odierno Mon- tepulciano, il quale nome non è poi di data nuo- va, ma si trova nei documenti fin dai primi se- coli del medioevo. Infatti in atti del secolo ot- tavo si ricorda il Castello Policiano: quando Polici»no si tratta della contesa pei diritti ecclesiastici fra il vescovo di Siena e di Arezzo, e, alcuni anni dopo nel 790, di una donazione fatta da un chie- rico in favore di una Chiesa nel Mont' Amiata.*

ricordano le stazioni ad Statuas fra Roma e Anagni, e sulla strada di Regium dei Bruttii. II nome proba- bilmente ha da riferirsi ad un monumento onorifico, eretto alla munificenza imperiale. Per una stazione omo- nima sulla via Labicana a 18 miglia da Roma, Nibby Analisi dei dintorni di Eoma III p. 115.

Ricerche particolari sulle stazioni indicate ha fatto il Gamdrrini Ricognizione delle mansiones ad Novas, ad Statuas, ad Graecos lungo la via Cassia, da Chiusi a Fi- renze in Noi. Scavi 1898 p. 271 sgg.

^ I documenti sono citati nel Rkpetti : Montepul- ciano.

132 Policiano, Territorio ad Mensulas Nome

Inoltre l'appellativo stesso di Policiano signi- fica l'origine indubbiamente romana, equivalendo a Publiciano per un gentilizio Publicius.* Cosicché il territorio è tutto romano; come si deve alla civiltà romana la toponomastica e con lei la fondazione dei modesti centri dell'attigua

Territorio terra, nelle guide chiamata ad Mensulas.^ Il ad Mensu- -, ir i

las-Nome nome potrebbe avvicinarsi al Mensola non raro

nella campagna Toscana e che, a differenza del- l'altro ad Novas, si è mantenuto per il medio- evo; né del resto è sparito tutt' oggi. E colle- gato con un borghetto S. Pietro a Mensole, che ad un tempo conserva la tradizione romana e la

' Non è del tutto esclusa la dipendenza da un Pu- blisius: e quindi un Publisiano, da cui Puliciano nell'Aretino (Pieri T02). d. valle d. Arno p. 51). Per le amenità suirorijjine del nome, Spinello Benci Storia della citta di Montepulciano (Firenze 1641).

^ Il Cluverio (p. 569) dispera di poter dalla sem- plice indicazione della Tah. peut. identificare il luogo : « quum Inter moutem Pulcianum et praedictam Umbro- nis ripam XV fere sint millia passum ; hoc spacio in treis aequae parteis diviso, Manliana fuerit ad V lapidem ab eo opido ; locus autem ad Mensulas ad X, quamquam auctorem Tabulae ita scripsis«e, nunquam ipse credi- df^riin ».

Fondo Umbricianus 133

successiva cristiana, distante circa un miglio dal

comune di Sinalunga.' E nelle vicinanze di San Fondo Um

.... brioianus

Pietro fu pure trovata un iscrizione sepolcrale

con la menzione del gentilizio Umbricius, don- de è facile arguire l'origine del fondo Umbri- ciano attiguo a Mensole.*

*■ La tradizione cristiana attribuisce la fondazioae della pieve di S. Pietro a S. Donato, vescovo Aretino del tempo di Giuliano l' Apostata : « templum hoc ve- tustissimum olim sub titulo S. Petri de Arentulo, quod- que palam ex inveterata iucolarum traditione una ex septem plebibus S. Donati nuncupatur ». Cosi in una epigrafe al lato destro della chiesa.

' CIL. XI 2594. Targioxi IX p. 265 sgg. e Gamur- RiNi in Nat. scavi 1898 p. 272. Sull'antichità del piccolo centro romano abbiamo solo a prova una modesta stipe votiva ad Ercole, che non scende oltre il tempo di Ce- sare, né va oltre il II secolo a. C.

Sulla estensione del determinativo Mensula nell' E- truria, Repetti: Mensola; e Pieri Ale. eleni. Etr. p. 25: Mensola = Me Isaia dall'etrusco Muls-una e latino Mels-onius. Tracce della civiltà etrusca non mancano in tutta la zona, specialmente nella parte alta [Noi. scavi 1897 p. 386 »gg.; 1898 p. 19 sgg.).

Il Gamurrini {Mansiones ad 2^ovas etc. p. 278) cita una pieve dell'ottavo secolo denominata Sancta Mater tcclesia ad Mensulas nei dintorni dell' Orcia.

134 Manliana, Duplicazioni di Manliana

Manliana Fra le due mansioni l'itinerario della Peutin-

geriana segna anche una Villa Manliana, ma non si e voluto prestar fede all'attendibilità della notizia, ritenendosi che nella medesima guida si sia duplicato e spostato il nome di un unico fondo, che si trova omonimo sulla via Aurelia e Duplica- sulla Chiusi-Siena.^ Ed anche la MavÀidva di To-

Manliana lomeo non può portare alcun appoggio alla tesi della duplicazione del vico; poiché è anche essa lucidamente posta sulla via interna e non sulla litoranea, e per di più nella prossimità di Siena. Ed infatti il nome nella terra di Montepulciano non è raro; ed un borgo vicino a Torrita lo tra- manda, insieme ad un altro piccolo centro in quel di Chianciano.* Origini Che pertanto il sorgere e lo sviluppo succes-

Montepul- ^^^° ^^ Montepulciano e di Sinalunga, che col

ciano© Si- probabile dichiarativo di Sinus longus ne ri- nalunga

vela i primordi romani,' siano collegati con la

' Cluverio p. 476j Forbigbr p. 609; Repbtti: Man- liana .

' Pieri Tojì. d. valle d. Arno p. 42.

' Il trapasso da Sinus longas a Sina-longa e Agiualunga è parso ammissibile. Il desiderio mani-

\ Origini recenti di Montepulciano e Sinalunga 135

stabilimento dei piccoli centri per il territorio Senese, e particolarmente con ad Novas e ad Mensuias, è assai probabile, quantunque la po- sizione di quelli adagiati sul clivo di monte di- chiari, fino però a un certo punto, la loro dipen- denza cronologica.

Una deviazione dalla via Senese, fra questa ^^ Grae^

^ cos - ad lo-

e la continuazione della Cassia per Arezzo, è la glandem

detta Cassia nuova, che si ricongiungeva con

l'itinerario di Arezzo per Firenze. Il percorso, MiBnr.'izio-

ne itinera-

che si trova indicato in una colonna miliaria, la ria della

O il A f^ ì ali T^ fìT*

quale certifica dell' autore del nuovo tronco stra- Firenze dale' none stato letto con esattezza; e l'errore

festatosi nei paesani, ai primi del secolo XVIII, di cam- biare il nome di Asinalunga, quale un peggiorativo, non era giustificato (Vkstkixi Saggi delle dissert. delVAccad. etrusca di Cortona VII p. 51). Il nome non compare prima del sec. XIII; poiché nel 1197 Sinalunga si trova compresa fra le terre che erano soggette a Siena.

*■ Hadrianus viam Cassiam vetustate collahsam a Clu- $inoruin finibus Florentiam perduxit millia patsuum XXCI. L' iscrizione completa è riportata, fra gli altri, dal Clu- VERio p. 569, dal Re petti : Via Cassia e nel CIL. XI 6668.

136 Ad Graecos - ad logl., Mis. itin. della Cassia per Fir.

dalle SI miglia è dovuto probabilmente all'au- torità del primo che la riferi, ma imprecisamente e affrettatamente.' Due in questo tratto sono le mansioni segnate dalla Tavola, ad Grraecos e ad loglandem.

La prima è posta a nove miglia da ad No- vas, da cui ha origine propriamente il trivio; per Siena a ovest, per Firenze diretta, per Arezzo a est. Se, come appare, il vico ad Statuas del- l'Itinerario Antoniniano è il punto di partenza per contare la distanza sul tracciato della nuova Cassia, l'ad Graecos, che ne distava circa tre- dici chilometri o nove miglia indicate dalla Peu- tingeriana, si trovava nelle vicinanze del tor- rente Foenna, fra i castelli di Rigomagno e Far- netella, dove è ricordo che sia esistito un vico Vico Duo- Duodecimo, il quale dava il nome ad una

decimo . t o n ^ ' , -i ^^ n

pieve di o. Sceiano non più esistente dalla line

^ Il Gamurrini neir art. cit. {Bicognizione delle man- siones ad Novas ecc. p. 274) riporta la esplicita dichia- razione del Panvinio, che per il primo la lesse e la copiò, mettendo in guardia lo studioso dell' epigrafe. È probabile che il dato itinerario scolpito sia LXXI, quan- te sono le miglia sul tracciato. Sulla pietra di sicuro sono leggibili soltanto // X // I.

Vico Duodecimo, Ad graecos dal gentilizio Graecus 137

del secolo decimo sesto.' La ragione dell'appel- lativo è non sicura. Richiama certo alla mente vari altri nomi di luogo, che si presentano con simile base nominale; cosi Gricciano, Gric- cena e G re ce na,^ formati dal gentilizio latino Graecius e dal nome di persona etrusco Cra-

cina. Quindi l'indicazione toponomastica del- Ad graecos

11T I 11 1 r> 1 dal gentili-

1 itinerario non ha nulla che taccia pensare ad zio Graecus

una presunta colonia di Greci. ^ Piuttosto si con- nette al Graecius o Graecus, come Foci o Fosci in Val d'Elsa risale al personale primi- tivo PusGus o Fuscius.

La successiva stazione ad loglandem pren- Condizioni

tìsiche del- deva nome dalle condizioni speciali della loca- la terra ad

,.,,,, , . 1 ... lofflandem

lita, nella quale non rari dovevano esservi i noci:

^ Gamurrini Mansiones ad Nova s ecc. p. 275 n. 1, e Nat. scavi 1899 p. 217.

La più antica menzione del vico appare in un docu- mento del 1053. Arch. Capitol. Aretino in Ubaldo Pasqui Documenti per la storia della citta di Arezzo nel M. E. (Firenze 1899) p. 254 sgg.

* Anclie Griccianello, Griccianino, Grecciana e Greccianella : la maggior parte nella valle dell'Arno nella vai di Chiana.

' Gamureini Mansiones ad Novas ecc. p. 275 n. 2.

138 Cond. fisiche della terra ad logl., Ad Slatuas cap. itin.

nella toponomastica italiana frequenti sono i luo- ghi chiamati ad Pi rum, come nel Piceno, nel Sannio e nell' Apulia; e si ricordano, per quanto sporadici, luoghi ad Malum.* Ad Sta- Pertanto la coincidenza dei due nomi di D uo-

tuas capo- decimo e ad Graecos nel medesimo luogo, se luogo iti- "^

nerario significa l'esistenza ad un tempo di due nomi

per il medesimo luogo, l'uno generico e l'altro specifico, conferma non tanto il diverso punto di partenza per il trivio della via Cassia, quanto fissa il principio della nuova per Firenze da ad Statuas. Infatti per la Senese si ha da partire da Chiusi, senza però computare il tratto, appa- rente nella Tabula, delle nove miglia comprese fra Chiusi e ad Novas, per cui risulterebbero 48 all' incirca, quanta è la distanza da Chiusi a Siena; per l'Aretina, a partire ugualmente da Chiusi, si ha da aggiungere il tratto di 12 miglia fino ad Statuas, che con la differenza di venticin- que fino ad Arezzo formano la distanza esatta di 47; per la Fiorentina la prima pietra miliare deve porsi al miglio da ad Statuas.

*■ Per quest' ultimo De Vit Onomast.

Rusellae e Ubic, (xross. erede di Boselle Primordi 139

Congiunta con la costa era la parte interna Rusellae e per mezzo della via naturale, che seguiva 1 Om- brone. Sulla destra del fiume e nella sua valle inferiore, distante da Vetulonia quindici chilo- metri, sorgeva Rusellae.^

Le sue vicende della città sono avvolte nell'o- Grosseto e-

. , ... . redo di Ro-

scurita come le sue origini, per quanto la sua esi- selle - Pri-

stenza si sia protratta nel medioevo. Poiché la fine di Roselle è ufficialmente dichiarata, quando nel 1138 Innocenzo II ne trasferisce la cattedra episcopale nell'attigua Grosseto.' Le ragioni della decisione dal pontefice stanno nella desolazione

* Cosi è Ift esatta grafia, secondo la tradizione epi- grafica {CIL. XI 2618), che è d'altra parte confermata dalla letteraria che ha Ru sella nus, e in Tolomeo e Dionisio (11. oc.) TcjoéXXai e Toua-.Aavoi.

* Ughetxi X p. 268 : « quoniam Rosellana ecclesia multorum praedonum in circuita habitantium stimulis et infeatationibus agitatur, et popnlus eiusdem loci ad magnam deeolationem atqiie paucitatem, peccatis exigen- tibus, est redactiis ; coramnnicato fratrum nostrorum Con- silio, dignitatem episcopalis sedis in eadem urbe hacte- nus habitam in Grossitanam civitatem apostolica aucto- ritate traneferiraus ».

mordi

140 Antichità storica

dell'antica città e nella poca sicurezza della chiesa Rosellana, sebbene le une e le altre siano stret- tamente connesse con le condizioni miserevoli, nelle quali ormai versava la citta Etrusca. Alle due chiese di Populonia e di Roselle era riser- vata la medesima sorte, se non che quest'ultima sopravvisse all'altra ed anzi ebbe la custodia del-

Anticbita la prima da Gregorio Magno.' Si è detto giusta-

Btorica -I-, 11 - T^ 1

mente che Roselle partecipo con Populonia alla

eredità di Vetulonia; ma tuttavia le due eredi non ebbero uguali le origini e 1' antichità, che per Roselle appare certificata dall' avere essa fatto parte della confederazione. Ed anche la tra- dizione letteraria la ricorda con Volterra, Chiusi, Arezzo e Vetulonia in aiuto dei Latini contro i Tarquini ; e durante il terzo secolo la troviamo alleata a Roma, ed in questa condizione nel 205 mette a disposizione di Scipione contro i Carta- ginesi i mezzi, di cui disponeva.' Ma d'altra parte

» A p. J12.

' DioNTS III 51. Livio (X 37, 3) parla di Roselle espugnata ; il che sarebbe in contradizione con la con- dizione, nella quale la città venne a trovarsi dopo. Per- ciò i particolari esposti dallo storico non danno molto

Area 141

le reliquie archeologiche ed anche la tecnica delle mura possono farci arguire la relativa antichità di Rosolie di fronte a Vetulonia, dalla quale forse, nelle origini, fu dipendente; quantunque assai presto dovette trovarsi di fronte ad essa e li- bera, appartenendo tutte e due alla dodecapoli confederata. L' una e l'altra erano congiunte con una via interna, che si apriva dalla porta Rosel- lana di ponente rivolta a Vetulonia.^ Il perimetro Are» murale di m. 3150 e la sua altezza di oltre 7 metri, se rivelano la inferiorità della città di fronte alle altre due della regione, cioè Volterra e Vetulonia, dichiara nonostante con la sua su- perficie di circa 60 ett. la superiorità su Popu- lonia e Cosa.

affidamento. Del resto anche 1' accenno nel medesimo storico {ibid. IV 5) di una guerra nel Eosellano pochi anni avanti uon dice nulla in favore della espugnazione di Roselle. Per gli aiuti a Scipione Liv. XXVIII 45.

Le notizie archeologiche sono state diligentemente raccolte da Giovanni Antonio Pecci Memorie di Boselle antica citta di Toscana in Novelle letterarie di Firenge XX (1759) col. 546-53, 561-67, 581-38; XXI (1760) col. 435-43.

142 Decadenza, Monumenti romani, Moscona

Decadenza Eppure la non breve vita di Roselle ci ha,

almeno dalla suppellettile archeologica fin qui conosciuta, lasciato testimonianze che durante il periodo romano l'estensione delia città non si man- tenne pari a quella dell'età ^^trusca. La città fu co- lonia di Ottaviano, donde facilmente se ne deduce la condizione giuridica di comune nei tempi an-

Monumcnti teriori.^ E della romanizzazione rimangono prove romani

monumentali non solo entro la stessa cerchia

della città, ma nello stesso territorio. All'anfitea- tro, rasente le mura interne di Roselle, all'acque- dotto di fattura romana ivi interno, ai ricordi epigrafici e numismatici disseminati sul suolo della città' rispondono qua e nelle terre a- diacenti i ricordi romani ; e gli stessi primordi Moscona del castello di Moscona colle attigue Terme e gli altri del centro denominato Grossetum

Limitazio- sono romani.* Ma la città etrusca appare già no di Rosel- le romana

/ CIL. XI 2618 e Plin. n. h. Ili 51. Beloch IL Bund. p. 12.

» CIL. XI 2620, 2623 e 2624. Pkcci mem. eit.

» CIL. XI 2616, 2617, 2618, 2619, 2621, 2622; e lo studio ricordato del Pecci. Corretta è la grafia di Grog- eturn; artificiose e destituite di valore filologico e

Limii. di Roselle romana, Becenza dell' oppido etr. 143

decadente nel periodo della sua condizione di colonia romana: la costruzione dell'anfiteatro nella cerchia delle sue mura, le tombe coi ri- cordi romani sparse per il suolo intermurale, se uon dicono la miseria di Roselle, ne limitano l'estensione, come accadde a Volterra, nella quale la cinta romana fu minore dell' etrusca.

è priva d'importanza la scoperta di tombe Recenza

... f^ell' oppi-

primitive etrusche entro il circuito Rosellano e do etrusco

fuori, circostanza che ad un tempo dichiara la

storico sono Crassetum e Rosetum. Pei tentativi etimologici, non davvero probabili, Giov. Ant. Peggi Monografia della eittd di Grosseto e sue adiacenze (Gros- seto 1903); Ant. Cappelli Cronache grossetane (Grosseto 1906). Del resto notizia di Grossetum già si può tro- vare nei principi del sec. IX. Repetti : Grosseto.

A torto il Dehnis nella unita carta dell' Etruria, nella quale non poche sono le lacune e eli errori topografici, pone a nord di Roselle il castello di Moscona, eh© trovasi invece a sud-ovest, poco distante dalle Termo Rosellane o Bagno di Roselle, le quali si trovano più a sud. Arbitraria è 1' origine greco-bizantina del ca- stello (Peggi op. cit.), che ai vuole indicata dal nome uóavo^; castello che invece appare naturalmente etrusco {Noi. scavi 1908 p. 170 sgg.).

144 Saturnia - Ubicazione, Oppido romano

dimora già in un tempo antico di quel popolo, e che il sorgere dell' oppido di Roselle è poste- riore al secolo VII, a quando si riporta la civiltà etrusca testimoniata dalla suppellettile funebre in parola.^

Saturni.-i- Fra l'interno Rosellano e la costa, comprese

fra le foci dell' Ombrone e della Bruna, non man- cano tracce di civiltà connesse naturalmente con le due potenti città etrusche situate lungo il corso dei fiumi, ma quelle sono meno visibili di altre delle quali persiste il ricordo. Cosi è dato costatare anche per il territorio attiguo, traver- sato nella direzione di est a ovest dai fiumi Al- begna (Albinia) e Fiora (Armenta), lungo le cui correnti si stabilirono vici etruschi, che si mutarono poi in fiorenti comuni romani. Oppido L'estremo centro dell'occidente dell'Etruria è

indicato, per l'interno, dalla città di Saturnia, che si ergeva su un poggio alto circa 290 metri alla sinistra dell' Albegna. Gli avanzi murali ed

^ Per il materiale archeologico, oltre lo studio citato del Pecci, Milani Busellae in JVo/. scavi aprile 1887.

romano

Circuito e superficie 145

altre reliquie antiche la dichiarauo esplicita- Circuito e

superficie mente romana, non mediocre, se la superfìcie

compresa entro il chiuso circuito di 3000 metri raggiunge i 50 ettari.' Ed il numero delle por- te, che si aprivano nella cerchia murale, ci può guidare a stabilire non solo le comunicazioni stradali, ma i rapporti sociali che intercedevano coi centri circostanti; delle quali porte una è ri- volta a est verso Bolsena, l'antica Volsi uii, al

* Le iscrizioni latine, che esclusivamente vi si tro- varono, furono da prima raccolte da Luigi Antonio Paolozzi in Novelle letterarie del Lami (1758) p. 582 sgg. Tutte sono nel OIL. XI p. 419 sgg. Una precisa e minuta descrizione del luogo fu pubblicata da Angelo Pasqui in Not. scavi 1882 p. 52-63. Dalle ricerche eseguite sono risultati il suolo e i dintorni abitati da Etruschi ; e la messe monumentale, che testimonia la presenza di questi, irragionevolmente fu dal Dennis (II p. 268 sgg.) non ri- conosciuta per tale, ritenendosi per avanzi di costruzioni della più remota vetustà, per ruderi megalitici. Non pare giustifìcato quanto lo stesso Dbnnis asserisce sulla natura delle tombe, che popolano il piano del luogo detto Bagnosanto fino al torrente Butria, le quali tombe di natura etrusca egli caratterizza per monumenti drui- dici. Su ciò anche Milani in Not. scavi 1899 p. 476-486.

146 Vico Caletrano, Aurini e Aurinia

qual territorio dalla tradizione non è assegnata

Vico Calo- Saturnia. Mentre il luogo che i Romani nel 183

assicurarono con una colonia, e indicato quale

appartenente a Caletra; i Saturnini, che la

goderono, non furono un tempo con eguale nome

chiamati, ma, secondo la fonte Pliniana, avreb-

A urini e bero avuto per demotico Aurini.' Perciò è stato Aurini» . , , ,

ragionevolmente ammesso che, pur appartenendo

all'agro Caletrano, il centro etrusco mutasse con

la colonia romana il nome di Aurinia con quello

di Saturnia. l'accezione del fatto è impro-

* Liv. XXXIX 55; Plin. n. h. Ili 52. Dell'esistenza di un oppidum Caletra e del conseguente territorio riafferma Plinio nel luogo citato. A questo fanno pen- sare le rovine e le memorie etrusche in vicinanza di Magliano, nei pressi di Saturnia; mentre il Dennis (II p. 256 sgg.) vi scorgeva Vetulonia ; donde l'altro errore che Talamone fosse il porto della medesima. Non si ca- pisce poi affatto perché dichiarare Talamone uno scalo di Volterra (Mììixer - Deecke II p. 553). Per l'etimo etrusco di Caletr» Schulze p. 567.

Non è accettabile la connessione del nome con etimo greco, facendolo equivalere a bella terra. Gamuerini Dell'antica diocesi e chiesa di Sovana (Pitigliano 1891) p. 2.

Colonia e nome romano, Suana e sua dipendenza 147

babile, poiché non sarebbe il primo caso che la venuta di una colonia da Roma facesse dimen- ticare il nome antico. È ad ogni modo palese

che Saturnia è il nome recente ed ha l'impronta Colonia

... e nome ro- latina, anche se l'etimo è etrusco; ^ e le sue origini mano

di città sono romane, benché in terra etrusca,

della quale invece fu un umile centro.^

Con egual sorte di Cosa, fu Saturnia alla di- Suana e

sua dipen- pendenza della vicina Suana.' Per quanto il denza

* SCHULZS p. 225. Pieri Di alcuni elementi etruschi etc. p. 46. La grafia corretta è Saturnia, come da iscri- zioni CIL. X 4832; in Dionisio D'Alio. (I 20) è Haxopvca* Il demotico per Plinio è Saturninus; è Satur- ni anus, come è sembrato, tratti in errore dal tolemaico Saxoupvtàva xoXwvia (p. 349), che è nome di luogo. An- che il vico Lucrezio, che un' epigrafe del territorio Saturnino ci ha rivelato, mostra la civiltà romana (Mi- lani in Nat. scavi 1899 p. 485).

* Il Mììller-Deecke ne esagera 1' importanza etru- sca, senza però comprenderla nella dodecapoli.

' La vittoria di Siila riportata contro i Mariani in- torno a Saturnia può dirci assai più del semplice accenno in Appiano (6. e. I 89). La città avrà subito la medesima •orte di Volterra e di Populonia, e, come quest' ultima.

148 Tarda tradizione, Antichità

centro abbia una vita molto antica,* le sue no-

Tarda tra- tizie non recedono dal medio evo. Dell'età prece- dizione . . .

denti non resta ricordo, se si escludono il nome

nella tradizione letteraria e gli avanzi sepolcrali, Antiehitii dei quali il territorio è disseminato.' L' oppido, per quanto inferiore ai due contermini di Cosa e Saturnia, ebbe assai presto la cattedra episco- pale, sulla quale si ricorda fra i primi un Mau- rizio, e comprese nella sua diocesi le due anti- che città, delle quali non rimanevano che le reliquie. Di Cosa Rutilio, nei primi del secolo V, dichiarava

cernimus antiquas nullo cusiod* ruinas et desolatae ìiioenia foeda Cosae.^

non si riebbe più dalla catastrofe. Di Cosa non si parla, ma non è esclusa la sua parte nelle vendette Sillane ; per cui si comprenderebbe come la piccola Sovana fosse sede di vescovo fin dal secolo VII (Ughelli III col. 734).

* Not. scavi 1892 p. 471-472 ; 1898 p. 184 ; 1902 p. 494-509; 1903 p. 217-225.

* In Plinio (n. h. Ili 52) Suanenses; in Tolomeo (p. 349) ISo'jàva. Per la messe archeologica CIL. XI p. 422 e NisSEN II p. 335.

^ Nella prima metà del secolo III la città di Cosa non si trovava in rovina, se al principe imperante eri- gevano ricordi monumentali (CIL. XI 2633 e 2634).

Perimetro, Sede prim. del Veacùvo in Acquapendente 149

Certo non è casuale la scelta a sede episco- Perimetro pale di Sovaiia, che aveva un circuito di circa 1 chilometro e mezzo, mentre Saturnia era com- presa in un doppio perimetro.

Anche l'antichità dalla Chiesa Sovanese è Sede pri-

, .... mitiva del

assai relativa; ne d altra parte le sue origini si Vescovo in

11 1 o r> 1 ' 1 AcQuaDen -

trovano nella vecchia bovana. roiche m un do- d^-ate

cumento di questione di confini fra le diocesi di Sovana e di Orvieto, della fine del secolo decimo- secondo, si ricorda quale prima sede del Vescovo di Sovana la chiesa di S. Ippolito in Acquapen- dente, le cui rovine, anche oggi visibili, la indi- cano sul tracciato della via Cassia fra Bolsena e Acquapendente, attigua al lago,^ poco distante dalle Grotte di Castro: vi si dichiara inoltre che la diocesi di Sovana fu definita, nella prima metà del sesto secolo, dal pontefice Giovanni I, che le diede per centro l'antica città di Sovana. Pertanto la sede della chiesa sovanese, nei pri- mordi, era collocata nel lembo orientale della

* Gamurrini DelV antica diocesi e chiesa di Sovana ; Appunti sulle antichità sacre di Sovana (Numero xinico^ Pitigliano 1898). Per il ricordo dell'antica sede sovane- se, Fumi Codice diplomaiieo d^ Orvieto (Firenze 1884) p. 40,

150 Fasti episcopali

diocesi, la quale si estendeva dalla Paglia al

mare, fra le diocesi di Rosella e di Tuscania.

Fasti epi- Anche i fasti episcopali della diocesi confermano copali

l'origine recente della sede di Sovaua, a capo dei

quali si trova un tal Mauritius della fine del

secolo settimo ; ^ si oppone l'architettura della

Cattedrale, che è documentata posteriore al mille.*

' L'elenco fino al secolo decimoterzo è stato dichia- rato dal Gamurkini {DelV antica diocesi di Savana p. 7 sgg.), correggendo e integrando l'altro dell' Ughklli (III p. 733-734 sgg.).

Il ritrovamento di un sigillo bronzeo in forma di croce del secolo quinto con la iscrizione incrociata Ur- aaci vi va 8 (in Deo) ha fatto pensare che l'Ursacio in parola sia stato un vescoro, cui appartenesse il si- gillo per l'autenticità degli atti episcopali. Cosi egli sarebbe il più antico dei vescovi sovanesi, di cui si ha ricordo.

* Almeno gli ornamenti della facciata e dell' interno appartengono alla metà del secolo duodecimo; sono cioè del tempo in cui era vescovo Pietro (1153-1175), esclu- so dalla lista dell' Ughelli (III col. 736), perché rite- nuto eretico. Tanto della decorazione esterna quanto dell' interna abbiamo documenti epigrafici (nelle due note del Gamuerini), che ricordano il munifico vescovo.

PitUianum - Posizione - Fondo romano 151

L' importanza della diocesi nella nuova sede si rivela dalle premure di Gregorio Magno per mantenersi concordemente fedeli i Sovanesi nel- l' invasione Longobardica.'

Erede della grandezza Sovauese è Pitigliano, Pitilia-

num ero- distante circa tre chilometri dall'antica madre, de della

1 1 II, , T i 1 grandez -

a sud est bagnata dal torrente Liente, che im- ^a di So- mette nella Fiora. Il nome Pitilianum dichiara ^ana- Po- sizione -

il fondo romano per un gentilizio Petilius; Fondo ro- mano la sua storia è anteriore al mille,*

Stazione sulla via Aurelia e ultimo sprone Cosa»

doU'Etruria occidentale era la cittadella di Cosa, a cui metteva anche un'altra via romana secon-

*■ Ep. II 33.

* In più punti del territorio Pitiglianese sono ap- parse tracce evidenti della civiltà etrusco-romana {Nat. scavi 1892 p. 471-472; 1898 p. 50 sgg.; 1913 p. 334; 1914 p. 88; 1918 p. 12). Pitigliano appare in una bolla di Niccolò II in data 27 aprile 1081 diretta al Capitolo della cattedrale di Sovana, ed in un'altra del 5 aprile 1188 di Clemente III al medesimo Capitolo, l'una e l'al- tra citate dal Rbpetti : Pitigliano.

152 Cosae, Origini, Ortogr. del nome, Topogr. straboniana

Origini darla, la Clodia. Come per altri luoghi della re- gione etrusca, l'antichità vantava le remote ori- gini di Cosa e la faceva aiutatrice di Enea alla Ortografia conquista del Lazio.' Non è molto sicura la grafìa del nome, per quanto si abbia voluto trovare co- stante la forma Cosa. È nondimeno certo che, pur accanto alla forma singolare, si trova la for- ma plurale, e non è sporadica tale apparizione nella toponomastica etrusco-latina.-

Topografia Le sue informazioni storiche risalgono al pri-

Btrabonia- , i ,,, i o i i

na - Golfo Ilio secolo dell era volgare, e btrabone ce ne ha

® ^^^ ° conservato la topografia. La città sorgeva sul

colledi 114 m. sovrastante il golfo, da lei deno- minato Cosanus, dove si apriva il porto ottimo per scalo a chi facesse rotta non solo per le isole toscane e per la Sardegna, ma per la Spagna e la Gallia, o per chi dal sud ovest si recasse a

' Verg. Aen. X 168, Serv. ibid. e Macrob. saturn. V 15.

* Avanti a p. 77. Nella letteratura greca la forma plurale si trova accanto alla singolare : cosi iu Tolomeo Kóajat e in Strabone Kóaa (V 222) e Kóaa: (V 225). SoziONE in IsiGOK. NiCAEE. (FHG. IV p. 437) ha la for- ma singolare, se la lezione è esatta.

Golfo e porto, Promontorio 153

Roma.' All'estremità occidentale dell'insenatura, Promonto- rio di fronte alla città, si eleva il promontorio Cosano

o Monte Argentario, nome che non è sicuro se dipenda da formazione latina o etrusca, sicché non esattamente se n' è dichiarata l'origine ro- mana.^

credo, benché sia materia di discussione, che la plaga, quale è disegnata dal geografo di Amasea, sia del tutto mal sicura alla nostra identificazione. Il golfo, di cui si fa cenno e che si volle estenderà da Oentocelle fino alla rupe su cui era Cosa, non risalta affatto nel quadro

1 Liv. XXII 11, 6 (a. 217); XXX 39, 9 (a. 202). Nel 78 a. C. Emilio Lepido s' imbarca a Cosa per la Sar- degna, sfuggendo all' inseguimento di Catulo (Rut. I 297 sgg- e Sall. llist. Maureubrecb er p. 22, 37); nel 49 Domizio salpa di qui alla volta di Marsiglia per com- battere i Cesariani (Caes. h. e. I 34; Cic. ad Att. IX 6, 2; 9, 3); nel 16 d. C. vi si rifugiava Clemente dall'i- sola di Pianosa, portando seco le ceneri di Agrippa Po- sturno, sventurato figlio di Giulia (Tao. Ann. II 39). Per tutte le notizie della tradizione storica cosana Ferdi- nando Carchidio Mem. stor. d. Taìamone. Alla diligenza del lavoro non corrisponde certo la bontà dei risultati.

* SCHULZE p. 416.

154 Stagno, Por f Ercoli, Incitarla

straboniano, dove è palese che il territorio Co- sano comincia appunto con la città, e da lei si denominava il golfo, il porto, il promontorio e lo stagno, oggi di Orbetello, compreso fra il pro- Stagno montorio e la costa. Ed a questa quello si ricon- giunse per due ismi, gli odierni tomboli della Giannella a nord e di Feniglia a sud, cioè l'an- tico golfo cosano,' comprendendo il porto omo- nimo, dal primo secolo dell'era volgare, col nome Port'Ercole dell'appellativo di Ercole; mentre nell'altro gol- Incitaria fo a nord lo scalo originò la stazione Incitarla, oggi alteratasi in porto S. Stefano.* Nel mede-

*■ EuT. I 319 sgg.: tenditur in medias mons Argenta- rius undas \ ancipitique tuga caerula curva premit. \ trans- versot colles bis ternis milibus artat ; \ circuitu ponti ter duodena patet: qualis per geminos Jluctus Ephyreius IstJimos I lonias bimari litore findit aquas. Esatta è pure l' indi- cazione straboniana dello stagno (== Xtp.voBàXax'ca). Il Cluverio (p. 481) inclinerebbe a correggere il tacitiano Cosam Etruriae promontorium in Cosanum; ma è probabile che egli abbia inteso il territorio, non limi- tandosi alla città.

' À torto questo porto è stato collocato in una pic- cola insenatura a ovest dell' Argentario, che oggi si chiama la Torre Calamoresca. Il Cluverio, seguito

cosaua

Domiziana, Corografia cosana 155

simo itinerario è indicata a poca distanza un' al- tra mansione, chiamata Domiziana dalla pò- Domi/àan» tente gente romana, che qui aveva vaste tenute e alla quale apparteneva anche la grande pe- schiera.

E ricordi dei possessi dei Domizi non man- Corografi» cano, accertati per la dichiarazione di proprietà.' L'onomastica stessa dichiara i primordi dei luo- ghi sorti nel territorio Cosano, che era limitato

in parte dal Mììller-Deecke (I p. 223 n. 42), non si sa porche, vuol mutare nell' ordine dell' Itinerario e sosti- tuire Domitianus portus e Incitaria positio. L'an- tico denominati ro C età ri a non è nuovo nella topono- mastica; che è il comune Tonnara ed il greco 6uvvo- oxOTCelov, da Stbabome ricordato tanto nel promontorio populoniese quanto nel cosano, nei quali du» luoghi an- che oggi se ne conserva il ricordo. * Nella iscrizione (CIL. XI 2638)

L . DOMITIVS AHENOB . L . PAPVS DOMITIA . PAPEI . L ARCHE

è stato l' Enobarbo identificato col fiero avversario di Cesare. Si potrebbe pensare anche ad un altro omoni- mo, posteriore a lui, dell' era volgare.

156 Vico volcieute, Colonia e oppido romano

Vico voi- forse dall' Aibegna. E romano è pure 1'ir.izio del- ciente

1 oppido di Cosa, vico etrusco nella regione dei

Volcieuti ; ai quali, vinti coi Voisiuiesi, fu op- posta subito una colonia, che in ugual tempo fosse baluardo coti le sue mura all'attiguo Monte Argentario e avanguardia nel dominio del Tir- Colonia e reno. In tempi diversi, ma per identici scopi,

oppido ro-

mano sorsero quindi Populonia e Uosa, 1 una per gli

Etruschi a salvaguardia del commercio marit- timo specialmente con l'Elba, l'altra pei Ro- mani a tutela della loro espansione marittima. La storia iniziale di Cosa è determinata per- tanto dal trionfo su Volci e Volsini e dalla co- struzione della città romana.'

Succosa- Ai piedi della collina di Cosa è notato solo

Errore di i- i i t ^ ,m i- ox

identifica- negli itinerari il borgo di buccosa (Tagliata.''),

O ^iT^t U^ interno, situato sulla via Aurelia, che irragione-

' Fasti Capp. ad ann. ; Vell. I 14 ; Liv. per. XIV; Plin. Ili 51. Così pare che nel 273 sorgesse Cosa, tolta ai Volcienti sette anni prima, cioè nel 280. Anche la natura costruttiva delle mura rivela 1' origine recente : assai più piccola di Saturnia, comprendeva con un giro murale di m. 1430 un'area di ettari 14.

Succosa - Err. di ident., Orletello med., Telamon 157

volmente è stato spostato nel luogo dell'odierna Orbetello, e ne sarebbe il naturale erede. L'an- tichità di questo centro è forse presunta, per

quanto il materiale sia di stampo vetusto. Del Orbetello

//-v 1 i 11 /-\ ^ 11 X - 1 medievale

nome (U r bitellus, Urbetellum) non e ricordo

prima del secolo XIII;* e buona parte degli a-

vanzi archeologi, di cui il territorio è cosparso,

deriva dalle contigue mansioni sulla via Aurelia

e sul diverticolo del promontorio.* Resta però

sempre il fatto del muro di cinta, di costruzione a

massi poligonali; quindi non dell'epoca romana.

Aderente, a nord, era il golfo che aveva estre- Telamon

Condizioni

mi i due promontori di Talamone e l'Argentario, tìsiche del . suo terri-

nel qual seno fluiscono il piccolo Osa e 1 Al- torio

bini a. Perché nella geografìa di Tolomeo tra i fiumi etruschi si trovi ricordato soltanto in- sieme coli' Arno l'Osa, è fuor di tempo indagare; non apparendo giusta alcuna delle ragioni, che si son volute far valere. E certo però che nei

' Repetti: Orbetello. Ingegnose, ma, come tali, cu- riose sono le etimologie della parola raccolte dal mede- simo Repetti: cosi Urbs Vitelli.

Ad es. le basi monumentali citate furono asportate da CoM.

158 Natura del centro nella tradizione

pressi dell'Osa era sorto un piccolo centro ro- mano, di cui gli avanzi si vedono pure oggi; e l'itinerario della Peutingeriaua lo indica col nome Telamone; ' è improbabile che alla foce dell' Albegna se ne trovasse un altro, di cui con- serva i ricordi il medesimo itinerario, stazione della via Aurelia e ad un tempo scalo marittimo.* Grosso centro e sufficientemente abitato era in- vece Talamone, a sud dell' Ombrone, su una collina che si eleva lungo la costa 415 m, con un promontorio denominato dal capoluogo,' che apriva il porto delimitato a oriente dalla foce dell'Osa, dove sorse la torre medievale di Tala-

Natura monaccio. È stato ripetutamente discusso sulla del centro , , , ,. . - . , i , t

nella tra- natura del centro, di cui torse si e voluto dimi-

« mono nuire l'importanza, che almeno appare dalla tra-

* Per le questioni topografiche originate dalla dis- cussione della tradizione letteraria, Gamurrini Buderi antichi ed oggetti scoperti sul poggio di Talamonaccio in Not, scavi 1888 p. 682 Bgg.

' It. mar. 500 Al minia.

' La correzione proposta, per la geografia tolemaica, di TeXajxwv Xt{x"il)V, 1' abbiamo veduto, è almeno fuori di luogo. Non è poi esatto parlare di una Ài|J.vir] (Ga- murrini op. cit.) ; bensì di un Xl|JiTjV.

Talamone medievale 159

dizione letteraria e monumentale. La dichiara- zione di oppido non si trova soltanto nello Ste- fano, ma si può leggere anche in Mela e Fron- tino.' Naturalmente il nome suo è legato sopra- tutto al porto, cui il centro deve, come per altri luoghi, la ragione d'esistere.'

Forse a infirmare il valore della tradizione Talamone TI 1- m 1 1 medievale

letteraria sulla natura del centro di Talamone ha

contribuito l' incertezza grande sul punto, dove quello sorse, che non è l'odierno Castello di Ta- lamone, di origine medievale, del principio del secolo XIV. ^

* Steph. TsXaiJLWv, TiàXii; Tupprjvt'as IGvcxòv TeXa[i(i)ViOi;. Mela (II 72) pone Talamone fra gli etni- sca loca accanto a Pyrgi, Castrum novum, Graviscae, Cosa, Populonia, Pisae ; e in Frontino (I 2, 7), che parla del medesimo fatto di Polibio (II 27), ha da leggersi oppidum Telamona.

2 Fra gli altri Timeo in Diod. IV 56, 6 ; Plin. n. h. Ili 50 ; li. mar. Anche nel luogo citato di Polibio (uspl T£Xa[xwva x^; Tupp'rjv'a?) e nell'altro di Plutarco {Mar. 41 : upoopaXòbv T£Xa{Jifivt xf^q Tuppyjvfas) ^o» è molto sicuro, come invece è sembrato ad altri, che vi si debba leggere il porto (Bormann CIL. XI p. 416 e NIssen II p. 309).

160 Talamone etrusco romano, Origini e dipendenza

Talamone D'altra parte non si è riconosciuta l'antichiià

etrusco ro- , . ^ i i i 11

inauo di ialamone, negando valore ad alcune monete

con l'iscrizione etrusca Ti a.' Ciò nonostante, sulla collina ebbe esistenza, per quanto di non lunga durata, un oppido etrusco-romano che gli scavi di recente hanno determinato sul poggio a oriente, oggi Talaraonaccio, da una tradi- zione orale chiamato più precisamente Tala- mone vecchio.'

Oriffiiii e Dai monumenti scoperti, e specialmente dalla

dipentleu- n j -i p 1 n i-

2a .suppellettile lunerana raccolta nella necropoli

sottoposta alla cittadella, le origini etrusche del

centro murato non risalgono oltre la fine del IV

secolo,' e sono connesse con le medesime ragioni,

Mùller-Deecke I p. 292 e 414 e Mommsen Miinswe- sen p. 271 sgg.; Nissen II 309 e Gamurrini in Noi. scavi 1888 p. 683 n. 1. La tradizione di origini greche, che non ha nulla di storico, con la derivazione di Talamone da Telamone, figlio di Eaco, si fonda puramente su una falsa etimologia (Pais St. d. Sicilia e d. Magna Grecia p. 443), ed è dovuta a Timeo (in DiOD. IV 56).

' Nat. scavi 1877 p. 245 e 1908 p. 100 sgg. ; Tae- gioni-Tozzetti IV p. 360.

^ Gamurrini mem. eit. 685 sgg. È puro frutto di in- dagine erudita la relazione, che nell' antichità si faceva

Distruzione, Bapprtsaglia siUana 161

per le quali sorse Populonia, voglio dire con la difesa raarittima. Da quale maggiore centro di- pendesse non è sicuro; trovandosi in una plaga, dove sono a poca distanza le città di E-oselle e ^.

Volci, e, fra le minori, Caletra, con la quale è più probabile fosse in stretti rapporti sia per la vi- cinanza, se questa ha da collocarsi nei pressi di Magliano, sia per essere la zona dichiarata cale- trana, di cui pure aveva fa^to parte Saturnia.

La scomparsa di Talamone è anteriore al Distruzio- primo secolo dell' era volgare e può essere testi- moniata, come è stato osservato, da più monete romane, che non scendono il secolo primo a. C. ; ma dell'avvenimento politico, a cui la città etru- sca dovette la fine, non si trova accenno nelle

notizie storiche antiche. Sappiamo che tutto il Rappre-

saglia 8Ìl- territorio fu sottoposto alle vendette dei Sillani, lana

e ci è noto che Mario proprio da Talamone, dove

era sbarcato di ritorno dall'Africa, iniziò la marcia

su Roma.* Pertanto non è avventato supporre che

il luogo, che aveva rifugiato Mario e che forse

dopo servi di propugnacolo ai Mariani vinti in

intercedere fra Talamone e la civiltà greca. Timbo in DiOD. {. e.

* Plut. Mar. 41.

11

162 Reliquie dal disastro, Lacns Prilius

Saturnia/ sia stato dannato alle fiamme e di- strutto; del che sono apparse visibili tracce nel terreno scavato, dove a poca profondità è una miscela di rottami laterizi, di frammenti vasco- lari con cose carbonizzate e bruciate fra pezzi

Reliquie di vari Oggetti di bronzo e di ferro. Del resto di

dol disa- , , . ...

g(;jj.y questa devastazione, se da vari secoli non si ve-

dono a fior di suolo le rovine, erano queste ben appariscenti nel secolo XV, quando le soldate- sche di Ferdinando di Aragona, che favoriva la repubblica senese contro Firenze, se ne servirono per la costruzione dei loro quartieri.*

Laous Da Talamone gli itinerari notano, ricongiun-